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Pero Gnudi il portale www.italia.it le nuove idee e il vacchio appalto

Turismo, Piero Gnudi riapre la partita sul portale www.italia.it

E quattro. Anche l’attuale ministro del Turismo Piero Gnudi, dopo i predecessori Lucio Stanca, Francesco Rutelli e Maria Vittoria Brambilla, si prepara a lasciare le sue impronte digitali sul sito www.italia.it, il mitico portale del turismo italiano.
I passati episodi di questa disgraziata storia (costata ai contribuenti più di 10 milioni di euro, senza calcolare i link alle varie regioni) sono stati raccontati più volte negli anni, a partire dal lancio di accuse fra Stanca e Rutelli che si rinfacciarono l’un l’altro di non capire nulla di come vanno le cose sul web al momento del passaggio fra il secondo governo Berlusconi e l’ultimo Prodi.

Un mese fa il Consiglio di Stato ha scritto quello che sembrava fosse l’ultimo capitolo, respingendo il ricorso del consorzio capeggiato dalla Monrif Srl (proprietà del gruppo Monti-Riffeser) che in un primo momento aveva vinto la gara d’appalto (2,5 milioni di euro) bandita nel maggio del 2010 dal ministro Brambilla per lo sviluppo del portale ed era stata poi esclusa sulla base di un ricorso della seconda classificata Unicità Spa.

In teoria la storia avrebbe dovuto esser finita lì, con quest’ultima proclamata vincitrice al posto della prima. Ma nel frattempo si è verificato un nuovo colpo di scena: ancora una volta il ministro in carica è insoddisfatto del lavoro compiuto dai suoi predecessori e intende correggerlo in un modo o nell’altro.

La sua opinione (a quanto pare sostenuta anche dal parere di alcuni consiglieri eccellenti come l’ex amministratore delegato di Google Italia Massimo Magrini, e il fondatore di Yoox, Federico Marchetti) è che il bando dell’ex ministro Brambilla sia orientato troppo a una funzione “vetrina“, ossia a mostrare le bellezze del nostro paese, e troppo poco a soddisfare le esigenze pratiche dei potenziali turisti.

Il punto debole, in altre parole, sarebbe nell’impossibilità di usare il portale per effettuare la prenotazione di un albergo o acquistare i biglietti di un museo, come è possibile da anni sulla maggior parte dei portali dei vari paesi. Così, cercando un modo per tirarsi fuori dal bando già assegnato, Gnudi ha anzitutto chiesto ai suoi uffici di passare alla lente di ingrandimento i requisiti della società risultata nel frattempo vincitrice, per vedere se anche questa (come sosteneva il ricorso della Monrif) potesse essere esclusa.

Un vecchio contenzioso con l’Inps per alcune centinaia di euro di contributi non versati (condizione che vieterebbe di assumere appalti dalla Pubblica amministrazione), era sembrato offrire l’appiglio giusto, all’inizio. Ma pochi giorni fa è arrivato, non proprio velocissimo, il responso dell’Agenzia delle entrate: la Unicity è in regola.

La palla dunque è di nuovo a Gnudi che a questo punto ha due alternative: revocare il vecchio bando ed emetterne uno nuovo, cosa che richiederebbe comunque almeno 5 o 6 mesi di tempo, esponendo oltretutto l’amministrazione al rischio economico di nuovi ricorsi e indennizzi, oppure chiedere una integrazione alla società vincitrice, come si appresta a fare secondo quanto risulta a Panorama.it. Con tutte le incognite immaginabili tempi e costi di un’opera che assomiglia sempre più alla Fabbrica di San Pietro.

stefano caviglia da panorama.it

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