Medina di Tunisi bellezza restaurata

Tunisi Renaissance
La medina è stata rimessa a nuovo. Dai carrugi ai suq, agli antichi palazzi dove ora aprono case da tè, ristoranti e maison d’hôtes

tunisi1La medina di Tunisi, dichiarata patrimonio mondiale dall’Unesco nel 1979, lo scorso inverno era un cantiere: in strade e carrugi sono stati stesi chilometri di cavi elettrici e telefonici per la linea Adsl, è stata ripristinata la pavimentazione in pietra, portali e facciate della zona attorno ai suq sono stati riportati agli antichi splendori, palazzi pubblici restaurati.

“L’obiettivo è svelare un lato diverso del Paese”, ha detto di recente il direttore dell’Ente del turismo tunisino, Mustapha Nasri, “far riscoprire il fascino delle nostre medine”. Incentivi statali hanno coinvolto anche diversi privati nei progetti di restauro, convincendoli ad aprire ai visitatori i loro palazzi storici.

Lo hanno fatto Jalel e Alya El Behi, proprietari di Dar El Behi, casa da tè al 9 di rue Dar El Jeld, in una dimora del XIII secolo che risale alla dinastia Hafside. Jalel El Behi, ex dirigente in una società petrolifera, dopo aver girato il mondo si è stabilito al piano superiore con la famiglia e insieme alla moglie riceve e fa visitare le stanze al pianoterra, arredate con mobili del Seicento, argenterie e tappeti antichi, poi offre tè alla menta e squisiti dolci arabi nel patio. Da vedere la stanza nuziale, con l’alcova che ha mantenuto i tessuti e i decori originali.

La prima abitazione privata a essere aperta al pubblico è stata, quattro anni fa, Dar El Medina, maison d’hôtes nel cuore della kasbah: cinque camere e sette suite con spazi e arredi diversi. Si va dagli imbottiti anni Cinquanta ai rivestimenti in tessuti tradizionali, stucchi e soffitti a cassettoni decorati. Ovunque, Internet free.

In un percorso nella Tunisi Renaissance non può mancare una sosta a Dar El Kheirat, in rue El Jeld, ristorante in un palazzo seicentesco che ha richiesto due anni di restauri: maioliche antiche alle pareti, volte a crociera ai soffitti, stucchi come trine e cassettoni decorati. Arredi e luci di design: sedute LC2 di Le Corbusier (Cassina) in pelle e acciaio e lampade minimali. Si servono piatti di cucina tradizionale rivisitata e dopo pranzo, su richiesta, si può fare un tour dell’edificio.

Il cuore della medina è la moschea El Zeituna (moschea degli ulivi) costruita nel 732 da Hassan Ibn Nooman, sceicco omayyade, (si può visitare tutti i giorni, tranne venerdì, dalle 8 alle 12).

Sotto la moschea, Espace Diwan è una libreria specializzata in arte e storia. Vale la pena di entrarci e alzare gli occhi verso il lucernario che hotel dar elincornicia il minareto in una prospettiva particolare: sembra quasi di poterlo toccare.

Di fronte, Eddar propone pezzi d’antiquariato. Ali Chammakhi, il proprietario, è un collezionista appassionato e ha trasformato la casa di famiglia in uno spazio dove mobili, tessuti, tappeti e gioielli in vendita sono esposti accanto a pezzi rari dai quali non si separerebbe mai. Chammakhi è anche ceramista e propone piatti e vasellame dipinto a mano. Merita salire sul terrazzo: si ammirano il giardino di piante grasse e la moschea El Zeituna, a pochi metri.

Le spiagge e i quartieri chic dei tunisini si concentrano tra Cartagine e Sidi Bou Said. Con la litoranea ci si arriva in pochi chilometri. Per dormire in zona, un indirizzo da annotare è Villa Didon, un boutique hotel dall’architettura lineare affacciato sul Porto Punico. Progettato dal francese Philippe Boisselier, l’albergo ha le pareti trasparenti che fanno del mare e del verde attorno un elemento d’arredo. All’interno pezzi di Antonio Citterio, Philippe Starck, Patricia Urquiola. Il ristorante Rest’ô propone cucina mediterranea creativa ed è frequentato da politici, diplomatici e uomini d’affari. Per la remise en forme si può prenotare un massaggio al centro di Thalassoterapia dell’hotel.

Maurizia Bonvini