Polemiche sulla sponsorizzazione del Colosseo Di Della Valle a farlo le grandi aziende non i restauratori italiani.

di | Aprile 15, 2011

1- “MA SI PUÒ RESTAURARE IL COLOSSEO SENZA I RESTAURATORI? LO SCARPARO PUÒ!” – 2- IL 14 FEBBRAIO, PRIMA ANCORA CHE SCOPPIASSE LO SCANDALO SUI DIRITTI DI IMMAGINE IN ESCLUSIVA PER 15 ANNI, “LA REPUBBLICA” (EDIZIONE DI ROMA) SCODELLA LA DENUNCIA CONTRO DELLA VALLE DELL’ARI, L’ASSOCIAZIONE DEI RESTAURATORI ITALIANI: “GLI INTERVENTI SULL’ANFITEATRO FLAVIO SARANNO APPANNAGGIO DI GRANDI E MEDIE IMPRESE EDILI E NON DI CHI IL RESTAURO HA STUDIATO E SPERIMENTATO IN TANTI ANNI” – 3- MA IL 10 APRILE SU “REPUBBLICA” ARRIVA UN PEZZO (DI “RESTAURO”) IN GLORIA DEL RESTAURO – 4- IL 12 PARTE LA LETTERA DEI RESTAURATORI DELL’ARI A “REPUBBLICA” PER SOTTOLINEARE ANCORA CHE: “I DELICATI LAVORI SUL PIÙ IMPORTANTE MONUMENTO ROMANO ANDRANNO A GROSSE IMPRESE EDILI CHE IMPIEGANO OPERAI NON SPECIALIZZATI” –

1- 14 FEBBRAIO 2011: IL PRIMO ARTICOLO DI “REPUBBLICA” CHE STRONCAVA IL MECENATE DELLA VALLE: “NEL NUOVO COLOSSEO NON C’È POSTO PER I RESTAURATORI”
Francesco Erbani per “la Repubblica – Roma” del 14 febbraio 2011

Ma si può restaurare il Colosseo senza i restauratori? Il plauso per l’accordo fra Diego Della Valle, il ministero dei Beni culturali e il Comune di Roma che rimetterà in sesto il monumento, cela il profondo malcontento dell’Ari, l’associazione che raggruppa i principali restauratori italiani. Che denuncia: gli interventi sull’Anfiteatro Flavio saranno appannaggio di grandi e medie imprese edili e non di chi il restauro ha studiato e sperimentato in tanti anni.

L’Ari si è rivolto al Tar del Lazio per una vicenda analoga, il lavoro sul tempio di Antonino e Faustina nel Foro romano, ma il ricorso è stato rigettato e ora si aspetta la sentenza del Consiglio di Stato. Ai giudici i restauratori chiedono di annullare i bandi di gara emessi da Roberto Cecchi, segretario generale del ministero ma anche commissario straordinario per l’area archeologica romana.

Il punto è delicatissimo e le scelte sul Colosseo, temono i restauratori, rischiano di diffondere una pratica che di fatto li esclude dagli interventi su un patrimonio architettonico che va dall’antichità classica agli edifici novecenteschi. Un altro duro colpo a una categoria in fortissima sofferenza e per la quale l’Italia ha menato vanto nei decenni scorsi. E che proprio a Roma, dove questa sofferenza è più acuta, ha dato ottime prove negli interventi degli anni Ottanta sulle colonne Traiana e Antonina, per esempio. Ma il clima ora sta cambiando in peggio.

Per quattro anni l’Istituto superiore per la conservazione e il restauro, fondato da Cesare Brandi nel 1938, è rimasto senza scuola, e da lì non sono usciti diplomati. I fondi a disposizione sono diminuiti drasticamente. E un anno fa è arrivato anche lo sfratto dalla storica sede di via San Francesco di Paola a Roma.

“Dei 7 milioni di euro, sui 25 totali, destinati ai lavori per i prospetti del Colosseo solo meno di un decimo verrà eseguito da restauratori”, sostengono all’Ari. Ma allora chi pulirà le superfici decorate del monumento? “Nel bando emesso nell’agosto scorso per la ricerca degli sponsor si legge che più di nove decimi del lavoro sulle decorazioni verrà realizzato da operai edili, non qualificati come restauratori. E lo stesso accadrà per le parti interne dell’edificio”.

Secondo i restauratori esistono una serie di interventi su un monumento che vanno certamente affidati a imprese edili, in particolare tutti quelli che incidono sulla struttura o che investono la statica dell’edificio. Ma per le decorazioni esterne, i capitelli e le trabeazioni, per esempio, è necessaria l’esperienza di chi ha specificamente studiato come si rimuove accuratamente il terriccio o il guano, come si puliscono incrostazioni o concrezioni con acqua demineralizzata, come si strappa la vegetazione o come si fanno impacchi per togliere il calcare dai marmi.

Questi lavori sono previsti per il Colosseo, ma, così com’è accaduto per il tempio di Antonino e Faustina, sono assegnati quasi esclusivamente alle imprese edili. Sono considerate operazioni generiche, anche se, aggiungono all’Ari, i costi indicati sono quelli ricavati dal prezziario della stessa Ari. Quindi lo Stato non risparmia niente, scansa soltanto gli specialisti e si affida a manodopera più generica. Mettendo in ginocchio una categoria già molto penalizzata.

Soldi ce ne sono sempre meno, ma quei pochi che vanno per restauri sfuggono alle ditte di restauratori: stando ai dati dell’Osservatorio sui lavori pubblici, su 644 restauri compiuti nel 2009 appena 26 li hanno realizzati in prevalenza i restauratori, 618 le imprese edili. I restauratori si sono anche rivolti ai tre istituti di formazione, l’Iscr, l’Opificio per le pietre dure di Firenze e la Scuola di Venaria Reale. Sui quei banchi hanno imparato metodologie e pratiche di lavoro e ci tenevano a sapere se questo genere di interventi è proprio dei restauratori o se lo possono attuare anche operai edili. Gisella Capponi, direttrice dell’Iscr, non ha voluto esprimere valutazioni perché è in corso un giudizio amministrativo, ha detto.

L’Opificio fiorentino non ha neanche risposto, mentre la direttrice di Venaria, Lidia Rissotto, ha scritto un articolo in cui si chiede, per paradosso, se valga la pena “inseguire l’alta formazione del restauratore” e se ha senso far nascere l’elenco ufficiale dei restauratori se si deve poi sostenere che il Colosseo non è decorato e quindi può essere affidato alle cure di personale edile non specializzato.

2 – IL PEZZO “DI RESTAURO” DEL 10 APRILE 2011: OCRA E ROSSO AL POSTO DEL NEROFUMO – ECCO IL VERO COLORE DEL COLOSSEO
Carlo Alberto Bucci per “la Repubblica” (edizione nazionale)

Il piccone demolitore del ventennio fascista che si abbatté sulla collina Velia per fare strada alla via dell’Impero di Mussolini, sollevò un polverone che si andò ad imprimere nel travertino del Colosseo, colorandolo di terra. Poi ci ha pensato lo smog delle auto e dei termosifoni.

In settant’anni di emissioni inquinanti, lo smog ha cementato la pozzolana di Roma alle superfici lapidee e agli intonaci, sporcandoli di nero. Fortunatamente, non per sempre. Solo tre mesi di interventi di semplici getti d’acqua nebulizzata e di colpi di spazzole in naylon, hanno infatti liberato 14 pilastri dell’anfiteatro Flavio dalla crosta nera di sporco che li ricopriva dal Novecento. E offrono adesso, come il tassello di pulitura su un dipinto antico bisognoso di cure, uno squarcio di luce su come sarà il Colosseo quando verranno portati a termine, tra un paio di anni, i restauri che eseguirà la Soprintendenza statale, utilizzando i 25 milioni della sponsorizzazione di Diego Della Valle, sulla quale però la Uil la settimana scorsa ha presentato un esposto alla procura e alla Corte dei Conti.

Le ultime analisi scientifiche sul monumento più amato e visitato d’Italia lanciano anche un allarme sul carosello di auto che lo assedia (punte di 3.400 macchine l’ora, secondo i rilevamenti di Legambiente): nel lato in cui il traffico arriva a lambire il Colosso, verso Colle Oppio, la patina nera prodotta dai tubi di scappamento è infatti più densa e spessa rispetto allo strato che si riscontra sul fronte opposto, affacciato sul Foro romano e sull’area pedonalizzata.

E’ insomma un problema culturale e ambientale quello del restauro che attende il Colosseo. Riguarda la salute del simbolo di Roma ma anche quella dei suoi cittadini, dei lavoratori che lo gestiscono e dei 5 milioni di turisti che ogni anno lo visitano.

Sotto la patina inquinante è riapparso, a tratti intatto, il tono caldo della pietra romana. Ma spesso anche il colore ocraceo dell’ossalato di calcio o i residui di combustione della legna bruciata nel Medioevo per portare via le graffe in ferro e bronzo (da qui le migliaia di buchi nel travertino). “E’ la patina del tempo e non è nostra intenzione rimuoverla, almeno per adesso.

Vetustà significa anche venustà. Questo degli ambulacri al secondo ordine è un intervento di pulitura: in un secondo momento si potrà discutere se riportare il travertino al colore originario” spiega Giovanna Bandini, la restauratrice nominata responsabile operativa per questo intervento di pulitura che interessa la zona ora destinata alle mostre, nel cantiere progettato dall’architetto Piero Meogrossi; funzionari della Soprintendenza archeologica di Roma, i due coordinano e seguono i lavori eseguiti dagli uomini della ditta di restauro Remi srl.

Con un budget di 400mila euro, la pietra annerita degli ambulacri è stata sottoposta a “bagni” della durata di 6 ore nel corso delle quali gli operai sono intervenuti a spazzolare via il particellato inquinante prodotto dagli idrocarburi, mentre il restauratore Emiliano Africano si occupava, tra l’altro, di accordare cromaticamente la superficie pulita ai giunti di malta messi in opera nell’Ottocento per rafforzare i pilastri.

Sotto la crosta nera, ecco riapparire altri colori: “In alcuni punti abbiamo ritrovato tracce di vernice rossa, forse i segni usati per collocare nei punti esatti i blocchi di travertino in vista dell’inaugurazione dell’80 dopo Cristo” rivela l’archeologa Rossella Rea, direttrice del monumento. “Ma ci sono anche le strisce trasversali color terra, sono i segni stratigrafici del piano di calpestio medievale”. Nella nuova tavolozza del Colosseo sono riapparsi anche i toni della campagna romana che ricopriva fino al Settecento le rovine dell’arena dei gladiatori.

3- LA POSIZIONE DELL’ARI (ASSOCIAZIONI RESTAURATORI ITALIANI) SUL COLOSSEO…
Lettera dell’ARI a “la Repubblica” del 12 aprile 2011
In merito all’articolo di Carlo Alberto Bucci sui restauri del Colosseo (del 10 aprile), l’Ari precisa che un’articolata serie di studi ha condotto al primo saggio di restauro, 13 anni fa, i cui risultati furono resi noti alla comunità scientifica. L’articolo dunque si riferisce a un altro saggio di intervento eseguito da un’impresa edile sotto la direzione della Soprintendenza archeologica che, su indirizzo del commissario Cecchi, sta cercando di adattare le metodologie di intervento del restauro specialistico a una pratica “edile”, in vista dei finanziamenti di Diego Della Valle alle imprese edili invece che alle imprese di restauratori specializzati. Senza preoccuparsi del rischio conservativo per il monumento affidato a mani inesperte e non qualificate.
Associazione restauratori Italiani – Roma

Risposta di Carlo Alberto Bucci
Della posizione dell’Ari Repubblica ha dato ampiamente conto il 14 febbraio. Domenica abbiamo descritto il più recente intervento eseguito sotto la cura scientifica della Soprintendenza e l’avallo dell’Iscr; affidato alla ditta di restauro Remi srl; ed eseguito, tra gli altri, da Emilio Africano, diplomato all’Iscr.

da Dagospia.com

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