Rilanciare il turismo congressuale

Turismo, non solo Chardin
A regolare cadenza, tra polemiche e proposte, si parla di turismo, della necessità di potenziarlo e dei risultati raggiunti in questa direzione. Un discorso che si affronta spesso a fine anno, in tempo di ‘bilanci’, dando i cosiddetti numeri consuntivi di presenze, indotto, iniziative messe in campo. Ma si continua a discuterne limitando il confronto al turismo propriamente inteso, fatto di persone che vengono a visitare la città sollecitate magari dalle mostre dei Diamanti o da rassegne che coinvolgono l’intera comunità, tipo Internazionale o il Buskers Festival. Si pensa sempre all’arte e alla cultura come traino, è se il risultato è positivo, il presupposto è comunque limitato. Oltre a Chardin c’è altro. O meglio, insieme a Chardin si può fare altro. Parlo del turismo congressuale, quello che nasce, come suggerisce la parola, sulla spinta di un evento, che può essere tanto medico-scientifico quanto economico. E cito un esempio. Come Consorzio Ferrara Arte e Natura, che raggruppa operatori turistici della città e della provincia e all’interno del quale, la scorsa primavera, abbiamo dato vita al progetto Ferrara Centro Congressuale diffuso, abbiamo nei giorni scorsi organizzato in Castello l’Assemblea Generale Pink Lady Europe, dal nome di una mela che viene perlopiù prodotta in Francia ma che vede tra i principali produttori italiani i ferraresi. Ebbene l’evento, che come Delphi Internationl Spa, partner del Consorzio, abbiamo gestito anche sul fronte ospitalità su commissione della stessa impresa francese, ha portato nella nostra città 170 persone: di queste, 40 hanno pernottato nelle nostre strutture alberghiere e mangiato nei nostri ristoranti. Durante l’assemblea, ovviamente, è stato fornito un servizio di catering locale. Cosa intendo dire? Che un evento rivolto ad addetti ai lavori può trasformarsi, per la città, in un’opportunità economica. Sia perché si fanno lavorare gli operatori del posto, sia, soprattutto, perché queste persone ‘terminati i lavori’ hanno visitato il centro storico, hanno presumibilmente fatto acquisti nei nostri negozi, hanno utilizzato i nostri mezzi di trasporto, forse hanno deciso che torneranno a visitare Ferrara. Ecco allora che in attesa che la nostra città possa permettersi di realizzare una struttura congressuale in centro, non bisogna perdere opportunità importanti e bisogna fare sistema con azioni mirate a zero rischi. Tradotto, significa poter garantire a chi vuole organizzare appuntamenti di un certo spessore la sede in cui svolgerli e le strutture ricettive opportune. Il tutto, sfruttando il centro storico ed evitando così ai partecipanti spostamenti logistici e offrendo loro la possibilità di vivere la città. Con benefici per albergatori ed esercenti. Certo serve la collaborazione delle istituzioni, che devono poter assicurare, come è successo con il Castello – ma stesso discorso varrebbe per il Teatro Comunale o la Sala Estense – location adeguate come efficienza per il partecipante/ turista e rappresentatività. Tutto ciò non è un traguardo ambizioso ma un percorso possibile le cui parole chiave sono ospitalità e disponibilità. Il settore congressuale, per sintetizzare, è uno strumento che ‘fa provare la città’. E l’esito dei 5 eventi – tanti sono quelli organizzati dal Consorzio nei primi 6 mesi di attivazione del progetto – ci danno ragione. Il turismo congressuale, per chiudere, non dipende dal turismo propriamente inteso, al contrario può contribuire a svilupparlo dando nuova linfa. Vanno promossi entrambi, in maniera complementare.

da Estense.com