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Il Mali e l’esercito Italiano

Mali, l’impegno italiano
Duecentocinquanta militari europei partiranno per addestrare l’esercito del Mali, ci saranno anche ventiquattro italiani ma non ci sarà impegno dei nostri soldati sul terreno, come conferma il ministro degli Esteri Terzi

mali_italia_esercitoL’Europa appoggia l’intervento francese, duecentocinquanta militari europei partiranno per addestrare l’esercito del Mali, ci saranno anche ventiquattro italiani ma non ci sarà impegno dei nostri soldati sul terreno come dichiara lo stesso ministro degli Esteri Giulio Terzi: “E’ un sostegno essenzialmente per il trasferimento di materiali, per la concessione di basi. In nessun modo sarà un intervento militare diretto”.

Ma la campagna d’Africa di Hollande nasconde molte insidie, ed è il frutto avvelenato di un’altra guerra, quella in Libia. A scatenare la crisi in Mali sono stati i Tuareg, i nomadi del deserto impiegati da Gheddafi che, dopo la caduta del Colonnello, sono tornati a combattere per l’indipendenza dell’Azawad, come gli uomini blu chiamano l’immenso deserto che è la loro casa. A loro si sono uniti i guerriglieri di al Qaeda nel Maghreb, che presto hanno avuto il sopravvento e hanno cacciato i Tuareg dalle città, imponendo la sharia e distruggendo gli antichi monumenti di Timbuktu. A loro si sono aggiunti altri gruppi e infine un capo Tuareg Iyad Ag Ghali che ha capito dove tirava il vento e si è alleato con gli islamisti formando Ansar Dine, i difensori della fede. “Non ci sono bianchi o neri, arabi o tuareg, qui conta solo l’Islam”, proclamava il loro comandante minacciando Francia e Stati Uniti.

“La nostra città era piena di miliziani, avevamo paura”, racconta una delle decine di migliaia di civili fuggiti dal nord del Paese. L’esercito del Mali non è in condizioni di resistere e i soldati di altri stati africani in arrivo sono addestrati per combattere in foreste o savane, qui c’è il deserto e i guerriglieri sono mobili, rapidi e bene armati. Grazie ai soldi dei sequestri, si calcola che Al Qaeda nel Maghreb abbia ricavato cinquanta milioni di dollari. E poi c’è la droga. Nel deserto è ben visibile la carcassa di un boeing 727 venezuelano che si è schiantato tre anni fa. Portava un quintale di cocaina perché la nuova rotta dei narcos passa dai porti dell’Africa Occidentale e poi attraverso le piste del deserto fino al Mediterraneo, pagando il pizzo ai seguaci di Osama. Compromesso con il peccato per imporre la sharia.

Il timore è che possano impadronirsi del Mali che è un Paese senza alcuna importanza economica, ma di qui destabilizzare la Nigeria, produttrice di petrolio, e il Niger, con le sue miniere di uranio che mandano avanti le centrali nucleari francesi.

da tg3.rai.it

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