L’atmosfera natalizia di Copenaghen

Copenaghen, città del Natale più autentico
Weekend natalizio nella capitale danese sotto la neve, tra i mercati di delicatessen e design.

Si viene subito a patti con l’atmosfera natalizia di Copenaghen all’arrivo in aeroporto che sembra un centro commerciale a tutti gli effetti, pieno di vetrine luccicanti, decorazioni e addobbi curatissimi in ogni dettaglio. La neve di fuori poi, completa il quadro. Il freddo si fa sentire ma parimenti l’accoglienza dei danesi. Fin troppo abituati alla rigidità del loro clima, i capricci del tempo nella stagione più fredda dell’anno non sono certo un problema. Te ne accorgi dai biondi baldi giovani che camminano per le strade innevate in felpa e con le scarpe da ginnastica, mentre i turisti (me compresa) sfoggiano piumini, cappelli, sciarpe, guanti e scarponi fino ai polpacci. Sotto i fiocchi di neve che si adagiano lievi su ogni superficie che incontrano restituendo spessore perfino all’aria, quasi quasi si finisce per credere nuovamente a Babbo Natale con la sua slitta e le renne, un po’ forse si torna bambini, perché si avverte un senso forte di autenticità persino dietro ogni “gadget” di Natale che spopola, a volte ridondante, in ogni vetrina.

Fortemente vissuto dai danesi il periodo dell’Avvento apre il sipario su tutta una serie di tradizioni che non si limitano al giorno di Natale. Il nome, innanzitutto. Si preferisce mantenere i termini pagani propri delle popolazioni nordiche pre-cristianizzate e, dunque, gli auguri si scambiano così: God Jul, Jule o Gèol. Poi c’è la ghirlanda dell’Avvento, composta da quattro candele che vengono accese una dopo l’altra rispettivamente le quattro domeniche di dicembre fino ad arrivare alla vigilia di Natale che è il giorno vero della grande festa natalizia danese. L’addobbo più tipico è senz’altro l’albero, l’abete da decorare con candele vere che vanno accese con fuoco vero. Insomma, niente elettricità attorno ai focolari del Natale danese, e niente alberi finti. La solidarietà è un tratto marcato di questo periodo e si esplica con un rito che si protrae da ben 107 anni, quello dei francobolli natalizi. Si tratta di veri e propri francobolli a tema da utilizzare per lettere, cartoline, biglietti d’auguri da scambiarsi di persona; vengono emessi da edicole, uffici postali e alcuni negozi e il ricavato viene impiegato per gestire le cosiddette “Case dei francobolli natalizi” dove trovano riparo e sostegno persone in difficoltà. Nell’aria, insomma, c’è odore di buono e non solo grazie alle fragranze dei dolciumi tipici del periodo.

Si cammina per le strade, specie le più centrali come lo Strøget o l’area dei canali di Nyhavn, letteralmente avvolti dall’olezzo di caramello e cannella. Le mandorle calde croccanti zuccherate vengono vendute dai banchetti per le strade o nei caratteristici mercatini che abbondano in città. Qualche indirizzo: a Nyhavn (fino al 22 dicembre) tra le barche e i caratteristici canali, nell’ex quartiere dei macelli Kødbyen che dal 2009 ha ospitato il suo primo mercatino di Natale a base di delicatessen e design, nel quartiere hippie di Christiania dove si trova il più alternativo mercatino con prodotti unici realizzati a mano, nel parco tematico di Tivoli dove l’immaginario più vivido legato al Natale prende consistenza in maniera molto convincente anche per gli adulti, tra giostre, carillon, bancarelle, personaggi fiabeschi, fate e folletti, Babbo Natale in persona e tante luci a coronare la favola.

A proposito di delicatessen, il sapore natalizio danese è decisamente dolce con i biscotti alla vaniglia di Claus Meyer. i Brunkager, biscotti alle spezie e l’ottimo dessert ris à l’amande, un dolce a base di latte, panna montata, vaniglia e  mandorle tritate servito con sciroppo di ciliegie caldo. Ovviamente, come ogni città nordica che si rispetti, il freddo viene contrastato anche con il gusto alcolico di birre a volontà e anche il Natale ha la sua birra. Un ottimo indirizzo dove assaggiarla è il micro birrificio e brasserie Nørrebro Bryghus a Ryesgade 3, all’interno di una ex fabbrica riadattata risalente al 1857. L’unico problema qui è smettere di bere! Ai tavoli ciascun commensale viene servito con almeno 3 bicchieri diversi, e quello per l’acqua non è nemmeno preso in considerazione. Se il buongiorno si vede dal mattino …

da LASTAMPA.IT


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