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Michele Serra non lamentiamoci di una estate bella fresca he ad Alassio piova in luglio è roba da niente, perché ad Alassio, ventimila anni fa, arrivavano i ghiacciai, decisamente troppo duri per piantarci un ombrellone.

michele serraL’AMACA del 03/08/2014
L’estate piovosissima induce a legittimi cupori di categoria (albergatori con le mani nei capelli, contadini alle prese con campi ammuffiti e vigne deperite), riattizza la solfa catastrofista sul clima che è impazzito, scompiglia i guardaroba. Mai visti, però, altrettanti arcobaleni, mai goduto di un fresco così piacevole, anche in città, con il perfido fiato artificiale dei condizionatori quasi ovunque spento. La domanda è se siamo ancora in grado di adeguarci a qualcosa di diverso e di “scomodo” — vedi un luglio con quasi costante uso di felpa — oppure se siamo irrimediabilmente schiavi di un rosario di comodità e abitudini che non danno scampo, non ammettono eccezioni.

Così che doversi attrezzare a leggere un libro invece che andare in spiaggia, o rimandare una partenza, o rinunciare a un giro in bici, scatena umori tragici (“ma questa è la fine del mondo!”) o nevrastenici (“è un’estate maledetta!”). Quelli che dicono “da cento anni non pioveva tanto” fanno benissimo a dirlo, per onor di statistica; ma dovrebbero aggiungere, per la propria e l’altrui quiete, che cento anni, rispetto al tempo cosmico del quale dopo tutto siamo ospiti, è meno di un battere di ciglia. E che ad Alassio piova in luglio è roba da niente, perché ad Alassio, ventimila anni fa, arrivavano i ghiacciai, decisamente troppo duri per piantarci un ombrellone.

Da La Repubblica del 03/08/2014. michele serra via triskel182.wordpress.com

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