San Giovanni a Teduccio spiaggia abusiva dei poveri in cui si rischia la morte e il tifo se si fa il bagno

San Giovanni a Teduccio off limits
Per un bagno si rischia il tifo
La spiaggia (abusiva) dei poveri nella periferia orientale
Un cartello: «Divieto di balneazione, pericolo di morte»

NAPOLI -Raggiungi la spiaggia a naso, facendoti guidare dall’olfatto. La brezza porta dal mare un tanfo dolciastro fino alla piazza del Municipio, testimonianza di un’epoca in cui San Giovanni non era un quartiere di Napoli, ma un Comune a sé stante. Puzza di fogna, di liquami. Imbocchi una stradina, lasciandoti sulla sinistra il corso principale, superi le sbarre del passaggio a livello ferroviario e leggi un cartello da brividi. La firma è di Gennaro Nasti, assessore all’Ambiente della penultima giunta comunale, quella guidata dal sindaco Iervolino. «Il divieto di balneazione da Pietrarsa a Vigliena» , recita l’avviso, «ha lo scopo di prevenire e di impedire comportamenti che possono mettere in pericolo la salute delle persone, per la presenza di scarichi cloacali nelle acque marine e dei relativi rifiuti organici» . Prosegue: «Le concentrazioni massicce di batteri fecali che si accompagnano ai numerosi micro organismi patogeni sono all’origine di tifo, salmonella, epatite ed altre malattie infettive» . Passi oltre ed ecco la spiaggia.

La spiaggia a rischio tifo di San Giovanni a Teduccio

Capri lontana all’orizzonte. Sulla sinistra il depuratore di San Giovanni: un impianto obsoleto che dovrebbe essere dismesso da tempo, ma continua a funzionare perchè quello di via de Roberto, che dovrebbe sostituirlo in toto, a sua volta attende da anni gli indispensabili interventi di potenziamento. Davanti agli occhi mare. O, meglio, una distesa giallognola e marrone, oleosa, a tratti ricoperta di rifiuti. I gabbiani planano alla ricerca di escrementi che galleggiano. Sorrette da un palo piantato nella sabbia, le casse di uno stereo rimandano incongrui ritmi brasiliani e canzoni di Raffaella Carrà. Un tipo in costume balla da solo, surreale, sotto il sole e sopra una rena lercia di rifiuti. Dietro di lui un chiosco improvvisato, dove vendono il caffè «a soli 50 centesimi» ed affittano ombrelloni e lettini ad un euro. In prossimità della battigia un signore si appresta a tuffarsi. Lo segui con lo sguardo, lo osservi mentre mette in acqua un piede, poi l’altro. Infine si immerge e azzarda qualche bracciata in quel mare che mare non è. Lo imita, di lì poco, una signora in bikini nero. Avrà trent’anni e si cala fino alle spalle, senza bagnare la testa, in quel liquido maleodorante. Il nuotatore risale. Pensi al cartello, all’avviso di rischio epatite, al tanfo che non può non avvertire chi stia lì, al colore marrone dell’acqua, ai prelievi dell’Arpac secondo cui, proprio in questo punto, enterococchi intestinali ed escherichia coli raggiungono il valore di 24196 unità fecali su 100 millilitri d’acqua, 200 volte oltre i limiti massimi consentiti per la balneabilità. Ti avvicini al signore e gli chiedi perché nuoti in quel posto. Si chiama Peppe, ha 73 anni, ma ne dimostra meno. Ti spiazza: «Oggi è un po’ sporco, ma altre volte è bellissimo» . Stenti a credergli. Ti racconta di quando era bambino, della sua infanzia trascorsa in quel mare oggi distrutto dall’incuria e dal malaffare, dei tuffi rubati al lido Rex, «quando il bagnino veniva a cacciarci e noi scappavamo gettandoci a mare».

Anni cinquanta del secolo scorso. C’era un ristorante dove ora sono ruderi. C’era pure una fabbrica di pomodori, «che ogni tanto scaricava in acqua i prodotti della lavorazione, poi la corrente ripuliva tutto» . Volti le spalle alla spiaggia -frequentata ieri mattina da una ventina di persone -ritorni su corso San Giovanni e, in direzione Napoli, dopo 500 metri, un’altra stradina che porta al mare. Costeggia la centrale elettrica di Vigliena. Spiaggia discarica, tra rifiuti di ogni tipo. Spiaggia maledetta, perché in queste acque sono annegate sei persone in 15 anni. Risucchiate dai vortici creati dai motori dell’impianto. Spiaggia di immemori, perché ancora ieri, proprio in quel tratto, c’e chi si abbronza tra la spazzatura e si immerge in un mare tanto inquinato quanto pericoloso. Ragazzi, mamme, bambini. Cartelli di pericolo di morte, ma controlli inesistenti. Chiedi ad una giovane signora perché vada proprio lì, perché non si spinga almeno fino a via Caracciolo, dove secondo l’Arpac il bagno è consentito e dove non incombe la centrale assassina. Risponde stupita: «Noi siamo di qui e qui veniamo a mare. La centrale è pericolosa? Ma no, basta non fare il bagno proprio lì vicino» .

C’è chi pesca con la canna, chi consuma un panino tra la spazzatura, chi se ne sta steso su una sabbia talmente lurida che anche solo camminarci coi sandali crea un certo imbarazzo. A poca distanza da qui l’alveo Pollena, una bomba ecologica, vomita in acqua ogni sorta di fetenzia. All’orizzonte c’è sempre Capri, ma pare ancora più lontana di prima. Posillipo, con la costa interamente in concessione a lidi esosi, che impongono 10 euro ad ingresso, diventa la rappresentazione stessa dell’ingiustizia di una città di mare che nega il mare ai suoi figli più poveri. Mappatella Beach, perfino Mappatella Beach, al confronto di questo schifo è una spiaggia a 5 stelle. I bambini di San Giovanni crescono immaginando che il mare sia questo, sia la puzza di fogna, sia il colore marroncino delle onde su cui galleggiano assorbenti e plastica, sia il tappeto di sabbia e rifiuti dove si abbronzano.

Fabrizio Geremicca da corriere.it

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