Parco dello Stelvio con meno divieti

La percezione della gente (e forse anche degli amministratori) che vivono nel Parco dello Stelvio è quella che l’area protetta rappresenti un peso ed un vincolo difficili da accettare. Difficile vedere il Parco come una autentica opportunità da sfruttare: agricoltura e produzioni tipiche, storia e cultura, soprattutto turismo e tempo libero. La seconda sessione del convegno organizzato a Bormio in questi giorni si è soffermata proprio su stelvioqueste “peculiarità”. I numeri indicati da Emanuele Ghirardelli della Coldiretti di Sondrio circa l’aspetto agricolo sono apparsi davvero significativi. Ma sono numeri che calano: autorizzazioni, danni da selvaggina, della gestione del territorio con troppe contrapposizioni e polemiche impediscono di cogliere davvero il valore aggiunto per le realtà locali dell’area protetta.

Anche il comparto turistico non ha saputo, ma dovrebbe farlo, cogliere tutte le opportunità. Lo ha rimarcato Mario Cotelli che non ha lesinato critiche ragionando dell’offerta turistica del Parco dello Stelvio: «Un’offerta di cui gli operatori sono poco o per nulla consapevoli e fanno poco per sfruttare questo fondamentale valore aggiunto- ha spiegato Cotelli – Il Parco non è percepito come offerta turistica, come possibile meta di vacanza – già a partire dagli operatori – e non viene fatta al riguardo la dovuta comunicazione».

Ma qual è davvero il grado di percezione del Parco? Ha provato a spiegarlo Roberta Bottarin, dell’Accademia Europea di Bolzano. L’istituto, nel 2001, aveva già realizzato un sondaggio (1.100 gli intervistati) tra la popolazione. A 8 anni di distanza è stata effettuata una sorta di ripresa di quei temi per capire quali e quanti sono stati i cambiamenti. Sostanzialmente invariata la consapevolezza che «la tutela della natura è importante»; crescono alcune istanze come sovvenzioni e commercializzazione dei prodotti locali rivolte al Parco. Entra con prepotenza la richiesta di «creazione di posti di lavoro». La gente che popola il Parco resta ancora molto lontana dalle attività proposte dall’ente anche se valuta importante la presenza dei centri per visitatori (in chiave turistica). Tutta da indagare la questione che riguarda comunicazione ed informazione (in Lombardia ritenuta praticamente assente), anche e soprattutto rispetto alle scelte ed alle decisioni che hanno accompagnato la stesura del Piano del Parco. Sono molto diversificate le posizioni sulla caccia nel Parco mentre cresce la valutazione negativa sui danni provocati dalla selvaggina (conseguenza dell’aumento dei capi di ungulati). La prima serie di contributi si è soffermata proprio sul «patrimonio economico di straordinario valore» come ha spiegato Roberto Zoboli, docente alll’Università Cattolica di Milano, che ha invitato «a non trascurare la valenza dei beni ambientali anche sotto questo punto divista». Ma l’ambiente è soprattutto un dono, come ha ricordato il vescovo di Bolzano e Bressanone Karl Golser, che non ha mancato di citare l’incontro della scorsa estate al Passo dello Stelvio sottolineando la necessità di «Prendere sul serio la nostra responsabilità per il creato, per la sua difesa e per la sua conservazione attraverso uno stile di vita sostenibile».

da IL GIORNO