Per la crisi gli italiani non sciano più in crisi il turismo sulla neve

di | Aprile 30, 2012

Gli italiani non sciano più La crisi si sente anche in pista

Crolla la percentuale di italiani, mentre gli stranieri continuano a spendere. Il turismo sulla neve in Valtellina perde il 15% del fatturato
Per 6 operatori su 10 la stagione invernale 2011-2012 è stata la peggiore degli ultimi 10 anni. Analisi di respiro nazionale che trova perfetto riscontro anche nel contesto provinciale. «Partita male, per l’assenza di neve, è proseguita all’insegna della debolezza – precisa Roberto Pinna, direttore Consorzio turistico Sondrio e Valmalenco – nonostante le precipitazioni tardive. Si è quindi confermato, soprattutto nei week end, il calo di presenze preventivato che si è attestato tra il 10 e il 20%». Più colpiti proprio gli impianti mentre nel settore alberghiero della località turistica malenca l’inflessione è stata leggermente più contenuta. «Le settimane bianche hanno resistito, registrando un leggerissimo aumento ma solo di stranieri. Il mercato italiano si è infatti quasi azzerato».
Stessa considerazione sulle presenze la fa Albino Galli, responsabile Apt Livigno che rileva come più del 70% sia turismo estero, con un soggiorno medio di 6 giorni. «Se dicembre è stato disastroso – prosegue Galli – gennaio e febbraio ci hanno consentito di respirare, anche se per formalizzare un corretto bilancio, occorrerà attendere i dati di aprile e marzo. Considerato, tra l’altro, che il Carosello 3000 prolunga la sua apertura fino al 13 maggio (fino a questa data a partire da dopodomani si scia gratis, ndr)».

«Se non fosse stato per il calo avuto da metà marzo in poi – aggiunge Mauro Santelli, Hotel Baita Montana – in cui si è abbassata la media stagionale, potevamo chiudere in pari con l’anno scorso. Un pochino ci risolleviamo con questo ponte del 1° maggio e poi speriamo nell’estate in cui la clientela si inverte: l’80% sarà italiana mentre la restante straniera».
Se Livigno sembra soffrire relativamente, dagli altri comprensori non giungono bilanci confortanti. «A Bormio – spiega Barbara Zulian, presidente Associazione albergatori locali– il calo è stato del 10/15%, in un quadro in cui il cliente italiano è quasi scomparso». Non è diversa la testimonianza di Federico Scaramellini, direttore Consorzio turistico della Valchiavenna, che parla di inverno non positivo per la complicità di clima sfavorevole e crisi che hanno ridotto a dismisura i tempi di permanenza dei turisti. «I primi segnali della stagione calda – conclude Scaramellini – sembrano incoraggianti, almeno per quanto riguarda i pacchetti organizzati e le gite».

di Camilla Martina da ilgiorno.it

Rispondi