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Roma e i venditori abusivi di acqua minerale

i venditori abusivi di acqua mineraleAbusivi, il racket dell’acqua:
Minerale ? «One water, one euro»
Centro invaso dai venditori senza permessi, nessun controllo. Le bottigliette da vendere vengono nascoste nei gabbiotti Acea e perfino nei cantieri della Metro C

ROMA – Lo smercio abusivo di acqua in bottiglia dilaga a vista d’occhio. E basta fare un giro nel centro di Roma per rendersi conto che, ormai, si tratta di una vera e propria invasione: gli spacciatori illegali del «one water, one euro» spuntano ad ogni angolo della strada, se ne contano a decine solo nella zona del Tridente. In mano hanno le buste con le bottigliette di acqua fresca (o meglio ghiacciata) da spacciare ai turisti, ma non più di quante ne bastano per dissetarne una manciata. Il trucco è evitare che si riscaldino sotto il picco del sole. Ma come? Ingegnandosi. Utilizzando delle piccole tane nei vicoli della città, dove tenere l’acqua al riparo e, contemporaneamente, occultare il racket ai controlli delle forze dell’ordine.

Tappi non riavvitati, ma igiene dubbia
Di che acqua si tratti, non si sa. È venduta come minerale, questo sì. Ma da dove viene? Dove è stata comprata? È stata comprata? La vendita ai passanti quanti e quali soldi muove? Le domande che sorgono intorno al traffico clandestino della minerale sono molte. E anche sull’igiene viene qualche dubbio. I tappi sembrerebbero originali, non riavvitati in un secondo momento. Ma le bottigliette sono sporche, sudicie, a volte colano condensa nera. E allora viene anche da chiedersi: dove vengono conservate? Ecco i nascondigli scelti dagli ambulanti abusivi, zona per zona.
Dietro le grate nel cantiere della linea C

Nel centro la roccaforte è una: in via dei Fori imperiali, più precisamente nel cantiere della metro C. Le sacche spariscono dietro la grata, dove sono ancora in corso gli scavi della sotterranea: si fa scivolare in alto la lastra di metallo che separa muretto e ringhiera, si apre il varco e si fa rifornimento. Più facile, invece, al Colosseo, dove la merce sparisce dietro cespugli, capitelli e frammenti di colonne appoggiati per terra nel retro dell’Anfiteatro. Per il resto ci si deve dare da fare. Servono spazi piccoli, che non diano nell’occhio e siano accessibili e a portata di mano.
Le centraline tra Fori e via del Corso
Cosa c’è meglio dei pertugi delle centraline (Acea), a pochissimi metri l’una dall’altra in quasi ogni strada della città? Soprattutto quando gli sportelli sono lasciati aperti. Si va dalla stessa via dei Fori imperiali, nello slargo da cui si accede all’info point per i turisti (di fronte ai cantieri della metro C). A via del Corso, presidiata ormai da una decina di venditori che si riforniscono – per citarne solo alcuni – nei gabbiotti di: vicolo Doria (alle spalle di piazza Venezia, altezza civico 6), vicolo dell’Umiltà (civico 54), via dell’Umiltà (civico 36) o vicolo del Monticello(civico 1). Lo stesso accade intorno a Fontana dei Trevi: da via della Dataria (civico 90), a via San Vincenzo (civico 24), a via delle Muratte (di fronte al 40). Così anche nella nuova isola pedonale di piazza di Spagna: in via della Croce (civico 1) e vicolo del Bottino (di fronte all’1).
Tra cartacce, insetti e resti di gelato
In sostanza sono una ventina i «ripostigli» identificati dal foto reportage del Corriere. Ma sono centinaia gli sportelli dislocati nel centro storico che, probabilmente, vengono usati per depositare la merce. Anfratti sporchi, utilizzati molto spesso come raccoglitori di spazzatura. Insieme alle bottigliette si trovano cicche, cartacce, resti di cono gelato squagliato al sole. Altre volte insetti e altri animali che cercano cibo o riparo. Un ricettacolo di sporcizia e lerciume, a stretto contatto con migliaia di boccette da bere alla canna.

di Flavia Scicchitano da corriere.it

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