L’Uomo di Neanderthal e l’arte astratta All’interno di una grotta a Gorham, Gibilterra, è stata infatti ritrovata un’incisione su una roccia, la madre dell’astrattismo

Gibilterra Gorham's Cave 10L’arte astratta? L’ha inventata il Neanderthal
Incisioni rupestri rinvenute in una grotta nei pressi di Gibilterra sarebbero state prodotte con la tecnologia tipica dell’ominide che visse in Europa prima del Sapiens. Smentendo definitivamente l’ipotesi sulla sua inferiorità intellettivo-cognitiva

L’arte astratta? L’ha inventata il Neanderthal Le incisioni nella Gorham’s Cave (Stewart Finlayson)
L’arte astratta… E’ più antica del previsto, molto più di Picasso o Kandinsky, ma anche precedente alle incisioni rupestri dei nostri antenati, almeno dei nostri progenitori diretti. Risale, a quanto pare, all’uomo di Neanderthal. All’interno di una grotta a Gorham, Gibilterra, è stata infatti ritrovata e studiata un’incisione su una roccia, che si può definire la madre dell’astrattismo. Il ritrovamento, e le conseguenti deduzioni, pubblicate sulla rivista dell’Accademia delle Scienze Americana, Proceedings of the National Academy of Sciences, sono opera di un gruppo di ricerca europeo guidato da Joaquin Rodriguez-Vidal dell’Università spagnola di Huelva.

Si tratta di solchi incisi nella roccia che si incrociano quasi tutti in maniera perpendicolare. Il più lungo, in orizzontale, misura una ventina di centimetri e la profondità scavata varia tra 1 e 4 centimetri. La scoperta di questa incisione era stata precedentemente attribuita, attraverso delle analisi, all’uomo moderno arrivato in Europa occidentale circa 40.000 anni fa, quando già il continente era abitato dal Neanderthal. Ulteriori analisi geochimiche sul rivestimento minerale depositatosi sui solchi incisi però, ha confermato che l’arte rupestre sottostante è molto più antica e risalirebbe quindi all’uomo di Neanderthal vissuto tra i 200.000 ed i 40.000 anni fa. I ricercatori hanno scattato microfotografie dei segni lasciati dagli utensili all’interno dell’incisione ed hanno così potuto stabilire che la maggior parte delle linee sono state tracciate in maniera ripetuta e con attenzione, utilizzando una robusta punta tagliente.  Hanno così escluso che si tratti di segni “accidentali”, frutto di attività meno creative e più ripetitive, come la lavorazione del cibo o il taglio delle pellicce.

Gli archeologi avevano cominciato a studiare le scanalature, in una roccia che era stata nel corso dei millenni ricoperta da sedimenti, attirati dalle prime evidenze, già favorevoli ad un’attribuzione di quei manufatti all’ominide contemporaneo del Sapiens. Adesso, la certezza. “E’ la pietra tombale dell’ipotesi secondo cui i Neanderthal erano inferiori per capacità cognitive agli umani moderni”, ha detto Paul Tacon, un esperto di arte rupestre alla Griffith University, Australia, chiamato a commentare lo studio. Secondo lui, le incisioni sono state create con evidenti finalità rituale e di comunicazione con gli altri. “Non conosceremo mai il significato del disegno, né il suo autore, ma il fatto che questi Neanderthal stessero ‘marchiando’ in questo modo il proprio territorio prima che l’uomo moderno arrivasse in quel territorio è un potente stimolo al dibattito su che cosa sia veramente ‘umano’ e su quale sia l’origine stessa dell’arte”.

Non tutti però concordano. Un altro studio recente studio, che ha esaminato la data di vari siti archeologici europei, mette in dubbio che opere come quella della grotta di Gibilterra possano essere ascrivibili al Neanderthal, anziché al Sapiens. I primi scomparvero in un periodo compreso tra 41.030 e 39.260 anni fa, mentre i secondi raggiunsero l’Europa tra 45.000 e 43.000 anni orsono, il che significa una sovrapposizione di almeno 2mila anni tra le due specie, con annessa difficoltà di attribuzione delle opere prodotte proprio in quella lunga stagione in cui i due ominidi hanno condiviso il continente.

“Qualunque scoperta che aiuti a migliorare l”immagine’ del Neanderthal è bene accolta – ha detto Clive Gamble, un arceheologo dell’Università di Southampton, Inghilterra. – Già ora sappiamo che parlavano, vivevano in vaste comunità, si prendevano cura dei malati, seppellivano i loro cari ed erano altamente efficienti nell’adeguarsi agli ambienti molto freddi delle latitudini settentrionali, durante l’era glaciale. In altre parole, la capacità di produrre arte era ‘alla loro portata’. “Purtroppo, la datazionne è critica – aggiunge lo studioso – e anche se io ‘desidero’ scoprire i Neanderthal in grado di dipingere e incidere opere rupestri, mi riservo il giudizio”.

Ma Clive FInlayson, che è il direttore della sezione patrimonio del Museo di Gibilterra, ed è uno degl autori dello studio è sicuro. “Tutti i fossili di origine neanderthalese del periodo, compreso il rifugio nella Devil’s Tower Rock, ad appena un miglio dalla Gorham’s Cave, sono il frutto di un’identica tecnologia, che non trova riscontro in nessuno dei siti europei coevi, abitati per certo dai Sapiens. Per questo siamo fiduciosi che queste ‘opere’ siano state create dai Neanderthal”.

da repubblica.it

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