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Oceano Atlantico : recuperati i motori dell’Apollo 11 video

Apollo 11, ripescati i motori che portarono l’uomo sulla Luna
A recuperarli, dopo averli scoperti un anno fa, il Ceo di Amazon Jeff Bezos. I propulsori dall’11 luglio 1969 si trovavano a 4.267 metri di profondità. Saranno esposti nel museo Smithsonian dello Spazio a Washington e a Seattle

Dopo averli scoperti circa un anno fa, il Ceo di Amazon Jeff Bezos è riuscito nella sua impresa: ha recuperato dai fondali dell’Oceano Atlantico i motori F-1 del razzo Saturn V, utilizzato nella missione Apollo 11, il razzo con cui gli Usa nel 1969 portarono sulla Luna con Neil Amstrong, Edwin Aldrin e Michael Collins.

Ad annunciarlo non senza emozione egli stesso sul sito delle Bezos Expedition: “E’ stata una avventura incredibile. Abbiamo visto un universo sommerso da meraviglia, un giardino marino con sculture fatte da pezzi contorti dei motori del Saturn. Ogni pezzo che portiamo sul ponte evoca per me il lavoro compiuto da migliaia di ingegneri per realizzare ciò che era stato pensato impossibile”.

Il ripescaggio non è stato sempicissimo: “La tecnologia usata per il recupero – ha spiegato Bezos – è stata a suo modo ultraterrena come quella dell’Apollo. I veicoli operati in remoto (Remotely Operated Vehicles, Rov nda) hanno lavorato a una profondità di circa 14mila piedi (oltre 4.260 metri, nda), collegati alla nostra nave con fibre ottiche per la trasmissione dati e cavi elettrici per trasmettere energia a più di 4mila volt. Noi del team eravamo spesso presi da echi poetici delle missioni lunari. Il galleggiamento dei Rov sembrava ricordare la microgravità. L’oscurità dell’orizzonte. Il grigio pavimento oceanico senza colori. Solo occasionalmente pesci d’alto mare rompevano l’illusione”.

Purtroppo dai due motori F-1 recuperati mancano alcuni dei numeri di serie originali e non è quindi possibile risalire per ora a quale delle missioni Apollo appartenessero. I lavori di restauro che si svolgeranno a Cape Canaveral in Florida potrebbero rivelare questo dettaglio. Finita l’opera di risanamento, i reperti saranno poi esposti nel museo Smithsonian dello Spazio a Washington e a Seattle. L’amministratore della Nasa, Charles Bolden, ha definito il recupero ”un evento storico”.

da adnkronos

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