Sambuca. Un concerto per la “Chiesa Madre”. In rovina dal terremoto del Belice mai restaurata dal 1968

Chiesa madre sambuca terremoto belice 03Sambuca. Un concerto per la “Chiesa Madre”. In rovina dal Belice
Una chiesa seicentesca danneggiata dal terremoto del 1968 e mai restaurata. Ieri sera l'”apertura straordinaria” con evento musicale, occasione per lanciare una sfida: “salviamola entro il 50mo anniversario del sisma

Un concerto di un giovane violoncellista, tra le rovine – letteralmente – di una chiesa, piccolo capolavoro del Seicento siciliano, disastrata dai tempi del terremoto del Belice – gennaio 1968 – e mai più toccata da allora. Accade anche questo, in tempi di degrado del patrimonio artistico e culturale italiano e di cattive notizie che echeggiano da Pompei alla Reggia di Caserta sino alla pessima figura dell’inaugurazione del bimillenario di Augusto, a Roma, con il Mausoleo allagato.

“Salviamo la Chiesa Madre”, è l’appello che parte dalle mura del maestoso tempio decaduto (guarda le immagini), durante il concerto di Adriano Fazio, che si è svolto ieri sera nella “Matrice”, come viene anche chiamato il tempio nel comune (circa 6mila abitanti) dell’Agrigentino, situato a una novantina di chilometri a Nord-ovest del suo capoluogo e a circa 70 a Sud-ovest di Palermo, riaperto per l’occasione dopo anni di inagibilità. Una serata speciale, tra le navate seicentesche della chiesa, gravemente danneggiato in seguito al terremoto che nel gennaio del ’68 seminò morte e distruzione nella valle del Belice, e mai rimessa in sesto.

Un monumento imponente, la Matrice, edificata nella prima metà del Seicento dai marchesi della Sambuca, in particolare da Maria, sorella della marchesa Giulia, nell’area del castello che si staglia in cima all’antica roccaforte araba dell’emiro Zabuth, e dove una prima chiesa venne costruita nel Quattrocento.

Un simbolo per l’intera comunità, chiuso ormai da troppo tempo, e lasciato come altre aree nobili dell’Italia (si pensi alla Reggia di Carditello), alla mercé di vandali e ladri, oltreché delle intemperie. Ieri, il sindaco Leo Ciaccio, ricordando la storia della chiesa, devastata dagli uomini ancor più che dal terremoto, ha approfittato dell’iniziativa per lanciare una “provocazione”: la costituzione di un comitato con l’obiettivo di riaprire la Matrice entro il 50/o anniversario del sisma. “Chiameremo a farne parte – ha spiegato Ciaccio – tutte le persone di buona volontà e le energie migliori del territorio per raggiungere questo obiettivo. Una sfida ambiziosa che vogliamo vincere coinvolgendo enti pubblici ma anche sponsor privati”.

Il primo passo da parte dell’amministrazione comunale sarà l’istituzione di un concorso di idee che premierà il miglior progetto di restauro architettonico. Un passaggio essenziale per presentarsi con le “carte in regola” ed avviare la ricerca di possibili finanziamenti anche in sede comunitaria. Le note del violoncello di Adriano Fazio, 26 anni, diplomato al Conservatorio “Bellini” di Palermo, sono così risuonate tra le navate spoglie della Chiesa Madre come un monito ma anche un auspicio. “Ci ricordano – ha sottolineato l’assessore alla cultura del Comune di Sambuca Giuseppe Cacioppo – quelle del violoncellista bosniaco Vedran Smailovic che nel ’92 suono’ per 23 giorni consecutivi a Sarajevo per ricordare le vittime di quella città martire. Ed anche la facciata e i muri crivellati di questa chiesa sembrano testimoniare una guerra durata troppo a lungo. Dopo 46 anni adesso vogliamo che la Matrice torni a vivere…”.

La Matrice è una chiesa a tre navate, a croce romana. Nata del Seicento ma frutto di artigianato locale più che della mano di un grande artista, si distingue per il suo stile composito, tra lo stile arabo normanno del portale e il rinascimentale-barocco. Nell’interno, spiccano un trittico ligneo della Crocifissione con i santi Giovanni Evangelista e Maria di Magdata sullo sfondo di una grande pala lignea che raffigura l’Albero dei Martiri in bassorilievo, dalla Scuola Trapanese del Seicento; una tela raffigurnate i Tre Santi incoronati, dalla Scuola del Novelli; la grande pala dell’Altare maggiore

da kataweb.it

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