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Londra

Le Olimpiadi di Londra e 30 motivi per amarla Beppe Severgnini

30 (e lode) :le ragioni per amare Londra
Elegante, mutevole, ambiziosa, mondana, cara, buongustaia e matta: così la capitale britannica conquisterà i Giochi

Seul e la Corea del Sud, nel 1988, dovevano accreditarsi. Barcellona e la Spagna, nel 1992, volevano annunciarsi. Atlanta e l’America, nel 1996, intendevano divertirsi. Sydney e l’Australia, nel 2000, potevano festeggiarsi. Atene e la Grecia, nel 2004, speravano di lanciarsi (e hanno finito con l’indebitarsi). Pechino e la Cina, nel 2008, avevano deciso d’esibirsi, e dimostrare d’essere ormai grandi. Londra non ha bisogno dell’Olimpiade, e l’Olimpiade non ha bisogno di Londra. Ma le due si sono ritrovate, dopo sessantaquattro anni. Questa è la novità. Ed è una splendida novità.
Non ascoltate i piagnistei della vigilia: bisogna pur riempire pagine e notiziari. L’Olimpiade è una cerimonia, e gli inglesi nelle cerimonie non sbagliano mai, come gli italiani a tavola e gli israeliani nelle azioni dei commando. Lo si è visto in giugno, nel Diamond Jubilee di Elisabetta II: brillante anche nella pioggia.

Nel 1948 Londra era una città convalescente. La Gran Bretagna aveva vinto la guerra, ma stava perdendo la pace. La resistenza al nazismo, per un Paese che non aveva le dimensioni degli Usa o dell’Urss, era costata moltissimo: in termini economici, sociali, psicologici. La XIV Olimpiade segnava l’inizio di una lenta, faticosa riscossa. Era il simbolo e il corollario della vittoria: l’Olimpiade precedente, nel 1936, s’era svolta a Berlino sotto gli occhi interessati di Adolf Hitler, poi la guerra aveva fermato i Giochi. Se quello del 1948 era il gesto liberatorio di chi voleva rinascere, questo del 2012 è il grido festoso di un primato conquistato: Londra è oggi la più eccitante, cosmopolita, brillante e camaleontica città del pianeta.

La XXX Olimpiade corona lo sforzo e i traguardi di una capitale, non di un Paese. I numeri e l’esperienza dimostrano che Londra non è più soltanto la prua della nazione: è lo scafo, le vele, i remi e l’àncora di salvezza. La frequento da quarant’anni – estate 1972, un quindicenne lombardo ipnotizzato dalle luci di Piccadilly Circus – e credo che esistano molti motivi per amare questa città. Ne elenco trenta, aggiungendo la lode: personale.

1
Londra è fragile . «The vast mass of London» (© Winston Churchill) è un ecosistema delicato. Il successo degli ultimi anni, ci ricorda The Economist , è dovuto a una serie di circostanze: la liberalizzazione dei servizi finanziari, la globalizzazione di lingua inglese, un buon sistema accademico, una politica relativamente pulita, un’opinione pubblica reattiva, un efficiente sistema legale. Tutte cose da mantenere: e non sarà facile.

2
Londra è attraente . Arrivano gli studenti spagnoli e i turisti cinesi, i finanzieri americani e i cuochi italiani, i musicisti tedeschi e i carpentieri polacchi, i molto ricchi e i molto bravi (negli uffici, negli stadi, nei laboratori).

3
Londra è aperta . Come a New York, un terzo degli abitanti è nato all’estero. L’immigrazione annuale è circa 250.000 persone l’anno. Ma i partiti politici, fiutando l’umore dell’opinione pubblica, propongono di rallentare il flusso. Rischioso, per una città che sulla circolazione di idee e persone ha costruito il suo successo.

4
Londra è multipla . È una città di villaggi: i turisti dicono di saperlo, poi vanno a intasare le strade intorno a Piccadilly Circus.

5
Londra è soffice . «Soft City» è il titolo di un bel libro di Jonathan Raban. Definizione impeccabile per una città che non ha l’impatto monumentale di Parigi, né la grazia antica di Roma e neppure la gioventù di Berlino. Le attrazioni di Londra, città diffusa, sono sparpagliate come fiori in un prato.

6
Londra è rispettosa . L’eccentricità è praticata e riconosciuta. La fantasia nell’abbigliamento – da cui succhiano gli stilisti del mondo – è la prova del rifiuto del conformismo. Non sorprendentemente, i conformisti del mondo arrivano a Londra e si adattano.

7
Londra è classica . Se trovate un amico che vi invita in un «gentlemen’s club», non perdete l’occasione. È bello vedere come Londra conservi alcune regole. Non per pigrizia o ottusità, ma per ricordare cos’è stata e, quindi, chi è.

8
Londra è mutevole. Una città rivoluzionaria che, per vezzo, si finge conservatrice. Cercate il comun denominatore tra Elisabetta II, i Sex Pistols, Margaret Thatcher, il sindaco Boris Johnson e l’architetto Norman Foster: esiste.

9
Londra è indispensabile . La capitale è più produttiva del resto del Paese, e lo sussidia con 15 miliardi di sterline l’anno. Se non fosse per Londra, il Regno Unito sarebbe una meta per pochi intenditori. Un’isola nel mare, e nessuno si sarebbe sognato di scavare un tunnel.

10
Londra è elegante . Abbigliamento classico e stracci floreali, minigonne removibili e scarpe indistruttibili, camicie artigianali e biancheria industriale, divise rosse e cappelli neri: Londra sa sempre come mettersi.

11
Londra è tollerante . Ognuno pensa, dice, fa e veste come vuole. Perfino noi italiani ci adattiamo. Dopo qualche mese di residenza, i connazionali rinunciano addirittura al golfino sulle spalle.

12
Londra è ambiziosa . I Lloyd’s di Richard Rogers (1986) e il Millennium Bridge (2000) di Norman Foster, che poi ha rifatto Trafalgar Square (2003) e costruito Wembley (2007): Londra usa i suoi architetti, Milano ne diffida e li allontana (chiedere a Renzo Piano). Nessuno, dalle parti del Tamigi, può permettersi di bloccare la città con cantieri infiniti.

13
Londra è fantasiosa . I contributi artistici – musicali, letterari, teatrali, cinematografici – mostrano come negli ultimi cinquant’anni abbia avuto, come rivale, soltanto New York. Come New York ha metabolizzato le energie del mondo. Ma forse ha restituito al mondo qualcosa di più.

14
Londra è sensuale . Cinquanta sfumature di grigio: Londra c’era arrivata molto prima della recente parapornografia aeroportuale. Da «Notting Hill» con Julia Roberts a «Half Moon Street» di Paul Theroux: innumerevoli film, libri, canzoni e spettacoli raccontano la città tra sesso e sentimento.

15
Londra è inquieta . Da «London Fields» di Martin Amis a «Rock’n Rolla» di Guy Ritchie: capolavori e tentativi per raccontare una città parallela che i turisti non devono conoscere.

16
Londra è affamata . La trasformazione è avvenuta negli anni Ottanta. La città, che fino ad allora s’arricchiva quasi chiedendo scusa, ha accettato l’imperativo categorico americano: far soldi. Alcuni, come sappiamo, hanno scelto scorciatoie: le banche e la City pagheranno caro, per questo.

17
Londra è mondana . Il culto delle «celebrities» – dal calcio alla Tv, dal cinema alla musica – è la religione moderna di una città sostanzialmente atea. Lo spettacolo quotidiano è garantito. Il rischio, anche (la vicenda di News International lo dimostra, Rupert Murdoch conferma).

18
Londra è cara . Nel senso che le vogliamo bene, e non solo. I prezzi degli immobili, gonfiati dagli investimenti russi, arabi e continentali – anche italiani – sono schizzati verso l’alto: un appartamento è ormai fuori dalla portata di un giovane al primo impiego.

19
Londra è profonda . Il Tube di Londra è la prova generale dei servizi igienici del purgatorio. È immenso e imprevedibile: suoni insoliti s’incrociano con spifferi misteriosi e odori indecifrabili. Ma è anche un esercizio quotidiano di democrazia applicata: usato da tutti, insostituibile e inconfondibile.

20
Londra è abile . Riciclando idee proprie e idee altrui – the House of Parliament è una forma di marketing gotico, il Reform Club è modellato su Palazzo Farnese a Roma -, la città non ha mai rinunciato a impressionare i suoi ospiti. Quando le vecchie idee sono finite, non ha paura di provarne di nuove (The Shard, progettato nel 2000 e inaugurato il 5 luglio 2012).

21
Londra è buongustaia . C’era un tempo – non lontano – in cui nutrirsi era un atto necessario e una prova di buona volontà. Non più: usando la capacità di attrazione internazionale, l’attitudine all’apprendimento e il talento teatrale, la città ha bruciato le tappe gastronomiche. Gordon Ramsay è un alieno, però funziona.

22
Londra è eroica . Raccontava Indro Montanelli: un barbiere, dopo un bombardamento della Luftwaffe, accolse Winston Churchill con un cartello piantato sulle macerie, «Business as usual», si lavora come al solito. Il primo ministro, sigaro in bocca, lodò la tempra britannica. L’eroico barbiere si presentò: «Pasquale Esposito, napoletano». Ci ho pensato dopo l’orrore del 2007: quattro bombe vigliacche nella metropolitana e su un bus, ma i residenti, vecchi e nuovi, non hanno perso la testa.

23
Londra è sobria . Ho conosciuto la città povera degli anni 70, la città grintosa degli anni 80, la città morbida degli anni 90, la città anfetaminica degli anni 00. Questa degli anni 10 non mi dispiace, anzi. Nel 2005 sembrava la sala d’aspetto tra cinque aeroporti; oggi ha imparato la lezione.

24
Londra è abitudinaria . Musei popolari sulla South Bank, ristoranti indiani e luci ipnotiche sul Tamigi. Una marea di bus rossi e taxi neri, quartieri-isole e treni-traghetti, una Oyster Card come salvagente.

25
Londra è consolante . Sunday lunch al Duke’s Head di Putney, e poi la partita del Fulham a Craven Cottage. Cena a Primrose Hill, dove tutti vorrebbero abitare. Un film al «Vue», nello «shopping and leisure complex» di Shepherd’s Bush W12, dove Londra fa le sue prove d’America.

26
Londra è europea . Il vice primo ministro, il liberale Nick Clegg, ammonisce: «Essere spinti ai margini dell’Europa, o finirci volontariamente, equivale al suicidio economico». È così. La posizione è scomoda – esclusi dalle decisioni sull’euro, coinvolti nelle conseguenze – ma Londra senza l’Europa diventerebbe una grande Hong Kong. Senza Cina alle spalle, però.

27
Londra è spettacolare . Un palcoscenico dove tutti sanno recitare. Poi c’è chi lo fa di mestiere, nei teatri, talvolta in musica.

28
Londra è misteriosa . Altrimenti Sherlock Holmes sarebbe nato a Losanna, no?

29
Londra è inclassificabile . «Londonism», lo chiamano. La combinazione tra senso degli affari (di destra?) e spesa pubblica per infrastrutture (di sinistra?), ritualità (conservatrice?) e tolleranza (liberale?), forza dell’establishment (tradizionale?) e passione cosmopolita (progressista?).

30
Londra è matta . Eccentrica, bizzarra, imprevedibile: fate voi. Non vi diciamo perché, per non rovinarvi la sorpresa.
Lode a Londra, quindi, meraviglia imperfetta: dunque umana. Buona Olimpiade, buona festa.

BEPPE SEVERGNINI da corriere.it

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