Musei ecco dove si può visitare la moda

Moda-musei: il bello nel bello
Dai costumi antichi ad Alexander McQueen, dagli abiti alle immancabili scarpe, guida ai luoghi che racchiudono la storia della fashion. A Firenze, Londra, New York o Kyoto

di Flaminia Festuccia

Fashioniste (e fashionisti) di tutto il mondo unitevi: ecco il viaggio che fa per voi. Se è vero che molte volte la vera moda è quella che si annusa per strada, cogliendo lo street style del momento, è ancor più vero che come con materia ed energia nell’universo fashion nulla si crea e nulla si distrugge. Ma tutto, sempre, racconta un pezzo di quello che siamo o siamo stati. E così, oltre ad ammirare le creazioni più fantasiose della moda, ci si riscopre un po’ antropologi o sociologi, finendo per pensare che forse sì, è proprio vero: l’abito fa il monaco.

Fashion and the City. Nella mecca della moda mondiale d’obbligo una visita alla ricchissima collezione di moda del Metropolitan Museum of Art. Svariati secoli di storia del costume spalmati su 5 diversi continenti racchiusi nel cuore di New York: questo è il Costume Institute, che amerà sia chi è in cerca di un’esperienza culturale che il più irriducibile dei fashion-addicted. Programmate la visita con attenzione, però: la collezione permanente (qui le foto di ogni capo ) non è sempre visibile, ma ogni settimana ci sono eventi speciali e tour guidati per poterne ammirare una parte. E se avete in programma a breve una visita nella Grande Mela, tenete a mente questa data: il 4 maggio si inaugura una mostra dedicata a Alexander McQueen, il grande stilista morto suicida nel febbraio scorso a 40 anni. c’è tempo fino al 31 luglio per visitarla, e ammirare un centinaio delle sue visionarie creazioni.

Interamente dedicato alla moda, con mostre a rotazione ed esposizioni permanenti, è il Museum at Fit (), tra la Seventh Avenue e la 27°, nel cuore di Manhattan. Rispetto ad altre collezioni, come ad esempio quella del Met, è meno focalizzato sulla storia del costume e più sui punti di svolta della moda contemporanea: spazio agli stilisti degli ultimi 50-60 anni, agli accessori e anche alle scarpe: bel 4mila paia tra cui figurano anche moderni oggetti del desiderio (Manolo Blahnik al primo posto). Per motivi logistici la sterminata collezione del museo non è mai visibile tutta insieme, ma ci sono mostre tematiche che permettono di ammirarne  aspetti particolari. Fino all’11 maggio, ad esempio, il Museum at Fit si focalizza sull’evolversi della moda maschile e femminile a confronto, dal Settecento fino agli anni Novanta, per vedere come cambia ciò che consideriamo “da uomo” e “da donna” e soprattutto come l’evolversi della società ha influito sui capi di moda decennio per decennio. Il Giappone contemporaneo è invece al centro di un’altra mostra (prolungata fino al 2 aprile), dalla “rivoluzione” degli anni ‘80 allo street style cosplay d’ispirazione manga. Una notizia che lo rende ancora più interessante: l’ingresso al Museum at Fit è sempre gratuito.

Dalla calzature dell’uomo preistorico Otsi ai vertiginosi zatteroni anni Settanta, passando per i calzari metallici dei cavalieri fino ai pezzi che hanno fatto la storia della moda contemporanea. Il Bata Museum di Toronto avrebbe fatto la gioia del Nanni Moretti che in Bianca spiava dalla finestra del seminterrato le scarpe dei passanti. Qui i protagonisti sono i piedi, o meglio: tutto ciò che li circonda, scalda, adorna o protegge (non a caso c’è anche una mostra dedicata alle calze). Dalle sezioni etnologiche (dedicate all’estremo oriente o alle popolazioni dei climi polari, ad esempio), si passa all’esposizione di scarpe moderne, dall’Ottocento in poi. Non mancano pezzi modaioli come decolletée vertoginose o storiche produzioni di casa Nike, come le prime Air. Da non perdere una capatina al negozio del museo, che però di scarpe non ne vende. In compenso, oltre a libri e poster, potrete tornare a casa con ogni tipo di gadget realizzato a forma di calzatura. Per mettere alla prova le vostre conoscenze sulle scarpe e i piedi umani, sul sito c’è anche un divertente quiz da fare da casa, prima di tuffarsi tra le oltre diecimila calzature esposte al museo.

Italians do it better. La storia della moda italiana è tutta qui: a Palazzo Pitti a Firenze, nella Gallerie del Costume, con abiti, accessori e costumi teatrali a partire dal Settecento. Qui si può sbirciare nel guardaroba di personaggi sotirci come Eleonora Duse e  Franca Fiorio, insieme ad esemplari storici delle maison d’alta moda italiane (con qualche concessione agli stilisti stranieri): tra di loro Armani, Pucci Versace, Missoni e Yves Saint Laurent, così come non manca una ricca sezione di abiti teatrali.

Nel Museo Mazzucchelli, invece, accanto a vestiti datati tra il Settecento e il Novecento, ci sono anche accessori  e oggetti che, più genericamente, fanno parte del costume. Un’intera sala (l’ex cucina della villa in cui è ospitato il museo) è occupata da un’esposizione legata ai lavori domestici del passato: pentole e bilance, strizzatoi, ferri da stiro, lampade ad olio, strumenti per la filatura e la tessitura, macchine da cucire e macchine da maglieria. Ma c’è anche l’evoluzione della biancheria femminile, e una ricca collezione di abiti da sposa.

Il più nuovo però è a Milano, a Palazzo Morando in via Sant’Andrea: il “Museo del costume, della moda e dell’immagine”, inaugurato meno di un anno fa: sembra strano per una città che è tra le muse della moda mondiale, ma per fortuna la lacuna è stata colmata. Oltre duemila metri quadri di esposizioni, sale per conferenze e collezioni fisse e temporanee. Non mancano i costumi tetrali – e come potrebbe essere altrimenti vista la storica tradizione della Scala –  ma il museo si propone anche e soprattutto come spazio  di confronto e discussione. Un modo di guardare la moda diversamente, ad esempio abbinando i costumi storici ai quadri della stesa epoca, ma anche con spazi di discussione e creatività.

Tra antico e moderno. Ad Anversa c’è un museo che mette d’accordo nonne e nipoti: per farla brava, gli amanti dei vecchi merletti e quelli delle rigorose geometrie di Yohji Yamamoto. La collezione del Momu , infatti, si divide equamente tra antico e moderno, anzi: contemporaneo. Anche qui mostre a tema che ruotano nel corso dell’anno (a breve, ad esempio, “Knitwear in fashion”, sull’alterna popolarità dei capi a maglia sia sulle passerelle che nella moda di tutti i giorni)

Non solo mostre dal vivo: il Victoria and Albert Museum, per la sua sezione fashion ha anche un ricchissimo sito internet che si rivela una vera bibbia per gli amanti della moda e di tutto il mondo dei tessuti. Qui si esplorano infatti non solo gli stili, ma anche le tecniche: patchwork, ricamo, tye-and-dye e così via, in un’attenzione alle mode a tutto tondo. Dal 20 marzo, ad esempio, è in programma un’accurata mostra sulla tradizione inglese di trapunte e coperte: in seta o velluto, con ricami elaborati o cucite con la tecnica del patchwork, stampate con motivi geometrici o che raccontano storie realmente accadute.

Se i copriletti non vi appassionano, il posto che fa per voi è la Fashion Gallery, che mette in mostra i capi più amati dal Settecento ad oggi (incluse le zeppe di Vivienne Westwood). Per gli animi romantici, invece, è in preparazione una grande mostra sugli abiti da sposa (e da sposo) dal 1840: in attesa di vederli dal vivo nel 2013, c’è una ricca galleria  in continua espansione su cui chiunque può caricare la fotografia del proprio matrimonio (ma anche nonni e bisnonni sono più che graditi) e ammirare mode e stili matrimoniali, dai lunghi abiti formali di fine Ottocento ai corti sbarazzini degli anni Sessanta, fino agli imbarazzanti volumi degli anni Ottanta

Occidente in Oriente. Sembrerà una contraddizione, ma è a Kyoto, in Giappone, che si può trovare la collezione più vasta al mondo di moda occidentale. Oltre undicimila pezzi e tredicimila documenti, tutto conservato in teche con il giusto grado di umidità e la temperatura perfetta. Anche se le collezioni partono dal Diciassettesimo secolo, il Kyoto Costume Institute è un vero paradiso per chi ama la moda contemporanea: il museo infatti ha ricevuto importanti donazioni da alcuni dei maggiori designer attuali, come Chanel, Christian Dior, Louis Vuitton, e ha addirittura un migliaio di pezzi provenienti dal laboratorio Comme des Garçons.

Per una visita virtuale, c’è un archivio di una piccola parte dei vestiti che potrete ammirare sul posto, divisi per decenni e accompagnati da accurate descrizioni e commenti. La filosofia del museo è di permettere a tutti di studiare da vicino i capi che hanno fatto la storia della moda. Proprio per questo, dato che non tutti possono essere mostrati contemporaneamente – è una collezione immensa – il il Kyoto Costume Institute mette a disposizione dei ricercatori le foto in alta definizione e le storie di ciascuno degli undicimila vestiti e accessori.

da VIAGGI.REPUBBLICA.IT

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