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Orion : shuttle euro – americano

Ecco Orion, il dopo-Shuttle. Sarà un’astronave euro-americana
Prima missione (senza equipaggio) prevista per il 2017. L’obiettivo della Nasa: «Inviare gli astronauti più lontano di quanto si sia mai fatto»

Antonio Lo Campo

orion_shuttle_europa_usaLa decisione era stata presa nel corso dell’ultima conferenza ministeriale dell’ESA, che si era tenuta a Napoli a fine novembre. Mancavano però i dettagli dell’ accordo con la NASA, e da alcuni giorni è ufficiale: la nuova navicella della NASA, la “Orion” già varata ai tempi del cancellato Programma Constellation, e in seguito “recuperata” come futura astronave dedicata alle missioni con astronauti verso Luna, Marte e asteroidi, diventa in parte americana e in parte europea. La NASA aveva firmato un accordo già a metà dicembre con l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) per la fornitura del modulo di servizio del veicolo spaziale Orion MPCV per la Exploration Mission -1, una missione senza equipaggio prevista per il 2017. Per quella data, il veicolo spaziale Orion decollerà sulla cima di un razzo SLS (Space Launch System, il vero successore del vettore Saturn V delle missioni Apollo), e dietro ad esso, sarà attaccato il modulo di servizio fornito dall’ESA.

Un progetto derivato dai moduli automatici ATV Derivato dagli attuali moduli automatici ATV, destinati al rifornimento per la Stazione Spaziale, il modulo alimenterà e spingerà il veicolo spaziale Orion nel suo viaggio spaziale: “Lo spazio è da tempo una frontiera per la cooperazione nell’esplorazione” – ha detto Dan Dumbacher, vice amministratore associato dell’ Exploration System Development al Quartier Generale NASA di Washington – “e quest’ ultimo capitolo è basato sull’eccellente stato delle relazioni con l’ESA come partner nella Stazione Spaziale Internazionale, che ci ha aiutato a portare avanti i nostri piani per inviare gli astronauti più lontano nello spazio di quanto abbiamo mai fatto prima”.

La Orion è formata da tre parti principali: la capsula per l’equipaggio, che può ospitare quattro astronauti, il sistema di aborto al lancio, che permette di spingere il modulo dell’equipaggio a distanza di sicurezza in caso di problemi critici durante il lancio (o sulla rampa di lancio), ed il modulo di servizio (quindi quello che realizzerà l’ESA, con la sigla MPCV), dove verrà ospitata l’energia di Orion ed i sistemi di propulsione e termici, oltre alle sue ali fotovoltaiche. Il modulo di servizio è posizionato subito sotto la capsula equipaggio ed ospiterà le capacità di propulsione per il trasferimento orbitale, il controllo dell’assetto e dell’ascesa da grandi altezza in caso di aborto. Inoltre il modulo genererà ed immagazzinerà l’energia e fornirà il controllo termico, l’acqua e l’aria per gli astronauti.

Questo modulo resterà connesso con il modulo conico dell’equipaggio fino a poco tempo prima del rientro della stessa capsula abitata sulla Terra. Questa è certamente una buona notizia anche per l’Italia e per la nostra industria di settore: così come per ATV infatti, sarà Thales Alenia Space Italia, negli stabilimenti di Torino, a realizzare molte delle componenti della struttura di servizio della “nuova Apollo” americana: “Sarà un’evoluzione dei moduli ATV – ci conferma Luigi Quaglino, che e responsabile del Dominio Esplorazione e Scienza di Thales Alenia Space – “cioè i moduli di rifornimento per la Stazione Spaziale, progettati e costruiti per l’ESA in cinque unità, e che fino ad ora hanno fornito risultati soddisfacenti. Naturalmente nella versione Orion, al di là della struttura esterna, saranno ben diverse le componenti interne”.

Il ruolo industriale dell’Italia per le future astronavi abitate MPCV è infatti la sigla del modulo di servizio di Orion, la parte europea: “Ci occuperemo di varie componenti” – aggiunge Quaglino – “ma in particolare dei sistemi di controllo termico, sia quelli passivi, cioè esterni al veicolo spaziale, sia quelli attivi che garantiscono la corretta temperatura ai sistemi operativi del nuovo sistema di trasporto, frutto della collaborazione euro-americana”.

“Si rafforza così la presenza italiana nella progettazione e costruzione nei sistemi logistici di supporto alla Stazione Spaziale: dopo aver partecipato al programma europeo ATV ed essere attivamente coinvolti in quello americano Cygnus, saremo presenti anche in quello euro-americano Orion MPCV”. L’Italia, che risulta essere il terzo paese contributore dell’ESA, conferma dunque il proprio ruolo di partecipazione industriale e scientifica, anche nei nuovi programmi a lungo termine dell’ente spaziale USA. L’Europa ha deciso di investire, per tutti i suoi programmi spaziali, 10 miliardi di euro per i prossimi 3-4 anni “proprio partendo dalle condizioni di crisi” – come ha sottolineato il Direttore Generale dell’ESA, Jean Jacques Dordain – “per aiutare la ripresa su un fronte tecnologico avanzato come il settore spaziale”.

“Non solo, ma alla conferenza ministeriale di novembre” – aggiunge Quaglino – “sono stati approvati i finanziamenti per completare l’attuale progetto del dimostratore di rientro IXV, così come é stato approvato lo studio per un veicolo preoperativo denominato “Pride”. Ambedue i progetti prevedono l’utilizzo del razzo vettore europeo Vega”. Tornando alla Orion, la sua Exploration Mission-1 del 2017 sarà la prima che vedrà un test integrato fra il veicolo spaziale Orion ed il nuovo razzo vettore Space Launch System della NASA, e precederà il primo volo con astronauti, che presumibilmente avverrà nel 2020 con quattro astronauti a bordo della nuova navicella abitata euro-americana.

Questa missione farà seguito al primo Exploration Flight Test-1, un volo di test previsto nel 2014 e nel quale un Orion senza equipaggio verrà lanciato, solo per questa occasione, sulla sommità di un razzo “Delta IV” in versione potenziata (Heavy), per volare ad un’altezza di circa 6.000 chilometri dalla Terra, la maggior distanza mai raggiunta da una navicella progettata per ospitare astronauti. Per questo primo volo di prova, un modulo di servizio provvisorio verrà però realizzato dalla società americana Lockheed Martin.

da lastampa.it

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