Mollo tutto e vado in barca

barca a velaMollo casa e ufficio, vado a vivere in barca in mezzo all’Oceano
L’immagine dell’imbarcazione per chi vuol cambiare vita
Arriva il 14 metri per chi vuole cambiare vita. Per sempre

Ora anche il marketing punta sul fenomeno dell’«adesso basta, mollo tutto». Scopre lo slogan e lo fa proprio per promuovere quello che anche l’industria, nel frattempo, ha pensato: fornire un mezzo, uno strumento a chi della vita tutta casa e ufficio non ne può proprio più.
È il caso di una barca. Chi non sogna di lasciare la città e navigare? AluYacht, un cantiere italiano, ha progettato un’imbarcazione a vela che consente di chiudersi la porta di casa dietro le spalle e gettare la chiave, scegliendo il mare. «La nostra mission è realizzare barche per chi ha una gran voglia di “mollare gli ormeggi”, di lasciarsi trasportare dal vento in giro per il mondo, lungo rotte che tracciano i meridiani dei loro sogni» spiega Luca Benigni, industriale bergamasco, che s’è messo a costruire vele in alluminio con una delle sue aziende, la Metalmec.

«Una barca per mollare tutto? Bello!» esclama, dal pozzetto della sua vela Simone Perotti, ex manager e oggi scrittore/skipper, dopo la svolta che lo ha portato dall’ufficio al mare e ad una casa nell’entroterra ligure. Lui, il «mollare tutto», lo ha praticato e anche teorizzato, con un saggio («Adesso basta», Chiarelettere), che ha già venduto 40 mila copie e tirato sette edizioni. «Negli ultimi 5-8 anni sono tantissime le persone, anche con figli, che lo hanno fatto», conferma. «Non solo in Italia, ma in tutto il Nord-Ovest del mondo».

E allora, barca sia. Quella che propone Aluyacht è un 14 metri con scafo in alluminio, concepito per le grandi crociere transoceaniche, ma facile da manovrare. Insomma, non occorre essere dei Soldini, fermo restando che una certa preparazione e dimestichezza a bordo è indispensabile. «È una barca per chi vuole navigare lontano, con uno scafo solido, possibilità di trasformazioni personalizzate e design dal gusto italiano, senza rinunciare a performance da crociera. Una barca che può essere pratica, ma anche lussuosa, lasciando al proprietario la possibilità di allestirla in funzione dei suoi gusti, delle sue mete e anche del suo budget», ne traccia l’identikit Davide Zerbinati, il progettista.

Tutto è pensato per favorire la scelta. Il guscio in alluminio significa durata nel tempo, spese di manutenzione ridotte rispetto alla vetroresina o il legno («Volendo possiamo fornirlo anche grezzo, senza verniciatura» dice Benigni), robustezza con un peso contenuto. E la possibilità di riparare gli eventuali danni anche in capo al mondo. C’è la struttura della carena a doppio fondo a camere stagne, che garantisce di evitare l’affondamento anche in caso di gravi urti. C’è una coperta spaziosa, la possibilità di manovrare la barca stando nel pozzetto, e dunque timonarla e condurla anche se si è soli a bordo.

E ancora. C’è la poppa tagliata di netto, quasi verticale sull’acqua, per guadagnare spazio in coperta, con il vano-garage per il tender e con una «spiaggetta» (piattaforma) che facilita l’accesso al mare. Gli interni? «La versione standard è con tre cabine, due a poppa e una a prua. Ma l’ideale per le lunghe navigazioni è la soluzione con due cabine e la terza adattata a officina-magazzino» spiega il costruttore. In quanti a bordo, insomma? «L’optimum è quattro persone».

Dalla barca al marketing. AluYacht 480 è pubblicizzata come il «guscio» giusto per «mollare
tutto». «Noi ci rivolgiamo a un mercato di nicchia. Ci sono tanti che pensano di mollare tutto, pochi che lo fanno poi veramente, dopo magari una lunga maturazione. Noi proponiamo un prodotto che vuole aiutare questi ultimi a realizzare l’idea. Una barca che offre loro la tranquillità necessaria di un mezzo adeguato al sogno. E che forse non trovavano ancora sul mercato». Un tempo, però, nel marketing sarebbe stato azzardato parlare di «mollare gli ormeggi». «Sì, ma oggi non è più un tabù».

Ma lei «mollerà tutto?». Benigni sorride. «Ci ho pensato, mi piace sognare, ma ho compiute scelte che non credo me lo consentiranno mai. Mi fa piacere pensare però che posso aiutare altri, con un mio prodotto, a realizzare questo sogno. Anzi, pensare che proprio la mia barca possa essere il gradino da cui spiccare il volo».
Resta il prezzo. Minimo 400 mila euro, chiavi in mano, pronta per navigare. Anche sognare costa.

FABIO POZZO da lastampa.it