La Silicon Valley è come Versailles Ville barocche con spa di lusso incorporate, case che ricordano castelli, feste, dolci. E soldi, tanti soldi. Ma anche povertà e disperazione

San Francisco in bicicletta 08La Silicon Valley è come Versailles

Probabilmente a Maria Antonietta la Silicon Valley sarebbe piaciuta. Ville barocche con spa di lusso incorporate, case che ricordano castelli, feste, dolci. E soldi, tanti soldi. Ma anche povertà e disperazione. E se già si è parlato della bolla del mercato immobiliare (una casa nella Valley costa in media 550 mila dollari, mentre per affittare un bilocale ce ne vogliono 2 mila) e del conseguente aumento dei senzatetto in questa parte di California, ora secondo i media americani la zona, scelta come sede dai colossi del tech fin dagli anni ‘70, si starebbe trasformando in una nuova Versailles, che allo sfarzo affianca gli squilibri sociali.

Basta fare un giro negli uffici delle aziende più importanti per rendersene conto. Sul prato davanti al Google Plex (così si chiamano i palazzi di Mountain View) troneggiano cupcake e dolciumi in formato gigante. I pupazzi richiamano i personaggi di Android, il sistema operativo per mobile di Big G, certo. Ma guardandoli è difficile non pensare ai pasticcini della Maria Antonietta di Sofia Coppola. Un tempo era la corte il centro del mondo. Oggi il potere si concentra a Sud della Baia, dove vivono 4 milioni di persone e dove abitano molti degli amministratori delegati più influenti del pianeta. Da Mark Zuckerberg (Facebook), passando per Sergey Brin (Google) fino a Dick Costolo (Twitter) ed Elon Musk (Tesla), i novelli re Sole risiedono qui. Un pugno di uomini che governa i destini di milioni di abitanti/utenti/sudditi.

Per un certo periodo sui prati di Mountain View sono apparse statue bianche che molto ricordano il barocco della reggia di re Sole. Nella sede di DropBox, società di cloud storage, pare che si mangi meglio che nel resto di San Francisco. Poi Airbnb che tra poltrone di pelle e cucine rustiche ha ricreato per i suoi dipendenti l’ambientazione delle case che mette in affitto. E, ancora, la casa di Twitter non sarà appariscente come la Galleria degli Specchi di Versailles ma a Market Street non mancano giardini con finti bambi che richiamano alla memoria le riserve di caccia dei Borboni. Capita pure che qualche casata cada in disgrazia, come nel caso di Zynga. Ma ancora in tutto il mondo si parla dello sfarzo del quartier generale di Mark Pincus che, prima delle crisi, invitava tutti i suoi dipendenti a recarsi in ufficio accompagnati dai propri amici a quattro zampe, in onore del cane simbolo della società. Poi il vento è cambiato e sono partiti i licenziamenti, animali compresi.

Appuntamento dell’autocelebrazione dei nuovi regnanti è il Burning Man, festival di otto giorni, che si tiene ogni settembre nel deserto del Nevada. Per arrivarci, gli A.d. della Silicon organizzano carovane costosissime a suon di camper con l’aria condizionata e comodi letti. Si balla e si canta sotto il sole rovente per ricordare i ragazzi di belle speranze che si era prima di salire al trono. Nel frattempo dall’altra parte della Valle, i lavoratori faticano (sono oltre la metà) ad arrivare a fine mese e gli homeless aumentano ogni anno del 20 per cento. A Palo Alto, dove abita Zuckerberg, è stato proibito dormire in macchina ed è stato chiuso l’accesso alle docce pubbliche. Già, perché i ricchi non vogliono vedere, «se i poveri non hanno il pane che mangino i cupcake». Attenzione, però, avvertono gli storici. Come ogni periodo storico che si rispetti l’era della Valley potrebbe finire. Tra gentrification, ghettizzazione e stratificazione sociale c’è già chi interpreta le proteste contro i Google bus (le navette che portano i dipendenti al lavoro) come una prima scintilla di rivoluzione.

di Marta Serafini da corriere.it

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