Michele Serra la guerra a Treviso tra i coltivatori di Prosecco e ambientalisti ma I fautori del primato del “local” dovrebbero riflettere sul fatto che le grandi bonifiche, le tutele ambientali importanti li fa lo stato non il local

Molinetto della Croda di Refrontolo treviso morti torrente in pienaL’AMACA del 05/08/2014
COME nell’ormai infinita teoria di casi precedenti, anche nel violento urto d’acqua tra le vigne del Prosecco l’impressione è che le povere vittime dell’incuria del territorio ne siano, almeno in parte, anche artefici. Tutto ciò che non ha riscontro economico immediato (per esempio la custodia di crinali e fossi, o il mantenimento dei boschi che dividono e assorbono le piene) stenta a ritagliarsi un posto nei progetti indigeni. I fautori del primato del “local” dovrebbero riflettere sul fatto che le grandi bonifiche, le tutele ambientali importanti (per esempio i parchi nazionali e regionali), gli interventi lungimiranti vengono quasi sempre imposti da un’autorità statale, da uno sguardo esterno in grado di mettere a fuoco da lontano un territorio.

Si chiama “politica”: permette di organizzare e stimolare azioni che non sono spontanee, di mettere in relazione i bisogni locali e conoscenze spesso “straniere” rispetto alle usanze, di ampliare (e di molto) la percezione del tempo e dunque dei costi e dei ricavi, di mettere a disposizione risorse economiche indisponibili sul posto. Se mai si farà, la sempre citata e mai realizzata “messa in sicurezza del territorio” sarà dovuta a un’imposizione politica, al salto di qualità deciso da una classe dirigente finalmente coraggiosa. Che dovrà spiegare agli stessi che piangono i morti che un territorio non può essere solo spremuto, come i grappoli d’uva. Va anche protetto, sanato, assecondato nella sua morfologia millenaria.

Da La Repubblica del 05/08/2014. Michele Serra via triskel182.wordpress.com

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