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Massimiliano Fuksas grattacielo della Regione a Torino Nessuna guerra sui soldi ma rivoglio il mio progetto

massimiliano fuksas grattacielo torino“Nessuna guerra sui soldi
ma rivoglio il mio progetto”
Fuksas: “Grattacielo stravolto, dove c’era l’acciaio c’è il cemento”

Archistar Massimiliano Fuksas, architetto conosciuto nel mondo, lamenta di essere stato estromesso dal cantiere e contesta alcune scelte operate nella costruzione

«Guardi: sul compenso, sui soldi, un accordo è possibile. Sono disposto a fare un dono alla Regione, alla comunità piemontese, anche rinunciando». L’«archistar» Massimiliano Fuksas, progettista della nuova sede unica della Regione che si vede svettare dietro il Lingotto, conferma l’atto di citazione recapitato in piazza Castello. In questo caso la partita riguarda la direzione artistica. Risponde dalla Cina, dove si trova per lavoro.

La citazione è roba sua, no?
«Ma sì… penso non sia nemmeno l’unica. In ogni caso, queste cose le seguono i miei avvocati».

Una grana di cui dovrà occuparsi il nuovo assessore al Bilancio.
«Non lo conosco, e mi spiace per lui. Certo: ora in Regione è cambiato il quadro, c’è Chiamparino… Ripeto: sono pronto a rinunciare a tutto, tranne qualche spesa, pur di riprendere il controllo del mio progetto. Mi interessa soltanto questo».

Perché: è venuto meno il controllo?
«Stanno costruendo il palazzo da soli, questo mi preoccupa. Sa che hanno modificato la struttura? Era stata progettata in acciaio, l’hanno fatta in cemento armato. Peccato che qui si parli di un mio progetto, del grattacielo più alto d’Italia… per questo ci tengo enormemente. Ci ho messo la faccia, voglio solo che con il mio nome venga fuori un ottimo risultato. Tanto più che si tratta di un’opera molto attesa, conosciuta in tutto il mondo».

Invece?
«Abbiamo riscontrato un accanimento, una cattiveria… Fino a poco tempo fa i miei collaboratori non potevano entrare nel cantiere e visionare gli atti. Nemmeno la possibilità di avere i disegni in copia dalla direzione lavori. Un girone infernale, mi creda. Ci hanno estromesso dal progetto».

Perché?
«Evidentemente hanno dato carta bianca all’impresa per … per … nemmeno io so il perché. È inspiegabile: forse non volevano il pensiero critico nel cantiere».

L’atto di citazione riguarda la direzione artistica, cioè la supervisione sua e dei suoi collaboratori sull’andamento del cantiere. Era prevista nel contratto?
«Noi riteniamo di sì, scritto nero su bianco. La giunta Cota, invece, sosteneva il contrario».

Per il committente, in questo caso la Regione, è obbligatorio attenersi al progetto?
«Certo. Se io progetto un palazzo in un certo modo, poi non possono farlo in un altro. Ha presente il diritto d’autore?».

L’ex-assessore Pichetto aveva proposto una transazione, riconoscendo per la direzione artistica non più di 400 mila euro.
«Ero d’accordo con Pichetto, persona stimabilissima. Poi, però, si è interrotta la legislatura e non se n’è più parlato. Personalmente non voglio nulla, mi basta poter seguire il progetto e il riconoscimento delle spese per i miei collaboratori».

Su quella cifra sarebbe disposto a chiudere?
«Trecentomila, quattrocento mila… va bene».

… ritirerebbe anche l’atto di citazione?
«Sì. L’importante è non rovinare l’opera. Quello sarà per sempre il mio grattacielo, come quello di Intesa Sanpaolo sarà associato per sempre al nome dell’amico Renzo Piano. Se poi qualcosa non funziona, a chi pensa daranno la colpa?»

… al progettista?
«Esatto».

Cosa implica la scelta di un altro materiale per la struttura?
«E’ un fatto grave. Così si occupa più spazio, si aggrava il carico, si snatura tutto».

Altre obiezioni?
«Stesso discorso per le finiture. Vogliamo parlare dell’arredo interno? Avevo progettato anche quello, invece hanno preferito bandire un concorso esterno. Che senso ha?».

Come pensa di intervenire se, a quanto sostiene, sono state fatte tali e tante modifiche?
«Bella domanda. Su alcune scelte, che contesto, non si può più tornare indietro. Ma si può salvare il salvabile».
ALESSANDRO MONDO da lastampa.it

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