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Max Ernst in mostra a Vienna

A Vienna con Max Ernst. Fino al 5 maggio 2013 l’elegante capitale austriaca ospita una mostra dedicata all’artista tedesco. Occasione buona per apprezzare i prestigiosi musei della città.

Livia Fabietti
max_ernst_vienna_mostraCon la sua classe e la sua indiscussa eleganza, Vienna, definita spesso capitale della cultura europea, è una vecchia dama che si veste di nuovo, una realtà dal prezioso passato dove, a contendersi la scena, ora palazzi in stile Barocco ora architetture moderne, ora caffè senza tempo ora boutique di classe. La capitale austriaca è una realtà a misura d’uomo in grado di sedurre gli appassionati di cultura con più di 100 tra musei ed esposizioni, che permettono ai visitatori di mettersi sulle orme di icone come il grande genio della musica Mozart o l’illustre Principessa Sissi, imperatrice d’Austria.

A dominare la scena il prestigio dell’ Albertina, uno dei più moderni musei di fama internazionale, vero e proprio contenitore di notevoli capolavori artistici, una delle collezioni di grafica più estese e più preziose del mondo. Appartenente agli Asburgo, questo maestoso palazzo residenziale conta ben 21 sale di rappresentanza, come il Salone delle Muse, interamente restaurate ed arredate con mobili d’epoca al cui interno grandi successi di antichi maestri che vanno dal XV secolo fino al presente.

Per chi ama sognare ad occhi aperti, c’è tempo dal 23 gennaio al 5 maggio 2013 per fare il pieno d’arte in una mostra, realizzata in collaborazione con la Fondazione Beyeler, che presenta 180 meraviglie tra dipinti, collage, sculture e documenti autobiografici che ripercorrono tutte le fasi della produzione artistica di Max Ernst, grande genio tedesco che, insieme a Matisse, Picasso, Beckmann, Kandinsky e Warhol, rappresenta una delle figure chiave della storia dell’arte del XX secolo per quel che riguarda il dadaismo ed il surrealismo, vero e proprio movimento d’avanguardia nato ad opera di André Breton. Curiose le sue tele elaborate con tecniche come grottage, frottage e decalcomania che permettono di trapelare, tra figure e colori, la poetica dell’artista, quell’irrazionalità e quella criptica interiorità di stampo freudiano.

da lastampa.it

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