Notre Dame de Paris nove campane nuove per gli 850 anni

Et voilà, Notre-Dame si rifà la voce

Per gli 850 anni dalla fondazione, alla cattedrale di Parigi arrivano nove campane nuove di zecca
Notre-Dame cambia voce. Via le campane dell’Ottocento, mediocri e stonate, torna il suono di prima della Rivoluzione. Insomma, come diceva Verdi che di musica s’intendeva, «tornate all’antico e sarà un progresso».

L’unica campana sopravvissuta alle fonderie giacobine, il mitico «Emmanuel» sulla torre sud avrà una compagna, già battezzata «Marie». Mentre le quattro campane della torre nord saranno rimpiazzate da otto nuovi strumenti, finalmente accordati fra di loro e con quelli dell’altra torre. Per dare a Dio quel che è di Dio, ma anche all’orecchio quel che è dell’orecchio.

La storia delle campane di NotreDame è affascinante come questa vecchia signora di pietra che infatti, in otto secoli e mezzo, ha stregato tutti e riceve tuttora 14 milioni di visitatori all’anno. L’idea è di riportare il sistema delle campane alla situazione del 1686, rimasta stabile fino alla Rivoluzione quando la Cattedrale fu saccheggiata, profanata e trasformata in tempio della Ragione da chi aveva perduto la sua.

Anche le campane furono sacrificate, fuse e trasformate in cannoni. Sopravvisse solo Emmanuel, tredici tonnellate di bronzo (il solo batacchio pesa 500 chili), ricollocato al suo posto nel 1802 per ordine del primo console Bonaparte nella sua fase di restauratore della religione.

Da allora Emmanuel, con il suo poderoso fa diesis che si sente a otto chilometri di distanza, ha scandito le ore di Dio e quelle degli uomini. Ha suonato per l’autoincoronazione di Napoleone, per il battesimo di suo figlio, per quello del figlio di suo nipote Napoleone III, per il maresciallo Pétain e, pochi mesi dopo, per il generale De Gaulle, venuto qui a cantare il «Te Deum» per la liberazione di Parigi.

Ma Emmanuel è stanco. La vita media di una campana, secondo l’uso che se ne fa e la qualità del materiale, varia da cinquant’anni a tre secoli. Lui di anni ne ha 326, quindi bisogna risparmiarlo. Ormai Emmanuel suona soltanto in occasioni eccezionali: a Natale, a Pasqua e, letteralmente, a ogni morte di Papa. Però anche le quattro campane ottocentesche della torre Nord sono usurate. E, peggio, non si accordano fra loro e nemmeno con Emmanuel: insomma, sono stonate (come campane, appunto). Il rimedio è tornare alla sistemazione di fine Seicento, ben conosciuta grazie alle note dei Gilbert, la famiglia che diede generazioni di campanari alla Cattedrale (l’ultimo fu consultato da Victor Hugo per scrivere «Notre-Dame de Paris»).

In pratica, Emmanuel avrà una sorella, Marie, che tuonerà in sol diesis e duetterà con le otto campane, più piccole, della torre nord. Sul sito della Cattedrale (www.notredamedeparis.fr) è già possibile ascoltare il futuro carillon. Niente di eccezionale, peraltro: la Cattedrale di Strasburgo possiede tredici campane e quella di Verdun sedici. Ma l’insieme di Notre-Dame sarà il più completo di Parigi.

L’intero progetto, curato dall’organista e campanologo Régis Singer, dovrebbe essere completato per il 2013, quando si festeggeranno gli 850 anni della posa da parte di Papa Alessandro III, nel 1163, della prima di innumerevoli pietre. Per l’Arcidiocesi di Parigi, il conticino ammonterà a circa due milioni e mezzo di euro: il prezzo delle campane è valutabile grosso modo sui cento euro al chilo, posa compresa.

Potrebbe sembrare una spesa inutile, oggi che nessuno ascolta quei rintocchi, affogati nel frastuono nel quale siano condannati a vivere. Ma per chi crede ne vale la pena. La campane, diceva Charles Péguy, «proclamano Dio all’orizzonte».

ALBERTO MATTIOLI da lastampa.it

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