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L’Onda vince il Palio di Siena di Provenzano con Trecciolino

UN LAMPO, un fulmine ad attraversare la piazza nell’aria incendiata da Caronte. Quindi, sul bandierino, il nerbo in alto e un bacio al cielo a rappresentare plasticamente il trionfo. Luigi Bruschelli, detto Trecciolino, a Siena lo chiamano anche «l’imperatore», indicandone così il rapporto di padronanza col Palio. Ieri, dopo tre giri senza una sbavatura, ha riportato l’Onda alla vittoria dopo un’assenza di 17 anni e, soprattutto, ha trasportato la sua figura di fantino da piazza del Campo alle soglie del mito: 41 carriere corse e 13 vittorie. Le stesse di Dorino, chiamato «il fantino vantatore» per il modo sbruffone col quale affrontava la corsa; le stesse di Paolaccino, che vinse due carriere con gli altri fermi perché convinti di una falsa partenza; le stesse di Picino e di Bacicche, che scese per la prima volta sul tufo appena tredicenne. Ora anche Bruschelli è accanto a loro e alla loro leggenda, appena una vittoria sotto ad Aceto e a due dal record di 15 che appartiene a Bastiancino e al Gobbo Saragiolo. Trecciolino, leggenda proiettata nel terzo millennio, può arrivarci e perfino superarli, visto il dominio col quale si è impadronito del Palio di Provenzano 2012.
Tutto è stato dalla sua parte. Favorito della vigilia, un cavallo fantastico (Ivanov, castrone baio di 9 anni), una contrada pronta a scucire i cordoni della borsa (pare che la vittoria costerà ai contradaioli un milione e 200.000 euro) anche la sorte gli ha dato una mano, togliendo prima di gara la Chiocciola e la Tartuca (cavalli infortunati, niente kermesse) e poi consegnandogli il primo posto al canape, col “genero” Gingillo di rincorsa. Lui non ha tradito. Partito in testa, è arrivato in testa, vanificando la bellissima rincorsa del Nicchio e di Girolamo (partito ultimo è arrivato secondo) e l’ostinata resistenza del bravissimo Brio per i colori della Giraffa, il più accanito degli anti-Trecciolino. Tutto perfetto. Da imperatore.
SI CHIUDE così un Palio particolare che molti avevano ribattezzato la «carriera francescana degli esordienti». Già, gli esordienti. Lo erano cinque cavalli sul lotto dei dieci, ad esempio. Lo era il mossiere, il ricercatissimo Natale Chiaudani (in rosa confetto come chi ha appena festeggiato il non-compleanno), criticato per alcune cadute ai canapi durante le batterie ma ieri impeccabile. E lo era soprattutto il commissario prefettizio Enrico Laudanna, che si era ritrovato a capo della macchina organizzativa del Palio senza averne mai visto uno prima di ieri. Un po’ come se a capo della Federazione calcistica che organizza un mondiale mettessero una casalinga canadese. Tant’è. Uomo di intelligenza pratica, Laudanna non si è scomposto. Al contrario, si è lasciato contagiare dal sistema-Palio al punto da definirlo uno «straordinario modello sociale» da riproporre altrove. «In fondo — ha poi detto — noi siamo nuovi ma la manifestazione è quella di sempre». Quella di sempre, magari un po’ più parca.
L’ECO DELLA CRISI che sta investendo il Monte dei Paschi, non poteva infatti restare fuori dalla manifestazione. Oggi, con il Monte alla prese con una ristrutturazione pesante, tutto diventa più incerto, più parco. E forse non è un caso se lo stesso «drappellone», disegnato dall’artista umbro Claudio Carli, abbia rimandato a San Francesco: un enorme saio sovrastato da un ramo di leccio e, sul retro, una frase del cantico delle creature.
Così, in quest’aria di frugalità monacale, l’unica nota fuori sincrono l’ha fornita un vecchio fantino come Bastiano, rivelando che uno dei colleghi in piazza ieri, in caso di vittoria avrebbe chiesto alla contrada il pagamento non in euro ma in oro.

da lanazione.it Stefano Cecchi

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