My Little Paris la guida a Parigi degli indirizzi segreti e bizzarri

E’ questa la Parigi degli indirizzi segreti e bizzarri

Dagli hotel ai ristoranti passando per la moda la guida e il sito offrono un elenco inesauribile di proposte
Nella guida “My little Paris”
una miniera di opportunità
Ristoranti, negozi e servizi
per stupire se stessi e gli altri

C’è il ristorante con un tavolo solo e il sarto che clona il vestito preferito che, proprio per questo, è irrimediabilmente logorato dall’uso. C’è il sito dove ti automandi una mail decidendo quando ti deve arrivare (fra un anno, dieci, cento) e l’indirizzo del «fish pedicure» con i pescetti che massaggiano i piedi. C’è il fotografo che realizza un libro con tutte le foto dell’appartamento da cui hai appena traslocato e il «crieur de rue» che raccoglie i messaggi degli abitanti del Ventesimo arrondissement e li declama sulla pubblica piazza.

Benvenuti a Parigi, una città dove il terrore è quello di non fare ciò che fanno tutti, ma la speranza è quella di fare oggi ciò che tutti faranno domani. Da anni, la Bibbia della vera parigina, lacerata come un’eroina di Racine fra l’obbligo di seguire le mode e la voglia di lanciarne una, è il sito www.mylittleparis.com , inesauribile miniera di indirizzi segreti, idee insolite, mete particolari, attività bizzarre, quelle che si fanno per poterle poi raccontare. Tanto di successo che adesso il verbo si è fatto libro, «My little Paris», alias «La Parigi segreta delle parigine», che ovviamente vale anche per chi parigina non è, ma aspira a diventarlo o vuol far credere di esserlo. Dunque, l’ideale anche per un weekendino chic dove non si voglia passare tutto il tempo ad apostrofare gli indigeni con «Noio vulevam savuar»…

Peraltro, alcune delle attività proposte sono del tutto adatte anche ai maschietti. Per esempio, mangiare. Il ristorante con un tavolo solo è ovviamente italiano, anzi siciliano, e in realtà è il retrobottega del negozio di Cédric Casanova, il grande specialista dell’olio d’oliva. Infatti si chiama «La tête dans les olives», la testa nelle olive. Prenotazione, più che gradita, obbligatoria. Però c’è anche la cena underground, quella di cui non sai né dove si svolgerà né quando né con chi, usanza newyorchese approdata dall’altra parte dell’Atlantico: ti iscrivi ([email protected]) e aspetti istruzioni, sperando al momento venuto di trovarti seduto accanto a Brad Pitt o ad Angelina Jolie, a seconda del sesso e dei gusti.

Trattandosi però di una guida al femminile, il capitolo vestiti è particolarmente nutrito. Geniale l’idea di quelli di www.jeveuxlememe.fr, cioè «voglio lo stesso»: lo stesso vestito-feticcio, amatissimo ma ormai da buttare. E invece no: un messo lo ritira e lo riporta 48 ore dopo con un preventivo. Se l’accettate, arriverà un clone identico all’originale come la pecora Dolly. E alla «Boutique sentimentale» di rue du Roi de Sicile, nel Marais modaiolo, c’è il calzolaio che rifà pari pari le vostre scarpe preferite e ormai fuori catalogo. Ma le Sophie Kinsella di Parigi butteranno sugli indirizzi degli stock delle grandi griffe, dove lo stesso abitino costa molto meno che nella boutique ufficiale.

Internet, naturalmente, ha moltiplicato le stranezze. Così su www.futureme.org si può mandare una mail a se stessi, decidendo quando dovrà arrivare: ideale per chi pensa di essere il suo miglior amico. Peraltro c’è anche il sito (canadese, per la verità: www.pantybypost.com ) che spedisce la lingerie a domicilio, con varie forme di abbonamento. Per esempio, mensile: così, ogni mese per un anno, due o cento, la mutandina nuova e sfiziosa approderà nella cassetta delle lettere della fanciulla un po’ feticista.

Da non perdere poi la celebre cabina telefonica di Sophie Calle, sul pont du Garigliano. Si tratta di una normale cabina, provvista però di una targa dove madame Calle, un’eccentrica artista autoproclamatasi «agitatrice di pensieri», spiega che conosce il numero e ogni tanto chiama per il piacere di fare quattro chiacchiere con il perfetto sconosciuto che abbia voglia e tempo di tirare su la cornetta e starla a sentire.

E poi, divagando: il «fish pedicure» (al 3 della rue des Fossés Saint-Jacques, nel Quinto) dove i pescetti Garra rufa, alias «pesci dottore», massaggiano i piedi preventivamente messi a mollo; «L’Hôtel» a Saint-Germain, un albergo così discreto e raffinato da non aver nemmeno il nome, dove si può affittare per un’ora una piscina privata; il «Pixel bar» (sempre Sesto, rue Dauphine) dove è il cliente a decidere gli ingredienti del cocktail e poi a dargli il nome (ma in caso di intrugli particolarmente disgustosi interviene il barman)… Fra i mestieri più folli, oltre allo strillatore di messaggi ricordato sopra, c’è anche il «détective de soirée» (www.germainpire.info ) che scova le mitiche feste segretissime frequentate dai soliti noti e, soprattutto, vi ci fa entrare. E l’idea di realizzare un libro fotografico sul proprio appartamento non è male: lui, il fotografo d’interni, si chiama Ricardo Bloch, www.ricardobloch.com.

Morale: sarà vero, come diceva il dottor Johnson, che chi è stanco di Londra è stanco della vita. Ma a patto di riconoscere che la regola vale anche per Parigi (dove tuttavia un tantinello stanchi, non di Parigi ma dei parigini, alle volte, in effetti, si è).

ALBERTO MATTIOLI da lastampa.it

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