Pompei chiusa per assemblea sindacale : 500 turisti in fila

Pompei, turisti in fila agli ingressi
Siti chiusi e dipendenti in assemblea
Sono circa 500 i turisti rimasti bloccati in mattinata all’esterno degli scavi di Pompei, i cui ingressi sono stati chiusi a causa di un’assemblea sindacale indetta da Cgil, Cisl e Uil

di CRISTINA ZAGARIA

Pompei Ercolano su street View 06I siti archeologici si fermano. Visite bloccate, per protesta e per chiedere contratti equi, in una estate di crisi e incertezza. I lavoratori si riuniscono in assemblea e i turisti rimangono fuori. A Pompei in strada e al caldo sono rimasti in oltre 500. Gli ingressi sono stati chiusi alle otto del mattino, a causa di un’assemblea sindacale indetta da Cgil, Cisl e Uil e che interessa anche i siti archeologici di Ercolano, Oplontis, Stabia e Boscoreale.

I turisti, equamente suddivisi attorno ai tre varchi di ingresso, hanno aspettato il termine dell’assemblea (intorno alle 11). A quanto si apprende, i visitatori in attesa erano per la maggior parte turisti non appartenenti a gruppi organizzati.

Visto che l’assemblea era stata annunciata, i crocieristi e le guide con diverse persone hanno preferito tenere questa mattina lontani i grandi gruppi dagli scavi di Pompei per evitare le scene viste anche di recente, con migliaia di turisti in attesa in fila all’esterno dei cancelli chiusi.

E Pompei non è l’unico sito oggi chiuso in Italia. Le assemblee si moltiplicano nei musei e nei siti nei archeologici: i lavoratori dei beni culturali in servizio presso i siti archeologici del Paese sono  in mobilitazione al Collegio Romano nella Capitale, agli scavi di Pompei, agli Uffizi di Firenze, in piazza San Marco a Venezia, alla Soprintendenza di Urbino, al Museo nazionale di Cagliari, alla Biblioteca di Potenza, al Clitumno e a Carsulae in Umbria, al castello di Bari e a quello di Miramare in Friuli.

Dopo le iniziative del 24 giugno
scorso, che hanno interessato gli addetti di archivi, biblioteche e musei, Fp-Cgil, Cisl-Fp e Uil-Pa  rilanciano l’iniziativa per chiedere “tutela contrattuale e professionale per i lavoratori, e soprattutto un progetto di rilancio del settore”.

“Non ci accontentiamo della generica convocazione del ministro Bray fissata per l’8 luglio- scrivono i sindacati in una nota – Vogliamo avere risposte concrete sia sul rispetto delle prerogative contrattuali dei lavoratori, che lavorano sotto organico e senza percepire pagamenti regolari, sia sulla riorganizzazione di un comparto che invece di fare da traino all’economia versa in stato di totale abbandono”.

I segretari nazionali, Salvatore Chiaramonte (Fp-Cgil), Paolo Bonomo (Cisl-Fp) e  Sandro Colombi (Uil-Pa) spiegano che: “Si tratta di una mobilitazione aperta ai cittadini e diretta ad aumentare la qualità dei servizi culturali. Noi non vogliamo creare un disagio, ma migliorare il modo di lavorare e la fruizione del nostro patrimonio culturale”.

Il punto, concludono i sindacati indirizzando un “messaggio chiaro” al ministro Massimo Bray, non sono solo i tagli alle risorse, ma “eliminare sprechi e appalti selvaggi, mettere ordine nei tanti livelli di governo del ministero e soprattutto investire nelle professionalità che salvaguardano e rendono vivo il grande giacimento di cultura di cui disponiamo”.

da repubblica.it

Leave a Reply