La Visione di Ezechiele il quadro di Raffaello a Palazzo è vero o falso ?

di | Maggio 6, 2011

«Quel Raffaello a Pitti è un falso» Ma il direttore difende l’autenticità
Secondo quanto scoperto dallo studioso veneziano Roberto De Feo – che anni fa si è ritrovato fra le mani un dipinto identico – il quadro non sarebbe originale

La «Visione di Ezechiele», capolavoro di Raffaello datato 1518 e conservato a Palazzo Pitti, sarebbe un falso.

Il quadro leggendario, appartenuto a principi e re, viene celebrato in cataloghi e mostre come un capolavoro di Raffaello mentre invece sarebbe un falso, almeno secondo quanto scoperto dallo studioso veneziano Roberto De Feo, che anni fa si è ritrovato fra le mani un dipinto identico – ma più bello – rispuntato dopo secoli nella quadreria privata di un collezionista italiano. Roberto De Feo, nato a Pordenone e residente a Venezia, 47 anni, ricercatore all’università di Udine e allievo di Vittorio Sgarbi, ha studiato per tre anni il caso e la storia di questa ricerca, che viene rivelata dal settimanale L’Espresso in esclusiva.

La vicenda ha inizio nel 2008 quando lo studioso veneziano riceve una strana telefonata: lo avvertono che in una collezione privata vicino a Ferrara, di cui nessuno sapeva, c’è un Raffaello identico a quello di Palazzo Pitti e chi l’ha visto dice che è addirittura più bello del presunto originale. Quanto basta per scatenare un nuovo caso di clamoroso falso: qual è la copia, qual è l’originale, o sono entrambe copie di un originale perduto? Getta acqua sul fuoco e ne difende l’autenticità il direttore della Galleria Palatina – il museo di Palazzo Pitti dove è conservato il quadro -, professor Alessandro Cecchi. «Ma quale falso! – dice – Questo quadro è di una qualità altissima che nessuno si è mai permesso di mettere in discussione per secoli e inoltre ha una storia collezionistica documentatissima, fin dalla committenza della famiglia Ercolani di Bologna a Raffaello, al dono che gli stessi Ercolani ne fecero al granduca Francesco I de’ Medici, ad un inventario del 1589. E anche Giorgio Vasari già nella prima stesura delle sue storie a metà 500 parla di questo dipinto noto agli studiosi di più secoli»

da corriere.it

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