Festeggiare Pasqua tra sacro e profano

di | Aprile 18, 2011

Pasqua tra sacro e profano
Dal Piemonte alla Puglia, da Mantova alla Sardegna, le più affascinanti messe in scena della ricorrenza. Antiche e moderne

di Isa Grassano

Pasqua con chi vuoi…e con tutte le tradizioni. L’Italia durante la Settimana Santa, “mette in scena”, centinaia e centinaia di rappresentazioni viventi, per evidenziare il dramma della sofferenza di Cristo, che si ripetono uguali da generazioni e generazioni. Si assiste, un po’ dappertutto, a scenografie emozionanti, nelle infinite forme curiose ed originali. Ci si trova dinnanzi a particolari costumi che riprendono quelli di antichissime confraternite; a lunghe processioni che sfilano in ogni strada tra fede e folclore, a riti derivanti da usi e costumi locali.

Non mancano le feste più allegre legate alle uova, simbolo di vita, non solo nel Cristianesimo ma anche per i gli antichi romani che usavano sotterrarle nelle campagne come augurio di felicità.

Liguria

  • Il borgo di Ceriana, Imperia, si anima con la celebrazione di riti di origine medievale. Gli uomini fabbricano grandi corni con la corteccia del castagno che, sostituendosi alle campane, saranno insieme ai cori delle quattro confraternite la colonna sonora della Settimana Santa. Le donne preparano le frittelle, dette “i friscioli” di baccalà, verdure e miele, che verranno poi distribuite in piazza. La sera del giovedì Santo (21 aprile) si svolge la processione dei flagellanti: incappucciati e vestiti di nero procedono in corteo frustando le pietre e i legni, al posto di se stessi come si faceva fino al 1866.

Lombardia

  • Pasqua è sinonimo anche di Ultima Cena. Un modo insolito per rivivere questo importante appuntamento cristiano, è quello di visitare la mostra Dentro l’Ultima Cena – il tredicesimo testimone, a Vigevano (fino al 1° maggio). Un’opportunità inedita per scoprire da vicino il più grande capolavoro di Leonardo, grazie a un percorso multimediale. I visitatori, dopo aver attraversato una cascata di nebbia che li immette in un’atmosfera di sogno, hanno la possibilità di scoprire prima le tecniche di realizzazione della grande opera di Leonardo e poi addentrarsi nella stessa diventando, da qui il titolo della mostra, il tredicesimo testimone insieme agli apostoli. Durante la visita, si possono anche scattare fotografie virtuali, toccare ogni superficie, sfogliare pagine alte quanto una parete, aprire un armadio per ascoltarne i racconti.
  • Mantova espone e porta in processione il venerdì santo, invece, i Sacri Vasi che contengono alcune gocce rapprese di sangue, ritenuto proprio di Gesù Cristo, misto ad un poco di terriccio.

Marche

  • Per gli amanti degli antichi rituali, l’appuntamento è a Cantiano, vicino a Pesaro, dove si partecipa alla “Turba”, che significa “la folla”. La manifestazione, 22 aprile con replica il 29, trasforma l’intero nucleo abitativo storico del paese in un’enorme scena all’aperto. Il Calvario di Cristo è ricordato da centinaia di figuranti in abiti d’epoca con scene della vita di Gesù nel centro storico del paese. Fin dal primo pomeriggio del Venerdì Santo, i cavalieri cominciano il loro carosello. Dopo le tre ore di agonia, appaiono i primi personaggi in costume e verso sera si avvia la lunga processione.

Emilia Romagna

  • Sono alcuni dei borghi più belli dell’entroterra, i protagonisti della Via Crucis in Emilia Romagna. A Montefiore Conca (Rn), venerdì 22 aprile (ore 21) si tiene la tradizionale rievocazione del Venerdì Santo, che si rinnova ormai da secoli, con oltre cento figuranti in costume che ripercorrono, lungo le strade, il viaggio di Gesù Cristo dal Golgota al Santo Sepolcro. Una figura simbolica è quella del Cireneo, uomo che nel Vangelo è indicato come colui che, tornando a casa dal lavoro nei campi, viene fermato dai soldati che mettono sulle sue spalle robuste la croce del Cristo già caduto tre volte. In questa occasione però, il Cireneo è incappucciato di rosso e volontariamente si fa carico della croce del Cristo.
  • Montegridolfo, sulle colline riminesi, ospita, sempre venerdì santo, la Via Crucis lungo le sue vie, illuminate solo da torce che rendono l’atmosfera ancora più carica di pathos (info).

Puglia

  • Un po’ in tutta la Puglia si svolgono le “processioni dell’incontro”. Una tra le più imponenti è a Taranto. Un incidere “nazzicante”, ovvero camminare lentamente e a piccoli passi, come se si dondolasse. E il privilegio di portare in processione le statue, dietro il pagamento di ingenti somme di denaro. L’asta non è aperta al pubblico, e le donne non possono entrare. Solo i confratelli possono contendersi i posti, in una gara al rialzo che si svolge, come tradizione, ogni domenica delle Palme (quest’anno il 17 aprile). Il Venerdì Santo prende il via la processione dei Misteri, attraverso le vie del borgo, con il rientro la mattina all’alba. I confratelli, chiamati “perdùne”, sono scalzi ed hanno il volto coperto da un cappuccio bianco appuntito, dove le uniche fessure sono quelle per gli occhi.
  • A Gallipoli, le campane delle chiese della cittadina si fermano e a chiamare a raccolta i fedeli c’è solo il suono monotono e ripetitivo della “troccola”, uno strumento simile ad una maniglia che sbatte su un supporto in legno, e il cui suono regola il ritmo lento della processione del Cristo Morto. Fede, pathos, inquietudine e teatralità si mescolano nella visione dei penitenti che camminano scalzi agitando antichi strumenti penitenziali e dei confratelli incappucciati che sfilano reggendo le statue dei Misteri Dolorosi, le statue che raffigurano i momenti della Passione.

Basilicata

  • Di remota tradizione sono pure i rituali pasquali che si svolgono in Basilicata. Il più spettacolare è la Processione dei Misteri a Barile (Potenza) nel primo pomeriggio dei Venerdì Santo. Il corteo si snoda per 5 chilometri, aperto da tre centurioni a cavallo e da tre bambine vestite di bianco (le tre Marie); seguono altre 33 bambine vestite di nero, a ricordare gli anni di Cristo. Il personaggio più insolito è la Zingara, la più bella ragazza del paese, che porta un vestito arricchito da oro, simbolo di una ricchezza che nasconde malvagità e pericolo. La gente si difende da lei donandole, anche per un solo giorno, tutti i propri averi.
  • A San Mauro Forte, invece, paese nell’entroterra Materano, dopo una lunga veglia, detta agonia, durante la quale sono cantate, con l’accompagnamento della banda, le parole pronunciate da Cristo in croce, muove un lungo corteo. Le pregevoli  icone lignee  dell’Addolorata, del Cristo morto (sepolcro) e del Calvario sono portate a spalla esclusivamente da fanciulle interamente vestite di velluto e raso nero. Si dice che per avere l’onore di sorreggere queste statue, le ragazze debbano essere illibate. E si sfila per le strade del centro storico, facendo sosta nelle varie chiese dove sono allestiti i “sepolcri”, cappelle addobbate con tende, veli, tappeti e adorne di zolle di grano germogliato.

Sicilia

  • La Pasqua in Sicilia evoca riti pagani con i quali si celebrava l’equinozio di primavera, evento che simboleggia, con la rinascita primaverile della vegetazione dopo l’inverno rigido, l’idea della risurrezione. Tra le manifestazioni più particolari c’è il “Ballo dei Diavoli” a Prizzi, in provincia di Palermo, con l’incontro-scontro tra cristianesimo e paganesimo, tra la luce e le tenebre. Le strade del paese si animano all’alba del giorno di Pasqua. La morte vestita con una tuta e ed una maschera gialla, viene accompagnata da due diavoli che indossano tute rosse e una maschera di latta, sormontata da corna. Questi si agitano correndo da una parte all’altra, fermando i passanti e impadronendosi simbolicamente delle loro anime. L’obiettivo? Impedire l’incontro tra la Madre e il Figlio proprio attraverso l'”abballu di li diavuli” (il ballo del diavolo), ma saranno gli Angeli a colpire i diavoli con la spada, mentre le campane suonano a festa.

Sardegna

  • Nell’arco della Settimana santa  è possibile percorrere un intenso itinerario spirituale attraverso i vari centri della Sardegna, tra atmosfere mistiche. A Santu Lussurgiu, in provincia di Oristano, nella domenica delle Palme (17 aprile) si celebra ‘Su Nazarenu’, una via crucis durante la quale vengono eseguiti i canti del Miserere e della Novena.
  • A Castelsardo (in provincia di Sassari) carica di emozioni è la cerimonia della deposizione di Cristo, detta “S’Iscravamentu”, durante il venerdì santo, rappresentazione dell’atto con cui vengono tolti al Cristo i chiodi da mani e piedi. I cantori intonano il “Miserere fugghi fugghiendi”, il cui nome viene dal fatto che il percorso verso la chiesa di Santa Maria è fatto quasi di corsa: questo perché, secondo i Vangeli, Gesù dovette essere sepolto in tutta fretta prima della Parascève, la vigilia del sabato della Pasqua ebraica. Qui i fedeli s’accalcano attorno alla lettiga dove è deposto il Signore, per cercare di prendere un fiore da portare a casa, come benedizione.

Le tradizioni folcloristiche

  • Accanto ai riti sacri si susseguono diverse manifestazioni a carattere più profane.  A Montefalco, in Umbria, va in scena ogni lunedì dell’Angelo, la gara della “ciuccetta”. Gli abitanti del centro storico e delle campagne, ciascuno con il proprio canestro di uova, simbolo antichissimo di vita e di creazione, si ritrovano in paese per sfidarsi, con particolari tecniche affinate nel tempo dall’esperienza dei partecipanti. Le regole sono semplici (quota d’iscrizione, 5 euro). Si partecipa con sei uova fresche che devono essere sbattute l’una contro l’altra. Chi rimane con più uova intatte, vince.
  • In provincia di Forlì, a Tredozio, in, si svolge, 24 e 25 aprile, la Sagra e il Palio dell’uovo. Ad ogni partecipante alla sagra viene offerto un uovo sodo, col guscio colorato, che servirà per partecipare alla gara di battitura. La sfida si svolge tra due concorrenti che battono le loro uova finché uno non si rompe, ovviamente vince chi con il suo uovo riesce a rompere il guscio dell’altro. Un altro momento divertente è la Gara dei Mangiatori di Uova Sode. I concorrenti hanno a disposizione tre minuti per mangiare il maggior numero di uova sode. Il record da battere è 19 uova, ingoiate in 3 minuti.
  • E sconfinando un poco, in Carinzia, Austria si fa il lancio delle uova miracolose. Secondo un’antica credenza, le uova che le galline depongono il Giovedì Santo, chiamate “Antlasseiern”, hanno poteri miracolosi e non devono assolutamente essere toccate con le dita fino al Sabato Santo. Il sabato si prendono le uova e si lanciano oltre il tetto della casa: proprio dove cadono, lì verranno sepolte. Questo gesto mette al sicuro la casa dai fulmini per tutto l’anno.

da VIAGGI.REPUBBLICA.IT

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