le mappe di Yanko Tsvetkov l’Europa e gli stereotipi Pomodori, sesso e idraulici I pregiudizi uniscono l’Europa

StereotypesPomodori, sesso e idraulici I pregiudizi uniscono l’Europa
Un libro-atlante ridisegna i confini del continente in base ai soliti stereotipi. L’Italia è percepita come rivoluzionaria in politica, ma repressa e metà omofobica

Per quanto banali, gli stereotipi sono tali perché, sotto sotto, ci credono in molti. I lombardi convinti che qualunque campano, almeno una volta nella vita, abbia ballato la tarantella, il napoletano che pensa che i milanesi siano tutti come il «cummenda» Zampetti.

Se si allarga il campo visivo all’intera Europa, anche gli spunti di discussione si moltiplicano: a questi si è ispirato Yanko Tsvetkov, disegnatore bulgaro, che ha riassunto tutti i pregiudizi più diffusi in 20 cartine geografiche.

Non vuole essere un promemoria, né un bignami sulle diverse identità che compongono l’Europa, ma un invito a ridere su quello che gli europei pensano degli altri europei, più o meno vicini di confine. «Mappe satiriche», le definisce non a caso l’autore.

L’ovest (dalla Germania alla Spagna) ricco e l’est (compresi «tacco» e «piede» dello Stivale) poveri. Il Nord terra di cattiva cucina (fatta di patate e di burro, raccontano altre due cartine), il Sud regno degli chef (e dei pomodori, e dell’olio di oliva). I nordeuropei lavoratori indefessi («vivono 21 giorni all’anno», ci scherza su Tsvetkov), gli altri, quelli che abitano a sud del vecchio continente, indolenti e sfaticati («lavorano per 21 giorni all’anno»).

Ma ci sono anche barriere meno note. La vera differenza tra Est e Ovest passa per la riparazione del lavandino di casa propria, attività di cui sarebbero capaci solo al di là del Danubio. Chi vive nella parte settentrionale del vecchio continente mangia camminando, pratica molto meno diffusa nel meridione d’Europa, dove mangiare è appunto un rito, e perciò ci si siede a tavola, ci si riunisce, lo si celebra.

Non sempre basta dividere in due la carta geografica. I luoghi comuni raccontano anche differenze più sottili: il the, ad esempio, è bevanda diffusa, oltre che nel prevedibile Regno Unito, anche in Ucraina e Bielorussia, mentre gli altri popoli europei prediligono il caffè. Sugli alcolici l’Europa si mostra tripartita: il vino va per la maggiore in Spagna, Italia, Francia, Grecia; la birra in Olanda, Gran Bretagna e Germania, mentre nei Paesi dell’Est domina la vodka. Un po’ come nella religione, divisi come siamo tra cattolici, protestanti e ortodossi (anche se la divisione vera, messa nero su bianco in un’altra mappa, è tra atei e credenti).

Anche gli umori dominanti sono tre: euforici Spagnoli, Francesi (ma solo quelli che vivono a Sud, zona provenza), Italiani e Greci (sì, nonostante la crisi, la disoccupazione e tutto il resto, almeno secondo il grafico bulgaro). I Francesi del Nord, Inglesi, Olandesi, Belgi, Tedeschi, Ucraini, Cechi e Polacchi sono invece melanconici.

Mentre chi abita nei paesi scandinavi è, tout court , «depresso». È il famoso luogo comune: «Sì, certo, saranno pure Stati efficienti, ma ti rendi conto vivere al buio per sei mesi all’anno?». E infatti la divisione tra l’Europa soleggiata e quella dove il cielo è quanto meno coperto da nuvole è netta, e su questo c’è poco da obiettare. Non a caso, passando a un altro stereotipo, gli abitanti del Nord Europa sono «silenziosi», quelli di Francia, nord Italia e Grecia «rumorosi», mentre Spagnoli e Italiani del sud sono bollati come «assordanti». L’Europa del Sud è «sessualmente repressa» – più che altro nel senso di «incontenibile», l’espressione «latin lover» avrà pure una sua ragion d’essere – quella del Nord «emotivamente repressa» (vedere alla voce «Beh, certo, vivono al buio per molti mesi all’anno!»).

In un’altra mappa la popolazione del sud Italia rientra nell’asse europeo degli «omofobici», in compagnia di Grecia, Germania dell’est e delle ex repubbliche sovietiche.

Ma se pensate che i nostri concittadini dell’Unione ci vedano solo come un popolo casinista e perditemppo, vi sbagliate: nella mappa che individua i «rivoluzionari» e i «tradizionalisti» ricadiamo nella prima categoria, assieme a Francesi, Spagnoli e agli ex satelliti dell’Urss. Germania, Inghilterra, e paesi scandinavi sono invece quelli le cui popolazioni sono percepite come rispettose delle regole, inquadrate, austere se preferite.

Ma tanto sono solo stereotipi, esistono per essere smentiti.
Giuliana De Vivoda ilgiornale.it

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