La via dei Castelli lungo il Tagliamento

Tagliamento, la via dei castelli

A nord di Udine, lungo il corso del Tagliamento esistono luoghi di una tale bellezza, da invitare il viaggiatore a lasciare le strade più trafficate e a girovagare senza una precisa meta.
Scoprendo, travalicando ad esempio una cresta, l’apparire improvviso di un castello o lo svelarsi di una piccola chiesetta di campagna, forse in apparenza modesta, ma spesso ricca di testimonianze di fede e di arte.
E’ questa un’area di antichi insediamenti che sorsero nella maggior parte tra il XII e il XIV secolo.
Una serena visita di questa’area, non particolarmente estesa, richiede all’incirca un paio di giorni. E questa potrebbe essere anche un’occasione per gustare una cucina che è espressione delle tradizioni del territorio, dei suoi prodotti genuini e della sua gente, nonché per degustare l’ampia varietà di vini prodotti in queste zone.
Infatti molti castelli sono anche aziende vinicole e promuovono manifestazioni del tipo “cantine aperte”.
Usciti dall’autostrada di Udine nord, proseguendo in direzione di Pagnacco si incontra il celebre castello di Colloredo di Montalbano, celebre perché legato alle esperienze raccontate da Ippolito Nievo in “Le confessioni di un italiano”.
Lo sguardo è attratto immediatamente dalla torre dell’orologio, e dalle forme imponenti del complesso, nonostante esso sia stato in parte distrutto dal terremoto del 1976, che ha fatto perdere anche gli splendidi affreschi di Giovanni da Udine, allievo di Raffaello, i quadri e gli arredi di cui oggi rimangono solo malinconiche fotografie.
A pochi chilometri da Colloredo incontriamo il castello di Tricesimo, che nel nome conserva ancora il ricordo dell’antica statio romana posta al trentesimo miglio da Aquileia.
Per conoscere come si viveva nel due-trecento all’interno di questi manieri, sarebbe opportuna una visita al Museo Archeologico Medievale di Attimis; uscendo da questo paesino in direzione di Racchiuso, si lascia la strada principale a Borgo Faris, da dove si sale al castello.
Si tratta di un complesso composto da diversi edifici: la cappella dedicata a Sant’Osvaldo, addossato ad essa il Mastio e infine il palatium, un compatto parallelepipedo, traforato da bifore gotiche.
Tornando sui propri passi, e proseguendo in direzione di Nimis, si continua lungo la suggestiva strada pedemontana, che ripercorre un antico tracciato di collegamento tra Cividale e Gemona.
Torri isolate e tratti di muraglie sono presenti in queste località a ricordare la fitta trama della presenza castellana.
A pochi minuti di macchina da Gemona, si profila la terra di Venzone, racchiusa entro una cerchia di mura elevate verso la metà del duecento.
Un giro intorno al nucleo urbano consente di farsi un’idea delle caratteristiche della cinta muraria che, nel corso dei secoli, ha costituito la sua difesa e il guscio che l’ha delimitata.
Ritornando per un tratto sui propri passi, si giunge velocemente in vista della rupe di Osoppo, che si staglia solitaria presso il greto del fiume.
La conformazione di questo colle, dai versanti scoscesi, e la sua collocazione, a guardia dello sbocco in pianura della vallata, ne hanno fatto una sorta di fortilizio naturale che, di epoca in epoca, gli uomini hanno usato.
Molte genti hanno lasciato qui le loro tracce.
E’ quasi come sfogliare un libro di storia fatto non di carta ma di pietra.
E’ ovvio che i manufatti degli anni più recenti hanno in gran parte sconvolto e cancellato i resti più antichi. Così, quasi nulla rimane del castrum citato da Paolo Diacono, in cui si rinserrarono i Longobardi minacciati dagli Avari.
Potremmo ancora visitare Fagagna, Moruzzo e molti altri luoghi che sorgono tra questi rilievi montani e che accolgono i visitatori con numerosi manieri testimonianza di un passato di frontiera.

Tiziana Bianca da ilreporter.com

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