Mostra del Tintoretto alle Scuderie del Quirinale e Vittorio Sgarbi

Scuderie del Quirinale: Tintoretto un ribelle nella Venezia del ‘500.

Alle Scuderie del Quirinale ieri si aperta la mostra sul pittore cinquecentesco Tintoretto, curata da Vittorio Sgarbi. L’allestimento ruota intorno a tre tematiche: mitologico, religioso e ritrattistica e non mancano i grandi capolavori commissionati dalla Scuola Grande di San Rocco di Venezia. Non mi sorprende sapere che l’ultima mostra dedicatagli sia stata realizzata ottant’anni fa, ma per fortuna il nostro secolo riapre l’attenzione sul pittore.
Il “maestro della luce” non ha goduto di grande fortuna nel novecento. E basterà leggere qualche pagina del Viatico del critico Roberto Longhi per capirne la ragione. Paragonato all’istituzionale Tiziano, le sue tele apparivano per gli accademici carenti nella tecnica del disegno, troppo audaci nell’utilizzo del colore e prive di leggi prospettiche, da praticone insomma. In aiuto potrebbe venirci il filosofo Sarte, più che la Mazzucco (come nella mostra). Egli spiega la sfortuna del “ribelle” Tintoretto in chiave esistenzialista. Scopriremo attraverso la sua visuale contemporanea, che egli rispondeva solo ai bisogni del proprio stato interiore (speriamo che gli artisti così siano tanti), determinato dalla spazio che viveva, cioè Venezia. Non la Venezia istituzionale dei fasti, del doge e delle feste per aristocratici, ma quella di un uomo in lotta con la società. Tintoretto è Venezia ed è stato anche un pittore coraggioso.

Maria da artsblog.it

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