Musica classica e Capodanno

A Capodanno dopo Vienna
e Venezia sbuca Pavarotti
Tutti i concerti in televisione

ALBERTO MATTIOLI

vienna_capodannoE’ il primo dilemma dell’anno: Vienna o Venezia? I soliti valzer o i consueti sempreVerdi? La Rai, che com’è noto è così sensibile alla musica «colta», ha deciso anni fa in pieno trip autarchico di non trasmettere più in diretta il Concerto di Capodanno da Vienna ma l’imitazione «made in Italy» della Fenice. Così domani il telespettatore avrà alle 12.20, su Raiuno e in diretta, la seconda parte del concerto veneziano, alle 14 su Raidue in differita tutto quello viennese (mentre, quando ancora quest’ultimo era in diretta, ne veniva trasmessa solo la seconda parte). Chi è più tecnologicamente attrezzato con canali satellitari e simili o semplicemente vede qualsiasi altra televisione statale del mondo civilizzato (con Vienna ne sono collegate 72!) ascolta quel che gli pare.

Fin qui il «quando». Quanto al «cosa», i Wiener Philharmoniker hanno invitato per la seconda volta Georges Prêtre, 85 anni, già sul podio più mediatico del mondo nel 2008. Programma tradizionale con i bis d’obbligo, dall’immancabile Sul bel Danubo blu all’immarcescibile Marcia di Radetzky con i clap-clap dello scelto pubblico. Più un’attenzione particolare per Otto Nicolai, che compie duecento anni nel 2010 e viene festeggiato con la celebre ouverture delle sue Allegre comari di Windsor. I privilegiati in sala sono 1.750, le richieste per un biglietto circa 70 mila, i telespettatori nel mondo oltre un miliardo. Nei filmati danzati, solitamente atroci, balla anche Eleonora Abbagnato. A Venezia il concertone è meno banale del solito, non per il programma, la solita macedonia di hit operistiche (nella prima parte c’è la Settima di Dvorak, ma non vorremo davvero trasmettere in tivù una sinfonia, addirittura intera!), ma perché sul podio sale un direttore di prestigio e non aduso a questo repertorio come sir John Eliot Gardiner. Interessanti anche le voci. Francesco Meli è il giovin tenore italiano più apprezzabile e infatti apprezzato, Anna Caterina Antonacci la nostra primadonna più geniale e infatti pochissimo scritturata in Italia. Sarà curioso ascoltarla, oltre che in Carmen che, anche per i francesi, è cosa sua, nel «Velo» del Don Carlo.

Ma domani chi ama l’opera superi il disgusto per il televisore e faccia lo sforzo di riaccenderlo in prima serata su Raidue. Il titolo è retorico (Pavarotti, la voce degli angeli) e la presentazione del direttore di rete Massimo Liofredi inquietante («il pianoforte al quale Pavarotti si allenava»: sì, faceva le flessioni!), ma lo speciale su Big Luciano promette di essere interessante sul serio. Per due ragioni: lo firma Giancarlo Governi e la ricostruzione di vita e opere del tenorissimo (speriamo appunto più di opere che di concertoni) è proposta in una formula insolita che mischia filmati di repertorio e inediti, interviste e anche fiction. Un omaggio giusto, speriamo al Pavarotti vero e non a quello pop, quindi taroccato, che ci viene riproposto ogni volta che lo si ricorda.

da LA STAMPA

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