Palazzo Barberini riapre la Galleria nazionale restaurata video

A Palazzo Barberini l’Arte Antica italiana
trova casa (dopo 60 anni)
Martedì l’inaugurazione delle ultime dieci sale della Galleria Nazionale riaperta nella reggia barocca restaurata: la visita di Corriere.it

La visita nel nuovo museo di Roma

ROMA – Si conclude oggi con l’inaugurazione di dieci nuove sale il lungo capitolo della Galleria Nazionale di Arte Antica a palazzo Barberini che, dopo sessant’anni di attesa, trova la sua definitiva sistemazione. Per anni il ministero per i Beni culturali ha dovuto attendere il trasloco del Circolo Ufficiali dalle prestigiose sale del Palazzo. Poi, il capitolo della progettazione del nuovo allestimento e dei finanziamenti.

«Giuditta che taglia la testa a Oloferne», Caravaggio, 1599 (foto Jpeg)UN NUOVO GRANDIOSO MUSEO – Oggi, nell’ambito delle celebrazione dei 150 anni dell’Unità, Roma e l’Italia si arricchiscono di un nuovo, grandioso museo che illustra ai visitatori tutta la storia dell’arte antica italiana tra il XII secolo (ci sono anche pitture sacre su legno romane dell’XI secolo) e il Neoclassicismo, passando – solo per citare alcuni capolavori- attraverso straordinarie opere come Giuditta e Oloferne di Caravaggio, La Fornarina di Raffaello e i ritratti di Urbano VIII di Gian Lorenzo Bernini, sia su tela che in marmo La magnifica residenza voluta da Maffeo Barberini, salito al soglio pontificio col nome di Urbano VIII, per la sua famiglia porta l’orma di Carlo Maderno, del Bernini, di Borromini, di Pietro da Cortona.

«Fornarina», Raffaello, 1518 ca (foto Jpeg)LA COLLEZIONE – Ora ospita gli antichi lasciti Chigi, Torlonia, Odescalchi, del Monte di Pietà, solo per citare i fondi più illustri. Nelle nuove sale, allestite dal direttore del museo Anna Lo Bianco, trovano posto anche i più recenti legati dei coniugi Fabrizio e Fiammetta Lemme, e la raffinata collezione del duca di Cervinara. Gli ambienti, restaurati dall’architetto Laura Cherubini, citano volutamente i colori tipici del Settecento romano proprio perché le nuove dieci sale ospitano opere databili tra la fine del Seicento e la seconda metà del Settecento. Conclusa la visita, idealmente si può passare alla Galleria nazionale di Arte moderna dove comincia un viaggio che si chiude nella contemporaneità.
Paolo Conti da corriere.it

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