Merigar il centro di studi Buddista ad Arcidosso compie trenta anni

Il Tibet nel cuore della Toscana
Merigar festeggia i primi 30 anni
Nel luglio 1981 Chogyal Namkhai Norbu fondò ad Arcidosso il centro studi buddhista. Oggi un calendario di appuntamenti celebra la ricorrenza che ha trasformato la comunità sul monte Amiata in un polo di attrazione planetario

Il tempio inaugurato nel 1990 dal Dalai Lama
ARCIDOSSO – Ne sono passati di millenni da quando i saggi tibetani trasmettevano in gran segreto le conoscenze dei loro maestri dentro grotte e monasteri dell’Himalaya. Ora che la globalizzazione ha trasportato attraverso i continenti anche le fedi e le dottrine dell’Oriente, non è così strano che una comunità ispirata al buddhismo tibetano festeggi il primo trentennio dalla sua fondazione a migliaia di chilometri di distanza, nel cuore di una provincia toscana già ricca di storia e tradizioni mistiche.

Era il luglio del 1981 quando il professor Chogyal Namkhai Norbu, 73 anni e una lunga carriera di maestro e studioso della storia antica tibetana, giunse ad Arcidosso, sui contraforti del Monte Amiata, per aprire Merigar, uno dei primi centri di studio e pratica spirituale dello Dzogchen sorti in Occidente. Namkhai Norbu, che oggi viaggia in parecchi continenti dove lo invitano i suoi studenti e discepoli, università e Centri studi prestigiosi, è tornato in questi giorni sull’Amiata per celebrare l’evento con quattro giorni di festa popolare no-stop, una sorta di sagra dello spirito tra borghi ricchi di storia e bellezze naturali incontaminate.

Dal 15 al 18 luglio, comuni e villaggi dell’Amiata, da Arcidosso a Castel del Piano, a Santa Fiora, saranno coinvolti con gli amministratori e la popolazione in un calendario di eventi culturali e di spettacolo 1 che rispecchiano la natura ormai multietnica di questa provincia un tempo chiusa e isolata alle pendici di montagne anticamente sacre, come l’Amiata e il Monte Labro, celebre per i riti della tradizione mistica di Davide Lazzeretti, il “Cristo dell’Amiata”, ucciso a fine ‘800 dai carabinieri per la sua visione eretica ispirata ai primi cristiani.

Merigar in tibetano significa “Il fuoco della terra”, per via dei soffioni boraciferi che oggi forniscono l’energia a molti comuni locali. Da quando lama Norbu ha fondato la comunità, visitata in questi trent’anni da migliaia di persone che giungono da tutto il mondo, il tranquillo borgo medievale di Arcidosso è diventato non solo una meta di pellegrinaggio mistico, ma anche un polo di attrazione culturale e turistica.

Per le celebrazioni alberghi, pensioni e ristoranti sono quasi al completo e il fenomeno si ripete ogni volta che il lama rientra nella sua piccola casa colonica di mattoni attorno alla quale sono sorti col tempo un grande tempio di legno dalle grandi vetrate (inaugurato nel 1990 dal Dalai lama), un Istituto internazionale di studi tibetologici chiamato Shang Shung e una Organizzazione non governativa di nome A.s.i.a. che offre scuole, ospedali e assistenza a migliaia di tibetani delle regioni più povere dell’Himalaya.

Invitato in Italia quasi mezzo secolo fa dal celebre orientalista Giuseppe Tucci e diventato cittadino italiano, il lama ha lavorato all’Istituto per gli studi sull’Estremo oriente e insegnato molti anni all’Università Orientale di Napoli, oltre ad aver pubblicato oltre 200 libri tradotti in tutte le lingue. Oggi che vive gran parte dell’anno all’estero, gli studenti continuano a ricevere i suoi insegnamenti “in diretta” sul web in ogni angolo del Pianeta, dalla filosofia dello Dzogchen che apparteneva alla stessa tradizione pre-buddhista del Tibet ai mantra e le tecniche di yoga.

Il programma della festa prevede serate di spettacolo e numerosi eventi culturali e artistici  sotto il titolo “La Gioia di Essere Qui”, oltre all’inaugurazione il 15 luglio di un monumento alla Pace dello scultore Piero Boncina donato dalla Comunità di lama Norbu alla città di Arcidosso.

di RAIMONDO BULTRINI da repubblica.it

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