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Il Messico contro il troppo “turismo apocalittico” alla ricerca dei Maya

Turismo apocalittico,  il Messico dice no

Non è vero, ma a tanti turisti piace. Le pseudo profezie maya legate al 21 dicembre 2012 attraggono viaggiatori poco informati a colpi di new age, curiosità e marketing esotico. L’industria del turismo incassa, ma in Messico studiosi ed esperti di archeologia cominciano a essere stanchi di una promozione da cartolina che rischia di presentare il Paese come una specie di “Disneyworld maya”. Il problema è più ampio, in realtà, e non riguarda solo la banalizzazione della straordinaria ricchezza culturale messicana (eventuale scenario di rituali di “fine mondo”). Negli ultimi due mesi un’ampia fetta del settore culturale messicano, fra cui ricercatori, storiografi, scrittori o archivisti, ha alzato la voce contro l’amministrazione del patrimonio pubblico: la protesta più rumorosa e simbolica è stata l’occupazione parziale del celebre Museo Nazionale di Antropologia di Città del Messico.

Le autorità hanno liquidato la polemica come una lotta sindacale interna all’Inah (l’Istituto nazionale di antropologia e storia del Messico), ma il malumore infiamma le reti sociali. In Messico l’orgoglio per la storia nazionale e l’eredità maya e azteca si impara fin da piccoli, sui banchi di scuola. L’accusa di maltrattamento e mancata tutela del patrimonio è grave, non solo per gli addetti ai lavori. I siti archeologici non sono location per eventi e spettacoli, ricordano gli studiosi. Dopo aver ospitato concerti di Luciano Pavarotti (1997), Placido Domingo (2008) ed Elton John (2010), le piramidi di Chichen Itzà avrebbero dovuto fare da sfondo anche a Paul McCartney. Ma lo spettacolo dell’ex Beatles, lo scorso aprile, è stato cancellato. Troppo vicino alle elezioni messicane, dissero le autorità dello stato dello Yucatan, ma le accese proteste di un gruppo di archeologi e storici hanno aiutato probabilmente la decisione.

Un altro grave motivo di tensione fra gli intellettuali e l’amministrazione messicana riguarda il Forte di Guadalupe, a Puebla: la costruzione di una facciata di vetro e acciaio, sottolinea la pubblicazione spagnola L’Avventura della storia, è stata la goccia che ha fatto traboccare la pazienza degli esperti, sul piede di guerra anche per la costruzione di un nuovo museo nella zona archeologica di Tzintzuntzan: l’edificazione rompe l’armonia del complesso preispanico, sostengono i contrari.

«I siti archeologici pubblici si stanno deteriorando. Dobbiamo resistere contro questa distruzione», ha dichiarato al Washington Post Felipe Echenique March, leader dell’unione sindacale degli accademici dell’Inah, denunciato dallo stesso Istituto. Echenique smentisce qualsiasi sfumatura politica della protesta e assicura che si tratta solo di una protesta in nome della tutela della cultura messicana: «I nostri monumenti nazionali vengono violati». L’interesse del quotidiano statunitense Washington Post per lo stato del patrimonio messicano non è casuale. Il Paese latinoamericano è il più visitato dagli americani da due decenni: già nel 1990 furono 16 milioni i turisti provenienti dagli Usa, mentre nel 2010 raggiunsero quasi i 20 milioni. Hotel, ristoranti, agenzie di viaggi, visite guidate, posti di lavoro diretti e indiretti: il settore è vitale per il Messico.

Secondo il Consiglio di Promozione Turistica, nel 2012 il Paese riceverà circa 52 milioni di visitatori fra stranieri e nazionali. Le campagne informative ormai sono sempre più rivolte verso i mercati emergenti, anche se gli Stati Uniti restano un cliente chiave, un cliente fisso. Ma proprio in coincidenza con l’ondata di critiche e malumori verso la gestione pubblica del patrimonio storico e artistico, gli esperti evidenziano, amareggiati, l’autorizzazione concessa dai vertici dell’Inah allo spettacolo “Primo messaggio di luce, pace e armonia mondiale” nel sito maya del Rey, a Cancun (nello stato di Quintana Roo).

La data scelta, il 20 settembre, non è casuale: un giorno prima dell’equinozio d’autunno (a cavallo fra il 22 e il 23), dunque al termine del calendario maya. In quell’occasione l’Inah permetterà a 150 spettatori di entrare nel palazzo maya del Rey. Le autorità locali fanno sapere che lo spettacolo verrà ripreso dalle telecamere per poi essere riutilizzato in una campagna di promozione turistica per la zona. Oltre ai siti maya, le proteste, sempre secondo il Washington Post, si sarebbero estese anche in altri punti di interesse storico, come il palazzo del conquistador Hernan Cortes a Cuernavaca (nello stato di Morelos), del 1526. Sulla stampa locale, invece, ha fatto scalpore la demolizione di vari edifici storici nel centro di Hidalgo del Parral, nello stato di Chihuahua, con l’obiettivo di creare una piazza più aperta (una sorta di “spianata”), per “migliorare” l’ambiente turistico. Per gli esperti dell’Inah la demolizione è frutto di un «male interpretato concetto di modernità».

Michela Coricelli

da AVVENIRE.IT

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