Le nostre Isole Egadi

egadi1Mare low cost, a tre da Milano. Tonno a volontà, gite in barca con i pescatori, immersioni e archeo-trekking

L’ultimo paradiso subacqueo del Mare nostrum anche in superficie non scherza. Le Egadi (cioè le isole Favignana, Levanzo e Marettimo più gli scogli di Formica e Maraone di contorno) costituiscono l’area Marina protetta più grande d’Europa.

Come delle Seychelles nostrane con i sapori di Sicilia, non così lontane come paiono sulle cartine: la più distante, Marettimo, si raggiunge in un’oretta di aliscafo da Trapani, servita da comodi voli low cost (da 80 euro con Ryanair) ed è quindi a tre ore da Milano.

Marettimo è da circumnavigare in una barca di pescatori. Le spiagge sono rare e tappezzate di ciottoli: ci sono fascinose insenature da esplorare in barca, tra scogliere di calcare che danno il nome a posti come capo Bianco e cala Bianca, da dove inizia la riserva naturale. D’obbligo, entrare nelle grotte: del Cammello, del Presepe, della Pipa e così via, nell’immaginario poetico marinaro. E l’interno dell’isola riserva percorsi e oasi per i «voyeur» del falco pellegrino. Per il trekking e passeggiate archeologiche nell’interno: resti, ruderi, chiesette bizantine, castelli e domus romane non mancano. La sera, poi, tutti a raccontarsi le ultime scoperte in piazza Umberto.

Favignana dà il benvenuto con la superba tonnara paleoindustriale Florio che domina il porto come una cattedrale sul mare. E sull’isola il credo è: «del tonno non si butta niente». Carpacci freschi, bottarga, ventresca, mosciame (filetto), il lattume (gonadi sott’olio) e la sosizzella (un pâté, con pepe e chiodi di garofano) ne sono prove squisite. Alla trattoria El Pescador, Rosa la cuoca, favignanese da generazioni, tiene viva l’antica cucina isolana. Sul fronte pasticciero, il baluardo è, in via Vittorio Emanuele 22, lo storico Bar La Palma, gelateria e miniera di minni di vergine, cannoli, cassatelle e biscotti alle mandorle. Per stare un paio di notti, ecco il posto più chic delle egadi2Egadi: il resort ipogeo Cave Bianche, petraia trasformata in paradiso nascosto.

Ma prendetevi almeno un tramonto anche nella minuscola Levanzo (sei kmq, 80 abitanti). Da non perdere è il Giro del Genovese: scarpinata di due ore o breve gita via mare che porta a scoprire cavità naturali con graffiti preistorici realizzati quando ancora l’isola era unita alla terraferma. Le pitture a carboncino e grasso d’animale documentano, tra l’altro, l’introduzione della pesca (ci sono un tonno e dei delfini) e dell’allevamento (una donna trattiene un bovino con un laccio). E addirittura immagini rituali, con uomini che danzano e donne dai fianchi larghi. Che sia stato inventato qui anche il villaggio vacanze?

CARLO IGNEGNO

da IL CORRIERE DELLA SERA

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