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Palinuro se ne va verso l’abbattimento l’ex Club Med immortalato da Guido Piovene

Palinuro, arrivano le ruspe all’ex Club Med raccontato da Guido Piovene
Splendori e miserie del grande villaggio turistico
Il commissario: siamo pronti per gli abbattimenti

SALERNO – A Palinuro si avvicina il giorno delle demolizioni. L’ingegnere Salvatore Giordano, commissario regionale ad acta per le vicende dell’ex Club Med – un’area di 150.000 metri quadrati sequestrata dalla magistratura perché edificata illegalmente – sta lavorando alacremente alle ordinanze di abbattimento. «Conto di chiudere questa prima fase nel giro di un mese», annuncia al Corriere del Mezzogiorno. Poi cominceranno ad arrivare le ruspe: per iniziativa privata o pubblica, questo dipenderà dai proprietari dei 26 lotti. Se accetteranno i provvedimenti, conserveranno la titolarità dei suoli e noi vedremo prima gli abbattimenti.
Il Club Med di Palinuro

Probabilmente andrà in questo modo. In caso contrario, le operazioni slitteranno ma l’amministrazione pubblica acquisirà pieni diritti sui terreni dei riottosi. In linea teorica sono sempre possibili ricorsi di massa al Tar, ma i margini si restringono. Insomma, a conti fatti, con la variabilità suddetta, entro pochi mesi dovrebbe avviarsi a soluzione una questione radicata in un’altra epoca.
Il Club Med arrivò a Palinuro negli anni Cinquanta, quasi contemporaneamente a Guido Piovene. Lo scrittore vicentino visitò il paese nella metà del decennio, durante il suo Viaggio in Italia, e vide nascere un futuro di successo e di ricchezza: «L’emissario di un grande circolo parigino che organizza campeggi ha giudicato Palinuro il luogo più bello e imprevisto delle coste mediterranee. Un campeggio stabile è sorto, e si inaugura adesso, in un bosco d’ulivi sul limite della spiaggia. Esso accoglierà tutti gli anni tremila stranieri a turno». In effetti i francesi scelsero un’ambientazione da jet-set, degna dei tempi ruggenti. Affittarono i terreni e costruirono molti tukul in legno e paglia. Poterono agire liberamente un po’ perché li lasciarono fare, un po’ perché a quei tempi l’attività edilizia era libera.

LA LEGGE – Le prime leggi italiane di tutela sarebbero arrivate poco dopo – ed erano valide quando la multinazionale del turismo, ormai lanciata alla conquista del pianeta, lasciò la Campania nel 1981-82. Se ne andò (anche) perché non potè allargarsi e costruire bungalow: forse l’invidia arbitrò una confusa partita amministrativa. A quel punto, comunque, il pallino tornò nelle mani dei proprietari: vendettero, lottizzarono, fecero quel che fecero. Chi ebbe in mano le proprietà non stette troppo a pensarci su. I tukul cominciarono a diventare case e villette: oggi si contano 120 abitazioni con giardino e magari dependance. Tutti sapevano che costruivano in aree inedificabili, parzialmente demaniali. Infatti, nel 1985 uscì un condono e i titolari cercarono subito di regolarizzarsi. Le richieste al Comune arrivarono nel 1986. L’ente ci ha messo oltre venti anni per rigettarle, ma questo non è uno scandalo locale: nel resto d’Italia le cose vanno più o meno allo stesso modo, secondo gli addetti ai lavori. Ad ogni modo, le istanze si potevano solo bocciare. Ad aggravare la posizione dei proprietari è arrivata la procura di Vallo: il pm Alfredo Greco ha cooordinato un’operazione culminata nell’ottobre 2010 con il sequestro dell’area, poi non ha abbassato la guardia per ottenere le demolizioni.

IL COMUNE – Il resto è una schermaglia giuridico-amministrativa con il Comune passivo, per cui la Regione ha dovuto mandare il commissario ad acta in base alla legge urbanistica: poteri sostitutivi affidati all’ingegnere Giordano, che sta svolgendo i suoi compiti sui 74 proprietari, «quasi tutti della provincia di Salerno». Si tratta di persone comuni (anche parenti di politici) che volevano la casa al mare per la famiglia o per i turisti. Dovranno provare altrove, perché i giochi sono fatti. Il calendario è il seguente. Dopo la notifica dell’ordinanza di demolizione, il titolare ha tre mesi per adempiere. Trascorso inutilmente (e senza ricorso al Tar) quel lasso di tempo, l’amministrazione pubblica ha altri 60 giorni per acquisire i beni al patrimonio comunale, quindi può progettare la demolizione e affidarne l’appalto. I primi frutti concreti di tanto lavorìo sono attesi, al più tardi, per dicembre o gennaio. E poi? Una volta c’era un luogo di incanto mediterraneo. La storia ha portato i tukul, creazioni di modello africano. Tutto è cominciato da lì. Riuscirà la natura a riprendersi il suo posto? Sarebbe una novità, sessant’anni dopo.

Alfonso Schiavino da corriere.it

PaolinoVitolo .it

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