Il caso del parco eolico sul Monte Faggiola, zona incontaminata dell’Alto Mugello

“Non vogliamo il parco eolico nel paradiso del Faggiola”
Un’azienda milanese vorrebbe portare le pale in questa zone incontaminata dell’alto Mugello, dove caccia il gatto selvatico e nidificano l’aquila reale e il falco pellegrino. Ma un comitato locale si batte perché l’installazione sia spostata in zone più degradate. Intanto i tecnici della regione hanno bocciato l’impianto. L’ultima parola spetta alla giunta

PIETRO DEL RE

Ci sono tracce di lupi sul Monte Faggiola, nell’alto Mugello, e un silenzio primordiale. L’aria profuma di foglie cadute. Durante l’ascesa incontriamo un capriolo solitario e, quando finalmente arriviamo in cima, sopra un mare di faggi e castagni vediamo stagliarsi contro il cielo color piombo due poiane che veleggiano pigramente. E’ doloroso pensare che un tale scrigno naturalistico possa scomparire per l’impianto di una decina di ciclopiche pale eoliche, che qui sarebbero davvero come una bestemmia in paradiso. Eppure è quello che rischia questo luogo così remoto e così fiabesco, dove ancora caccia il gatto selvatico e dove nidificano l’aquila reale e il falco pellegrino.

Un’azienda milanese, la Infrastrutture Spa, vorrebbe crearvi un “parco” eolico: un epiteto che ha ovviamente il sapore della beffa, poiché consisterebbe nell’innalzamento di nove aerogeneratori di 130 metri ognuno, alti cioè come palazzi di 40 piani, che sfigurerebbero per sempre questo paesaggio di straordinaria bellezza. Le pale sarebbero disposte lungo un crinale laterale del Faggiola, quello che affaccia sul Santerno, torrente incontaminato dove s’immerge il merlo acquaiolo e dove ancora si pescano gamberi di fiume. “Non siamo contrari allo sfruttamento di energie alternative, ma preferiremo farlo in zone già degradate”, dice Cristiano Tarantino, presidente di un comitato locale 1 che con 450 firmatari si oppone alla creazione dell’impianto eolico. “Vorremmo bloccare un progetto industriale, in una zona che d’industriale non ha proprio nulla”.

Potrebbe sembrare una posizione poco obiettiva, quella Tarantino, il quale sta per diventare veterinario, e che per questi boschi nutre una passione sviscerata. Tuttavia, quando sostiene che gli aerogeneratori avrebbero un impatto devastante, i suoi argomenti sono di peso. “Abbiamo chiesto una valutazione all’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, e i suoi esperti hanno confermato i nostri timori. Intorno al Monte Faggiola ci sono infatti sei siti di interesse naturalistico comunitario. Il più vicino dista soltanto 1500 metri dall’area dove dovrebbero sorgere le pale. Un’area prevista in un corridoio che collega i siti tra loro, il che potrebbe bloccare gli interscambi genetici per diverse specie selvatiche”, spiega Tarantino. “Penso che sia illogico svendere, ferire e cambiare per sempre l’identità di un luogo tanto prezioso e immutato da secoli solo per scopo di lucro e per giunta in nome di un’energia che si definisce “pulita” ma che pulita non è”.

Secondo il professor Bernardino Ragni, zoologo dell’Università di Perugia e grande esperto di fauna appenninica, una coppia di aquile reali e una di falchi pellegrini nidificano a pochi chilometri dal Monte Faggiola, che è il loro territorio di caccia prediletto. “Quanto al gatto selvatico, la sua presenza così a nord è molto recente”, spiega lo zoologo. “E’ quindi verosimile che questi esemplari facciano parte di una micro popolazione pioniera che userebbe proprio questa regione come testa di ponte per colonizzare aree più settentrionali. E’ ovvio che sia questi felini sia altre specie di elevatissimo interesse naturalistico soffrirebbero enormemente della trasformazione industriale del luogo”.

Per planare, i rapaci usano le termiche, che sono correnti ascensionali formate d’aria calda, e in prossimità delle pale eoliche, che simili a quelle di enormi ventilatori spazzano a 300 chilometri l’ora una superficie di quasi un ettaro ognuna, gli uccelli vengono facilmente falciati. Mentre altri animali, quali i gatti selvatici, i lupi o i caprioli fuggirebbero per via del disturbo costante che reca il rumore delle pale rotanti, pari a circa 100 decibel, da moltiplicare per nove, quante dovrebbero appunto essere le torri eoliche. Numerosi studi dimostrano inoltre come questo rumore sordo, a basse frequenze, possa avere effetti nocivi anche sull’uomo. Ora, attorno all’aerea dove dovrebbe nascere l’impianto, ossia in un raggio di 1500 metri, vivono circa quattrocento persone. Secondo il dottor Giuseppe Miserotti, presidente dell’ordine dei medici di Piacenza, questa patologia, chiamata “sindrome da turbina eolica”, si manifesta con gravi disturbi neurologici, quali insonnia, tremori, svenimenti, problemi di equilibrio. In un libro pubblicato due anni fa, Wind turbine syndrom, la professoressa statunitense Nina Pierpont sostiene che le basse frequenze degli aerogeneratori provocano anche seri problemi di apprendimento nei bambini.

Solo contro tutti, il sindaco di Firenzuola, Claudio Scarpelli, si dice invece favorevole alla “fattoria del vento” sul Faggiola, “altrimenti che senso avrebbe continuare a parlare di problemi di clima e di effetto serra: o continuiamo a bruciar petrolio o facciamo l’eolico”. Il comune che amministra è uno dei più estesi d’Italia, con costi di bilancio pari a circa 5 milioni di euro. “Ora, solo con lo smaltimento nella nostra discarica dei rifiuti di Firenze possiamo pagare quasi un quinto delle spese”, spiega Scarpelli. “Ma tra un paio d’anni, quando sarà costruito un nuovo inceneritore a Firenze, su questi introiti non potremo più contare. Saremo allora costretti a trovare una valida alternativa, altrimenti dovremo ridurre drammaticamente i servizi che oggi garantiamo ai nostri cittadini”.

Agli occhi di Scarpelli, la soluzione diretta per risolvere i futuri problemi economici del comune di Firenzuola è la costruzione dell’impianto eolico sul Monte Faggiola, anzitutto perché comporterebbe un investimento iniziale di 20 milioni di euro di lavori edili, che per contratto si spartirebbero le ditte locali. A questa manna, si aggiungerebbe un canone di circa 250mila euro l’anno, pari a 3,3 per cento del fatturato energetico, che sarebbe versato nelle casse di Firenzuola. “Certo, potrebbero esserci dei costi a livello paesaggistico, ma sono necessari per non tornare ad illuminarci a lume di candela”, dice ancora il sindaco.

Sollecitati da più parti, il 9 settembre scorso, i tecnici dell’ufficio per la valutazione dell’impatto ambientale della Regione Toscana hanno deciso di bocciare l’impianto. Tuttavia, per scongiurare definitivamente il rischio delle pale eoliche sul Monte Faggiola, il loro parere negativo dovrà essere recepito dalla giunta regionale, alla quale spetta l’ultima parola sul destino dell’impianto. E quando delibererà sull’argomento, la giunta potrà sia confermare il parere dei suoi tecnici sia ribaltarlo.

da REPUBBLICA.IT

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