Mont Saint-Michel tornerà isola

Mont-Saint-MichelMont Saint-Michel: così tornerà isola

Via al progetto che sottrarrà l’eremo della costa normanna alla palude che via via lo aveva virtualmente annesso alla terra ferma. Sarà finito nel 2015. Costo: 300 milioni. Ma è polemica

Per incamminarsi sulla retta via due chilometri sembrano davvero pochi. Eppure sotto alle pendici del Mont Saint-Michel, il luogo più sacro e più visitato di Francia, si litiga per fare meno strada possibile. Pigrizia spirituale, o forse pigrizia e basta. Comunque, l’ennesimo segnale che l’abbazia benedettina assomiglia sempre meno a un luogo di culto ereditato dal Medioevo e si avvicina invece molto a una moderna Disneyland. Tre milioni di visitatori che ogni anno s’inerpicano su un pezzo di storia sacra, bellissimo ma poco più che uno scoglio. Torpedoni che scaricano comitive, chioschi con panini, trilli di cellulari in quello che un tempo era mèta di penitenza e meditazione per cavalieri e sovrani.

Qualche giorno fa, alle pendici dell’isolotto sono arrivate le prime ruspe. È stato finalmente tagliato il nastro dei faraonici lavori che dovranno riportare il mare intorno all’isolotto roccioso, diventato ormai da decenni una collina circondata dalle sabbie mobili. Niente a che vedere con la spettacolare veduta che si offriva ai pellegrini sino alla fine dell’Ottocento: un eremo in mezzo alle onde. Colpa delle dighe agricole e della mutazione delle correnti. Già François Mitterrand promise di “restituire la dimensione marittima” alla roccia che fu visitata, si narra, dall’arcangelo Michele. Ma solo ora si comincia, e nonostante la crisi: i costi superano i 200 milioni di euro, in gran parte finanziati dallo Stato.

Ma il consenso intorno a questo gigantesco cantiere – frutto di discussioni interminabili, gruppi di esperti, pareri di ingegneri e geologi – è andato in frantumi nelle ultime settimane, quando è divenuto chiaro che, con il nuovo progetto, i visitatori dovranno camminare almeno un chilometro per arrivare fino all’abbazia. E altrettanto dovranno fare per raggiungere al ritorno la macchina o un mezzo pubblico. L’orrendo parcheggio che sta ai piedi del Mont Saint-Michel sarà infatti distrutto tra qualche mese, mentre quello in costruzione si trova dietro la nuova diga eretta sul fiume Couesnon, tre chilometri più indietro. La distanza sarà coperta dalle navette elettriche, ma rimane un tratto da percorrere a piedi, o con un mezzo molto meno futuribile, le carrozze a cavallo. Ad aumentare la polemica, c’è l’annuncio di Veolia, la società che gestisce il cantiere della sosta per le automobili, sull’aumento del prezzo per parcheggiare. Da 5 a 8 euro.

“È assurdo, volevamo incrementare il turismo e invece così lo scoraggiamo”, tuona Patrick Desgué, guida locale e fondatore dell’associazione per “l’accesso al Monte” che sta raccogliendo firme e si fa portavoce della protesta cresciuta nelle ultime ore come una marea, fenomeno peraltro connaturato al luogo. “Con questo sistema – sintetizza – andare a visitare il Mont Saint-Michel diventa più caro e meno comodo”. Molti gruppi locali, tra i quali anche gli albergatori e la Camera di commercio, chiedono che le navette elettriche possano entrare fin dentro il nuovo parcheggio, com’è previsto per persone disabili e anziani. La terrena preoccupazione per salvaguardare il giro d’affari e l’indotto nell’economia del luogo prevale insomma sull’obiettivo paesaggistico. “In inverno – continua Desgué – nessuno avrà voglia di farsi due chilometri a piedi sotto alla pioggia, che qui sappiamo essere frequente”.

L’ente che gestisce i lavori finora non ha voluto sentire ragioni. Il ritorno dell’insularità del Mont Saint-Michel comporta un costo, anche fisico. Anche in quest’argomentazione c’è un calcolo pratico: aumentare il percorso delle navette comporterebbe una spesa supplementare stimata in 4,5 milioni di euro. “Vogliamo ripristinare le condizioni originarie di questo luogo, tra le quali anche un percorso pedonale obbligatorio”, spiega François-Xavier de Beaulaincourt, l’ingegnere alla guida del cantiere.

L’attuale strada asfaltata, costruita più di un secolo fa, verrà distrutta. Al suo posto ci sarà un ponte sottile, che finirà su un terrapieno sotto le mura. Il mare tornerà non prima del 2015, secondo i calcoli, anche se con le maree il Monte sarà davvero immerso nell’acqua solo poche settimane all’anno. Con la complessa opera idrogeologica, sarà anche ricostituito l’ecosistema della baia, qualcuno spera addirittura nel ritorno di specie ormai estinte come i salmoni e le foche. La tecnologia al servizio del progetto non ha però previsto l’insorgere di una caratteristica umana, molto umana. La pigrizia.

di Anaïs Ginori da repubblica.it

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