Categorie
internet turismo ultime notizie vacanze

La piattaforma Airbnb per le vacanze

Airbnb. Vacanze nel futuro
Il successo della piattaforma dove è possibile affittare appartamenti in tutto il mondo. Il fondatore sulla copertina di Forbes. E quest’anno gli affari potrebbero decuplicare…

di Pier Luigi Pisa

Airbnb_vacanzeBrian Cheskey se la ride sulla copertina dell’ultimo numero di Forbes. Il perché è scritto proprio vicino al suo volto: “Ha guadagnato 250 milioni di dollari trasformando le case in alberghi”. Come ha fatto? Insieme a due soci, Joe Gebbia e Nathan Blecharczyk, ha ideato nel 2007 Airbnb, un sito che abbatte i costi di chi ha intenzione di programmare un viaggio all’estero (o nel proprio paese): la maggior parte degli annunci presenti, infatti, riguarda stanze o appartamenti di privati che offrono ospitalità a pagamento. Dai primi mesi di vita della società (quando ancora si chiamava airbedandbreakfast.com) agli ultimi, straordinari dati del 2012 (lo scorso anno sono state acquistate, sul sito, circa 13 milioni di notti), la sua ascesa è stata costante. Ma ora, giurano gli analisti, è il momento della vera impennata. Le notti vendute potrebbero diventare, nel 2013, 100 milioni e il fatturato di Airbnb raggiungerebbe, a quel punto, il miliardo di dollari annui. Un traguardo che la società di San Francisco intende tagliare anche grazie alla recente apertura di nuove sedi in Europa: Barcellona, Parigi, Milano, Copenaghen e Mosca, che si aggiungono a quelle di Berlino e Francoforte già operative dal 2011.

Airbnb è un’economica alternativa a piattaforme come Booking o Tripadvisor. Sfruttando il collaudato sistema delle “recensioni”, il sito mette a disposizione per ogni città un’ampia scelta di monolocali e appartamenti “verificati”. Lasciando il resoconto del proprio soggiorno, gli utenti contribuiscono infatti a creare e consolidare la reputazione e l’affidabilità dell’inserzionista, riducendo al minimo la possibilità di imbattersi in un annuncio ingannevole. E soprattutto, visto che in molti casi il proprietario condivide con i clienti lo stesso tetto, vengono fornite indicazioni indispensabili per la sicurezza di chi viaggia. Lo scambio di informazioni, in definitiva, da vita non solo a un efficiente market place ma a un vero e proprio social network, dove ogni iscritto ha la propria pagina con tanto di foto profilo e lista degli appartamenti recensiti.

Le attenzioni di Aribnb sono rivolte, ovviamente, anche a chi mette a disposizione la propria casa e, quindi, a chi riceve tra le sue mura dei perfetti sconosciuti. Ai “consigli sulla sicurezza” forniti sul sito, dalla possibilità di aggiungere un “Deposito Cauzionale” nell’annuncio alle spese di pulizia che possono essere automaticamente incluse nel conto, Airbnb aggiunge una “Garanzia Host” che copre – senza alcuna spesa per l’utente – fino a 700mila euro per gli eventuali danni arrecati alla proprietà. Un atto dovuto dopo che l’intero sistema era stato messo in crisi, lo scorso anno, in seguito alla devastazione della casa di una ragazza di San Francisco, EJ, da parte degli ospiti che l’avevano affittata attraverso Airbnb.

La sua storia, finita subito online, ha spinto Chesky & co. a correre in qualche modo ai ripari, offrendo un’assicurazione gratuita ai suoi utenti e, soprattutto, la possibilità di “conoscere” i futuri ospiti – tramite messaggi e Skype – prima di accordare definitivamente la prenotazione. Fino a qualche tempo fa, infatti, chi pubblicava un annuncio poteva conoscere l’identità dei “clienti” e interagire con loro solo nella fase successiva al pagamento, quando i giochi erano ormai fatti. Oggi invece Airbnb invita, anche attraverso video tutorial di cui sono protagonisti i suoi stessi utenti, a fare più di una domanda a chi intende affittare una stanza: “Entreranno in casa vostra, quindi avete il diritto di farle. Chiedetegli, per esempio, la natura del loro viaggio e se porteranno con loro dei bambini”.

Il problema riguardante la sicurezza dei propri utenti non è l’unico con cui Airbnb ha avuto a che fare ultimamente. La crescita della piattaforma rischia infatti di essere limitata dalle autorità locali: a New York per esempio, dove il sito di Cheskey sta facendo una concorrenza spietata alle strutture alberghiere tradizionali, più della metà degli appartamenti disponibili sarebbero, in realtà, “illegali”: una legge del 2011 ne vieta, infatti, l’utilizzo come “hotel transitorio”. E le multe, per i trasgressori, vanno dai mille ai 20mila dollari. Identico discorso vale per la città di Amsterdam, in cui almeno 300 appartamenti sui 3.900 presenti su Airbnb non rispetterebbero le regole previste per chi intende fare della propria abitazione un bed & breakfast. In Olanda, per questo motivo, le autorità starebbero già utilizzando gli annunci del sito californiano per individuare i trasgressori. Nonostante queste difficoltà il sito per trovare alloggi “in 192 paesi nel mondo” continua ad attirare investitori – l’ultimo sarebbe Peter Thiel, fondatore di PayPal – e utenti. Anche grazie a un’ottima app gratuita, Airbnb Mobile, disponibile per iOS e Android.

da repubblica.it

Rispondi