Quanto è faticoso andare a scuola a studiare in Africa ed Asia a volte

di | Maggio 15, 2011

Scuole estreme per studenti eroici
La strada per Gulu, villaggio cinese vicino al Tibet

Dall’Africa al cuore dell’Asia alcuni esempi di quanto talvolta possa essere scomodo studiare

In Kenya diventai amico di un giovane tassista di nome Gideon sposato con una profuga ugandese. Sua moglie era fuggita dagli orrori dell’Uganda di Amin portando con sè la figlia Faridah di otto anni. Quando la madre era nei campi a lavorare e Gideon in giro per Malindi ad accompagnare turisti, era lei che si occupava dei fratelli più piccoli, che puliva la casa, la biancheria, che cucinava per tutti. Un giorno Gideon mi raccontò che il villaggio ugandese dove era cresciuta Faridah distava sette chilometri dalla scuola più vicina. Per imparare a leggere e a scrivere, Faridah percorreva tutti i giorni quasi 15 chilometri. Una volta chiesi a Faridah come fosse la sua scuola. “So far” – mi rispose lei con un sorriso d’avorio. Appena entrava classe posava la testa sul banco e dormiva. Anche da noi c’è chi abita a più di sette chilometri da scuola, ma c’è lo scuolabus che viene a prenderlo sottocasa, o l’auto di mamma o quella di papà. E quando arriva in classe non è certo così stremato da accasciarsi sul banco.
In Africa ogni cosa te la devi sudare, anche quelle che ti spettano di diritto. Racconta la scrittrice camerunese Calixte Beyala: “Avevo una sorella, nella nostra famiglia non potevano permettersi di mandarci a scuola in due e allora mia sorella mi ha detto: vacci tu, vai a scuola per tutte e due. Si è sacrificata per me. Il diploma che ho ottenuto, lo ho ottenuto per lei. Dopo la maturità mia sorella ha avuto un incidente ed è morta e io ero così arrabbiata e in collera che ho cominciato a scrivere”.
Anche in Cina ogni cosa te la devi sudare, specie se tua madre è stata condannata a partorire in un villaggio in culo al mondo come il villaggio di Gulu, un pugno di baracche a più di duemila chilometri da Pechino, e a meno di 220 chilometri da Lhasa. Siamo dunque ai confini col Tibet, nella provincia di Sichuan, nel cuore del Sichuan Dadu River Gorge National Geological Park, un intrico di montagne, canyon, rocce a strapiombo, orridi, vertiginosi versanti, gole mozzafiato. Un luogo perfetto se ti chiami Spielberg e devi girare la scena clou dell’ultimo Indiana Jones, ma se ci devi vivere tutto l’anno, quasi una maledizione.
Qui regna una delle minoranze etniche più antiche della Cina, il popolo Yi, e qui, dove la montagna è più aspra, c’è la scuola in capo al mondo del maestro Shen Qijun. Shen arrivò a Gulu che aveva appena 18 anni. Ereditò una scuola fatiscente, costruita col fango con un tetto sbilenco e un miliardo di crepe. Il vento gelido sibilava sui pochi alunni facendosi beffe dei muri. Non c’era un bagno; per fare la pipì bisognava uscire dalla scuola e quando un giorno un alunno tornò in classe ferito, il maestro andò a protestare dagli anziani del villaggio. “Se volete che io resti a Gulu, datemi una scuola degna di questo nome. E con un bagno vero”. Shen Qijun fu accontentato. Tutto il villaggio partecipò alla costruzione della nuova scuola. Il tetto fu riparato, il vento esiliato dalla classe, gli alunni ebbero in dono quel bagno che avevano sempre sognato.
Sono 28 anni che Shen Qijun insegna nella scuola in capo al mondo. Fondi per insegnare non ce ne sono mai. Ogni tanto la gente di Gulu fa collette per i libri, i quaderni, le matite. Ogni tanto arrivano donazioni dalla provincia, come le divise degli scolari. Fino al 2003 arrivare a Gulu era un’impresa. 5 ore di salita durissima, sfibrante, insidiosa, dove un piede in fallo poteva costare la vita. C’erano sentieri su cui si avanzava appiccicati alla roccia, e soli 40 centimetri tra la parete e lo strapiombo. Nel 2003 hanno costruito la via dei muli, la Luoma Road. Adesso la strada per Gulu è un po’ meno ostile, ma percorrerla resta sempre un’impresa.

LORENZO CAIROLI da lastampa.it

Rispondi