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New York la nuova moda sono le bocce all’italiana

Ora New York ha il pallino delle bocce

Si calcola che a New York ci siano 18 campi da bocce nel quartiere Queens, 17 a Brooklyn, 10 nel Bronx I primi sorsero ad Harlem per volontà del sindaco di origine italiana Fiorello La Guardia, appassionato giocatore
Nuovi campi, molte donne coinvolte: la metropoli Usa impazzisce per l'”Italian game”

Tra la sfida a bocce fra donne al Van Cortlandt Park nel nordest del Bronx, città di New York, Usa e l’autoproclamatosi campionato europeo di bocce quadre in programma il prossimo 6 maggio a Castellinaldo,  nel Roero, provincia di Cuneo, corre un filo tutto italiano di memorie, di allegrie ludiche, di cheti sentimenti compressi in un rito motorio antico.

Le donne di quel parco hanno in maggioranza cognomi italiani, sono le figlie delle figlie di qualche coppia di emigranti. Il «New York Times» l’altro giorno ha dedicato una pagina alla loro presa di possesso di spazi pubblici dove le erbacce sbucate nelle crepe del disgelo stavano per averla vinta. Donne delle pulizie da esse imposte per accedere al gioco dei loro nonni, meno dei loro padri, meno ancora dei loro mariti. L’articolo ospita in italiano le parole bocce e pallino, e dice di nuova aurora di un gioco vecchio, grazie appunto a quellesignore.

Le fotografie del loro impegno sembrano quadri di Renoir sui giochi domenicali delle vispeterese parigine nei boschetti lungo la Senna.

Le bocce sono in effetti, nell’articolo newyorkese e nella storia mondiale dello sport, «an Italian game», un gioco «de noantri». Gioco che non è nato qui, forse in Grecia o in Turchia o in Cina, ma che è stato sempre connotato all’italiana. Nostri fra l’altro i campioni più celebri: di uno antichissimo, Giancarlo Bragaglia, hanno fatto proprio ieri il funerale a Torino.

Il «New York Times» ricorda che per permettere agli italiani come lui di giocare a bocce, Fiorello La Guardia, primo sindaco paisà di New York, appena insediato, nel 1934, sancì la creazione di spazi appositi nella zona est di Harlem. Adesso ci sono 18 campi a New York-Queens, 17 a Brooklyn, 10 nel Bronx. Ma sono in corso recuperi di tanti terreni, recuperi che sono conquiste: via le erbacce, un minimo di transennatura  e si gioca. Uomini in pantaloni scuri e camicia bianca, donne con camicetta e gonne. Come anche in gara giocavano una volta i nostri padri. E come in gara non si gioca più in Piemonte, in Italia. Dove la – come dire? – sportivizzazione della pratica è stata ultimamente spinta assai, a costo di creare una frattura visiva, comportamentale, persino sentimentale fra i vecchi sdatati adepti delle bocce, con la bottiglia di moscato sempre a portata sotto il pergolato,e i nuovi che vestono – uomini e (poche) donne – tute e shorts e T-shirt, e molti hanno lo sponsor che si firma, li firma

In Italia le bocce cercano la televisione che comincia a cercarle, e devono offrire un bel po’ di spettacolarizzazione. I tesserati sono 110 mila nelle quattro specialità, cioè volo, pétanque (dalla Francia, su ogni terreno), raffa e, novità, erba. Si predica uno sport atletico, con formule nuove, che prevedono anche 48 bocciate riuscite su 50 effettuate in 5 minuti, e corsa continua mentre corre il cronometro.

I 2-3 (chissà) milioni di appassionati delle vecchie bocciofile sono lasciati indietro, sia pure amorevolmente, adesso si tende ad adattare a bocciodromi capannoni paleoindustriali ma pure palazzotti dello sport. Diffusione nazionale, molte speranze sul Sud. Campionati mondiali con anche una trentina di nazioni, in attesa che regolamenti sintonizzati permettano di accedere alle Olimpiadi. La vecchia supremazia italiana e francese e casomai argentina (cioè italiana-bis) messa in pericolo dall’avvento di est-europei, specialmente sloveni e croati. Non ancora dagli statunitensi, gli uomini delle oriunde del Bronx.

Bocce in sintetico o acciaio, ma adesso sono quasi pronte quelle in lega metallica di vari colori, sempre per la spettacolarizzazione da video.

GIAN PAOLO ORMEZZANO da lastampa.it

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