New York un weekend tra design palazzi e appartamenti

openhouseNew York, l’Openhouse Weekend.

Il più grande evento d’architettura e design d’America.

Solo due giorni, il 10 e 11 ottobre, in cui 350 tra edifici storici e residenze private aprono al pubblico

È un giochetto a cui anche il più imperturbabile e affrettato newyorkese non sa resistere. Si chiama “buttare un occhio” e chiedersi “che diavolo ci sarà dietro quella porta”.

I battenti possono aprirsi su una lobby di qualche elegantissimo grattacielo modernista presidiato da portieri in divisa, o su di un palazzo art déco di cui si intravedono appena i soffitti elaborati attraverso la finestra di qualche ufficio. O può essere semplicemente una scala chiusa da una catena che scende misteriosa da una banchina della metropolitana. E chi poi non si è domandato che meraviglie si nascondono dietro le piante di un terrazzo in un attico del Village? Domande destinate alle speculazioni e ai sogni.

Tranne il 10-11 ottobre, in occasione di Openhousenewyork Weekend, il più grande evento di architettura e design di tutti gli Stati Uniti, durante il quale è possibile visitare gratuitamente oltre 350 siti normalmente non accessibili al pubblico nei cinque distretti: Brooklyn, Bronx, Manhattan, Queens e Staten Island. In programma tour guidati, incontri, spettacoli e attività per tutta la famiglia. Architetti, progettisti e studenti illustrano sul posto le peculiarità di edifici caratterizzati da un’architettura accattivante.openhouse1

Talvolta le visite sono limitate a un paio d’ore, quindi è bene pianificare con cura il proprio itinerario e presentarsi in anticipo: spesso ci sono file di due ore prima dell’inizio. Il consiglio è di evitare i luoghi più famosi, come le Nazioni Unite e il Chrysler Building, e concentrarsi sulle vere curiosità.

Come l’Atlantic Avenue Tunnel, a Brooklyn, la più antica galleria di metropolitana al mondo. Oggi è in disuso e si accede da cunicoli e scalette buie, ma è affascinante percorrerne i 700 metri male illuminati pensando al fischio dei treni a vapore che lo attraversavano e ascoltare le storie di gangster che lo usavano come deposito durante il proibizionismo. Reminiscenze da set cinematografico (oggi in effetti la sua principale funzione) assalgono percorrendo i moli bordati da gru arrugginite e da cavernosi depositi del Brooklyn Navy Yard, un tempo uno dei più grandi porti commerciali del mondo, con viste spettacolari sullo skyline di Manhattan.

Alla ricerca di prospettive diverse? Ecco i Rockefeller Center Roof Gardens. Chi poteva immaginare che nel centro di New York, all’interno di uno dei grattacieli più visitati dai turisti, ci fossero al settimo piano cinque giardini pensili? Erano destinati ai ricchissimi tycoon degli anni Trenta, che avevano lì la sede delle loro aziende. Giardini all’italiana, con fontane, siepi tagliate alla perfezione, vasche di pesci rossi affacciate sulla Quinta Avenue.

Pare quasi di camminare sospesi in mezzo alla città lungo i due chilometri della High Line, un’antica metropolitana rialzata, appena restaurata e trasformata in parco a 10 metri d’altezza tra il Meatpacking District e Chelsea. Fiori di tutti i colori e 650 alberi spuntano dalle vecchie rotaie, affiancate da pensiline con panchine e gazebo di design. Un progetto decisamente audace, ma l’audacia architettonica è parte del codice genetico openhouse2di New York.

Uno dei più fulgidi esempi è il Woolworth Building, un grattacielo goticheggiante: colpì così tanto la fantasia della nazione che lo stesso presidente Wilson lo inaugurò nel 1913. Ma dal suo ufficio di Washington: premendo un bottone che simultaneamente accese tutte le luci del palazzo. Dopo l’11 settembre 2001 è impossibile accedervi, ma durante il weekend si potranno ammirare la lobby dalle volte gotiche, che lo fanno sembrare una cattedrale, e le pareti coperte di mosaici di vetro colorato.

Altra meraviglia architettonica, sconosciuta ai più, sono le ricchissime ed elaborate townhouse di fine Ottocento di Mount Morris Park, attorno alla 126esima Strada, ad Harlem. Si potrà visitare l’interno di alcune di esse; oggi molte sono state trasformate da fondazioni in studi per artisti, ma un rigoroso regolamento edilizio obbliga a conservare i dettagli originali dell’epoca.

Ma l’occasione unica di questa caccia al tesoro architettonico è la possibilità di entrare in alcune delle più originali residenze private della città. Come lo studio-casa dell’architetto Adam Kushner al Village, dove il sapiente uso di mattoni, legno, acciaio, acrilico e vetro trasforma un bilocale su due piani in un’autentica installazione. O il loft di un altro architetto (che mantiene l’anonimato), a NoHo, dove sembra non esserci continuità tra i 300 metri quadri interni e i 200 del giardino pensile. Dieci piani più sotto scorre il traffico frenetico dell’ora di punta. In alto gli uccelli cantano tra gli alberi.

Un’altra meraviglia di una città che non finisce mai di stupire.

Tutta da scoprire.

Gianemilio Mazzoleni

da IL CORRIERE DELLA SERA

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