Rivista la zona rossa di eruzione del Vesuvio ora compresi anche tre quartieri di Napoli ci sarebbero 80 mila persone da evacuare

Vesuvio, allargata la “zona rossa”
Ci sono anche 3 quartieri di Napoli

Il capo della Protezione civile Franco Gabrielli

Edifici a rischio collasso per il peso
delle ceneri. In caso di emergenza
sarebbero 80 mila i cittadini da evacuare. Il capo della Protezione civile Gabrielli: «Manca ancora
la consapevolezza del pericolo»

Si allarga la zona rossa intorno al Vesuvio e, per la prima volta, viene messo nero su bianco che oltre ai comuni dell’area vesuviana anche tre quartieri di Napoli, in caso d’eruzione, sarebbero colpiti da ceneri e lapilli. Ma non solo: la ridefinizione dell’area a rischio prevede che in caso di emergenza sarebbero circa 800mila i cittadini da evacuare preventivamente, un numero decisamente più alto di quanto previsto nei piani precedenti.

Il nuovo scenario è il frutto dell’aggiornamento del piano nazionale di emergenza per il Vesuvio di cui si è discusso oggi nel corso di un comitato operativo della Protezione Civile, convocato proprio per fare il punto sul vulcano e sull’area dei Campi Flegrei. Un lavoro che non è affatto concluso e che verrà costantemente modificato in base agli aggiornamenti che arriveranno dalla comunità scientifica. In sostanza, il piano ridisegna la zona rossa, aumentando il numero di comuni nei quali gli effetti di un’eruzione sarebbero devastanti. Dai 18 del piano precedente si passa dunque a 24, ai quali vanno aggiunti tre popolosi quartieri di Napoli est: San Giovanni a Teduccio, Barra e Ponticelli. A sua volta la zona rossa viene suddivisa in 2 aree: la prima ad «elevato rischio vulcanico», esposta al rischio di invasione di flussi piroclastici (gas e materiale solido a elevata temperatura) e la seconda «ad elevato rischio crolli delle coperture degli edifici», ossia l’area a rischio di crollo per effetto dell’accumulo di ceneri e lapilli.

Ad oggi sono 800mila le persone che vivono in queste due aree e che dovrebbero essere evacuate preventivamente: per loro è previsto il trasferimento in altre regioni italiane, secondo una divisione già predisposta nel piano del 2001. Ma, hanno spiegato il capo della Protezione Civile Franco Gabrielli e l’assessore regionale Edoardo Cosenza, il numero potrebbe ridursi appena la Regione avrà completato lo screening con i comuni interessati. Entro il 31 marzo, ha sottolineato Gabrielli, «ho chiesto di avere gli ambiti delineati, in modo da avere numeri più chiari». «Lavoriamo in perfetta sinergia con il Dipartimento ed entro quella data – ha risposto Cosenza – avremo lo scenario completo». Nella migliore delle ipotesi, comunque, si tratterà di non meno di 600mila persone che in caso di allarme dovrebbero essere evacuate in meno di tre giorni. Un compito tutt’altro che semplice, viste anche le condizioni della viabilità della zona nonostante i 54 milioni investiti dalla Regione per migliorare la situazione. Lo ammette lo stesso Gabrielli che infatti non esclude la possibilità che una eventuale evacuazione – oggi prevista solo su gomma – possa essere fatta anche con altri mezzi. «Non ci nascondiamo che sarebbe in ogni caso un evento di dimensioni importanti, non c’è medicina o tecnica che risolva situazioni di così difficile gestione ed è impossibile la pianificazione di tutti gli imprevisti».

Nella riunione del Comitato si è parlato anche dell’area dei Campi Flegrei che, più del Vesuvio, in questo momento preoccupa gli scienziati. L’allerta è infatti passata dal livello `base´ a quello di `attenzione´ poiché negli ultimi mesi si è registrata nella zona un’accelerazione dei movimenti attorno ai 3 centimetri al mese: un dato che, seppur di gran lunga inferiore a quello registrato durante il bradisismo degli anni ottanta (14 cm al mese) è stato definito «significativo». I nuovi studi, inoltre, hanno consentito di stabilire che, in caso di eruzione vulcanica, le ricaduta di cenere interesserebbe anche parte della città di Napoli. Di qui la necessità di aggiornare i piani d’intervento e d’emergenza, che gli enti locali, secondo le indicazioni del Dipartimento, dovranno presentare entro giugno. In caso di evacuazione dell’area, sarebbero ad oggi circa 400mila le persone interessate. «C’è un grosso elemento d’incertezza per quanto riguarda la possibilità di un’eruzione – ha detto il vice presidente della Commissione Grandi Rischi Mauro Rosi – ed inoltre non possiamo sapere dove si aprirà una bocca eruttiva. Non ci sono dunque buone notizie, ma sarebbe sciocco e irresponsabile far finta che non ci siano. Non vogliamo spaventare nessuno ma è necessario essere consapevoli dei rischi». Parole che Gabrielli condivide e rilancia. «Su questi temi riscontro ancora un’eccessiva insensibilità e una mancanza di consapevolezza. Nella zona dei Campi Flegrei la percentuale di gente che non conosce il rischio su cui, letteralmente, è seduta, raggiunge percentuali tra il 70 e l’80%». Questa «insensibilità – aggiunge – spesso si traduce in un atteggiamento non adeguato delle istituzioni» che, invece, hanno il dovere di rendere consapevoli i cittadini.

da lastampa.it

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