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Restaurato a Londra Kensington Palace dove andranno a vivere William e Kate

Restaurato Kensington Palace,

Rimessa a posto la residenza di principi, re e regine. William e Kate si trasferiranno a breve

E’ come se avessero voluto riscrivere la favola. Cambiando il finale e mettendo il lieto fine. E’ anche per questo che a Londra hanno ristrutturato Kensington Palace. Lo hanno tenuto chiuso per due anni e l’hanno rimesso a posto. Ci sono voluti dodici milioni – sono arrivati praticamente tutti da donazioni private – ma il risultato è uno spettacolo. La Regina lo ha inaugurato a metà marzo e ieri c’è stata l’apertura al pubblico.

Ora, Kensington Palace fu costruito nel 1689 da Guglielmo III e da allora non fa altro che ospitare principi, re e regine. Alcuni hanno avuto storie tristissime, altri meravigliose e comunque facendo il giro del parco e delle sale è esattamente con le loro vite che ci si trova a confronto. Il primo impatto è con la Regina Vittoria, che qui è nata il 24 maggio del 1819. Sessantatrè anni di regno, per lei, un record. In mezzo al parco c’è la sua statua. I cecchini le avevano staccato il naso durante la seconda guerra mondiale. L’hanno risistemata e piazzata lì, perché deve essere subito chiaro che il luogo ha una sua sacralità aristocratica. Della Regina Vittoria ci sono nel palazzo anche molti vestiti e molti diari. Uno lo scrisse pensando al marito Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha: «E’ un uomo bellissimo, con un naso splendido e una bocca meravigliosa». Lo adorava. E il suo amore sembra fare da contraltare alla sofferenza di Lady D, che a Kensington Palace passò gli anni peggiori della sua vita. Nei momenti di rabbia, quando Carlo la trascurava per Camilla e lei si sentiva prigioniera, urlava e vomitava. Aveva paura di se stessa, come confidò all’amica Lady Elsa. «Chi è pazza è da buttare via. E qui la pazza sono io».

Tra i diecimila oggetti e abiti reali che hanno attraversato trecento anni di storia e sono conservati tra queste mura ci sono anche i suoi. Uno ha una forza particolare. Lo disegnò Versace e la Principessa del Popolo lo indiossò alla prima mondiale di Apollo 13. E’ conservato in una bacheca nella stanza dedicata a lei, dove sulla pareti ci sono i disegni magnifici di Julie Verhoeven e Diana sembra un’eroina a metà tra Crepax e un cartone animato. Eppure resta un capitolo amaro. Va da sè che il libro non poteva chiudersi così. Camminando tra i saloni si trovano quadri, gioielli, abiti, soffitti a cassettoni, lampadari maestosi, ma anche sculture postmoderne come il fungo luminoso che parte dal pavimento ed esplode fino al soffitto nella Stone Hall. Sono tre chilometri di cavi elettrici. La storia e il futuro mischiati assieme. In attesa che anche William e Kate entrino a fare parte di questa favola in movimento. Pochi mesi e trasferiranno a KP la loro dimora. Nell’appartamento dove lui ha giocato da bambino e dove adesso vuole piantare la punta del compasso della sua nuova felicità.

Andrea Malaguti da lastampa.it

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