Mal di testa e vacanze di Natale

Vacanze di Natale in arrivo. Occhio ai mal di testa!

Dr. Flavio Arnò

Mal di testa in agguato durante le vacanze, ci spiega perché accade il professor Flavio Arnò, esperto leccese in fisiopatologia, specializzato proprio nella cefalea.

“O mio Dio, fa che i miei malati abbiano fiducia in me e nella mia arte, che essi seguano i miei consigli e le mie prescrizioni.   Allontana dal loro letto i ciarlatani, tutti i parenti dai mille consigli, e guardali da chi sa sempre tutto, perché è abitudine dannosa che annulla le migliori intenzioni dell’arte e spesso conduce le creature a morte”.

Quanto sopra fu scritto da Maimonide (1135-1204), filosofo e giurista ebreo, che tra l’altro esercitò la medicina in Egitto. Sono trascorsi più di 800 anni, eppure queste riflessioni sono quanto mai attuali.

Non di rado le informazioni che raggiungono i pazienti attraverso i mass media (televisione, giornali, siti internet) sono di discutibile obiettività.  L’elemento indispensabile per una corretta attività di informazione a favore dei pazienti è l’affidabilità delle fonti di provenienza delle informazioni, le quali devono essere prive di altri interessi se non quelli scientifici, etici e di difesa dei diritti dei malati, come lo sono quelle provenienti dalle Società Scientifiche e dalle Associazioni dei Malati.

Una patologia molto frequente, sulla quale c’è ancora molta confusione, è il mal di testa.  Termini diversi vengono usati come sinonimi (cefalea, emicrania, sinusite, nevralgia del trigemino, cefalea a grappolo, ecc..).  Una babele di nomi, di cause e di rimedi.

Non è certo questa la sede per stilare una classificazione esaustiva, ma almeno proverò a dissipare alcuni dubbi. Il termine cefalea  deriva dal greco  “kefalè” (testa) e vuol dire semplicemente mal di testa.  Il paziente che soffre spesso di cefalea viene definito “cefalalgico”. Esistono tantissime forme di cefalea.  Per prima cosa occorre distinguere le cefalee primitive da quelle secondarie.

Le cefalee primitive sono molto più frequenti (oltre 6 milioni di italiani ne soffrono, di cui mezzo milione  in maniera grave). Cefalea primitiva vuol dire spontanea, senza cioè una causa esterna identificabile.

Qualsiasi indagine a livello del cranio è negativa (radiografia, TAC, risonanza magnetica).  Accade spesso invece che il paziente, affetto da cefalea primitiva, chieda al proprio medico di effettuare questi esami, ritenendo erroneamente che alla base della cefalea ci possa essere una patologia grave.

Le cefalee secondarie, vale a dire dovute ad una causa identificabile, sono molto più rare. Esse possono essere dovute ad un tumore cerebrale, ad un aneurisma, ecc..  Il medico sospetta una cefalea secondaria quando ci sono i cosiddetti sintomi di allarme (assenti nelle forme primitive), i quali richiedono delle indagini, come per esempio una risonanza.

Le cefalee primitive (di cui la cefalea tensiva e l’emicrania sono le più frequenti) possono essere scatenate da alcuni fattori, detti appunto scatenanti. E’ molto importante conoscerli per controllarli meglio e prevenire così l’insorgenza della cefalea. Questo non vuol dire che la cefalea sia causata da tali fattori;  ne é semplicemente aggravata o scatenata. I più comuni sono lo stress, alcuni alimenti, il weekend, le variazioni climatiche.

Considerato che siamo a dicembre, è opportuno soffermarci sui fattori alimentari, che possono rovinare le feste e trasformare il giorno di Natale e quello di Capodanno in un appuntamento con un ospite assai sgradito come il mal di testa.

Nel 25% circa dei cefalalgici alcune categorie di alimenti e vari tipi di bevande sono in grado di scatenare un attacco di cefalea (cioccolata, formaggi, insaccati, vino rosso, ecc..).   Le sostanze maggiormente incriminate sono la tiramina (contenuta nei formaggi fermentati e nel vino rosso), i nitriti utilizzati come additivi alimentari negli insaccati, il monosodio glutammato presente nei dadi da cucina.

Infine, sempre per rimanere in tema, è da considerare che esiste la cefalea da vacanze.  Il mal di testa sarebbe legato al cambiamento dei ritmi di vita e all’improvviso calo del livello dell’ansia che viene a determinarsi quando si esce dalla routine quotidiana e si entra in una situazione di maggior relax, come di solito è appunto la vacanza.

È noto infatti che chi soffre di emicrania (una delle tante forme di cefalea) non presenta quasi mai attacchi nei momenti di emergenza, mentre le crisi arrivano per lo più quando la fase di emergenza è passata.

Si tratta molto spesso di persone con un’intensa attività lavorativa nelle quali è proprio il riadattamento dei ritmi dovuto alla scomparsa dei soliti fattori di stress a costituire la piattaforma di partenza dell’attacco.

da leccesette.it

Leave a Reply