Nella Cloaca Massima a Roma immerso un robot

Nelle viscere del Foro Romano
Un robot nella Cloaca Massima
In compagnia dell’archeorobot Lucius, un gruppo di archeologi, ingegneri e speleologi si cala nei meandri della Cloaca Massima per offrirci una nuova visione del luogo dove ha preso forma il maggior centro di potere dell’antichità classica

Nel sottosuolo del Foro Romano si dirama la Cloaca Massima, una rete di canalizzazione delle acque che risale a oltre 2000 anni fa. In alcuni suoi tratti, come questo, vicino alla Curia, raggiunge un’altezza di 2,50 metri.

La Cloaca Massima è la più antica rete fognaria che si conosca: un’opera di ingegneria e architettura che risale al VI secolo a.C., l’epoca dei Re di Roma, concepita per canalizzare i corsi d’acqua dell’area del Foro e delle colline circostanti e riversarli nel Tevere. Il gruppo può contare su un aiuto tecnologico innovativo: al suo fianco c’è l’Archeorobot Lucius, un veicolo anfibio teleguidato e dotato degli strumenti più avanzati e sofisticati, come i sensori laser in grado di effettuare rilevazioni tridimensionali e georeferenziate della rete fognaria.

«Per la prima volta nella storia dell’archeologia romana abbiamo potuto penetrare nella Cloaca Massima per una ricognizione così completa, profonda e dettagliata, non solo delle gallerie principali ma anche delle condotte di adduzione laterali: nessun essere umano si era mai avventurato in questi stretti cunicoli, anche perché le norme di sicurezza non lo avrebbero consentito», spiega Patrizia Fortini, archeologa della Sovrintendenza speciale dei Beni archeologici di Roma e responsabile del progetto Lucius Archeorobot: Sistema di esplorazione e documentazione della Cloaca Massima.

«Grazie a Lucius, oggi possiamo raccogliere una documentazione scientifica eccezionale, con dati obiettivi che ci offrono una conoscenza nuova e minuziosa di questo mondo sotterraneo», dice Fortini. Un’impresa senza precedenti, resa possibile dalla stretta collaborazione con Indissoluble.com, partner tecnologico con sede a Barcellona, che ha assemblato ben 30 elementi, messi a punto in varie parti del mondo, per “dar vita” a Lucius e dotarlo di una perfetta strumentazione.

Un’impresa significativa: perché il Foro Romano, la piazza per eccellenza dell’antica Roma, cuore della sua vita politica, economica e religiosa, in realtà non era stato ancora decifrato in tutta la sua complessità. Infatti, anche se è uno tra i luoghi più conosciuti e visitati del mondo, alcune delle sue strutture rappresentano tuttora un mistero

Il Foro Romano, situato in una valle tra i colli Palatino e Campidoglio, è strettamente legato alle origini di Roma. Per la sua ubicazione, era destinato a essere il centro della vita cittadina e il cuore delle attività politiche, commerciali e amministrative.

Nell’epoca arcaica, tra i secoli X e VI a.C., la valle del Foro era attraversata da una rete di piccoli corsi d’acqua soggetti al regime delle piene del Tevere. Paludosa per gran parte dell’anno, era utilizzata dagli abitanti delle aree circostanti come luogo di sepoltura. È al periodo dei re, cioè al VI secolo a.C, che risalgono i monumenti più antichi quali il Comizio, il Vulcanale, (un santuario dedicato al dio Vulcano, in prossimità del centro della città di Roma, l’Umbelicus Urbi) e la Regia.

Alla fine di quello stesso secolo, con l’ultimo re di Roma, ebbe inizio la costruzione della Cloaca Massima, importante opera di ingegneria per la canalizzazione delle acque, che contribuì in larga misura a rendere abitabile la valle intorno alla quale andava crescendo l’antica città. Fu quello l’inizio delle vera urbanizzazione dello spazio del Foro, cuore di Roma.

da nationalgeographic.it

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