La neve chimica in pianura padana è pericolosa ? Foto

Fiocchi di ‘neve chimica’, l’Arpa avvia le analisi
Freddo e inquinamento: ecco come nasce il fenomeno della neve chimica caduta su tutto il Mantovano e la pianura padana. L’assessore De Togni: l’agenzia deve verificare se ci sono sostanze tossiche. Partono i campionamenti. E torna in funzione la centralina di via Ariosto. E le tabelle sulla qualità dell’aria indicano un aumento delle Polveri sottili fino alle 6 di domani

I campi ricoperti di quella che molti ormai chiamano “neve chimica”
La neve chimica  è tornata ad imbiancare ampie zone del Mantovano e della pianura padana. La bassa temperatura unita all’elevata umidità presente nell’aria ha prodotto i fiocchi bianchi che sono caduti nel Viadanese, nella zona di Roncoferraro, a Virgilio e a Mantova, nella zona più a ridosso del polo chimico. Molte zone presentavano un aspetto tipico da nevicata.
Tutto bene se non fosse che il fenomeno della neve chimica potrebbe essere l’indicatore di una qualità pessima dell’aria. A provocare il fenomeno è la grossa quantità di vapore acqueo emesso dalle industrie che si condensa alle basse temperature; si formano dei cristalli di ghiaccio che agganciano le sostanze sospese nell’aria e le trascinano giù sotto forma di fiocchi di neve.
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Ecco che l’assessore all’ambiente Anna Maria De Togni ha voluto vederci chiaro e si è rivolta all’Arpa: «Ho chiesto – dice – una relazione per spiegare il fenomeno e, soprattutto, di conoscere la composizione di quella neve chimica. Vorrei sapere che tipo di inquinanti sono presenti e si tratta di sostanze pericolose per la nostra salute. Soprattutto perché il livello delle micropolveri continua a restare alto».
QUALITA’ DELL’ARIA Le tabelle ora per ora
L’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente (Arpa) si è messa subito in movimento. Ha diffuso una nota in cui spiega che la neve chimica caduta su ampie zone della pianura padana era «nebbia ghiacciata» e annuncia di stare per predisporre, su sollecitazione degli enti locali, una serie di campionamenti per l’analisi chimica della precipitazione. «Ci auguriamo di avere una quantità sufficiente di neve da esaminare per escludere che vi siano sostanze tossiche» dice il presidente regionale di Arpa, Enzo Lucchini.
Nel comunicato dell’Agenzia viene spiegato che il fenomeno della nebbia ghiacciata «avviene in condizioni di temperature inferiori allo zero concomitanti con la presenza di aria satura di vapore acqueo (umidità relativa del 100%)». Mercoledì, in particolare, nel Mantovano e in molte altre zone della pianura padana le temperature si sono mantenute sotto zero per tutto il giorno, raggiungendo i -4 gradi. «La grande quantità di vapore acqueo che fuoriesce dalle ciminiere del polo industriale di Mantova si assomma a quello emesso dalle torri di raffreddamento dei vari stabilimenti. In generale, la presenza di aerosol in atmosfera, sia di origine naturale che antropica, favorisce la condensazione, quindi il passaggio dal vapore acqueo alla fase liquida o solida».
L’INQUINAMENTO INFLUISCE.  Nevica in Val Padana, ma i fiocchi non provengono dalle nuvole, anzi in alcune zone è addirittura sereno. E’ lo strano e piuttosto raro fenomeno della neve chimica, un processo chimico-fisico che si crea quando due condizioni si verificano contemporaneamente, ossia il grande freddo, come quello di questi giorni al nord, e i livelli di inquinamento.
“La neve chimica – spiega il meteorologo Antonino Sanò – è un fenomeno raro, tipico delle aree industriali padane. Infatti per neve chimica si intende una precipitazioni di fatto nevosa che si origina escusivamente dalla nebbia in condizioni di temperature negative, ed è permessa grazie alla presenza di nuclei di condensazione, ovvero sali e polveri e altre sostanze prodotte dalle attività antropiche, industrali e urbane tipiche delle città  del nord. Negli ultimi giorni il fenomeno ha colpito parte del Piemonte e della Lombardia, e in particolare il Mantovano,  il Novarese, e il Milanese. La neve chimica può produrre anche qualche centimetro di manto ghiacciato. Una conseguenza immediata – spiega l’esperto – è un ulteriore raffreddamento del suolo. Le immagini sia a terra che dal satellite mostrano in effetti una pianura padana imbiancata, con un uniforme e denso banco di nebbia che sembra ricalcare proprio il catino padano”.
Colpa anche, spiega ancora Sanò, di un altro fenomeno: la galaverna: “Una nebbia che, grazie alle temperature negative, in genere sempre inferiori ai 2 gradi sotto lo zero, essendo formata da minuscole goccioline, tende a congelare su tutte le superfici, in particolare risulta ben visibile sulle piante e sulle vegetazione”.
LO SMOG PUO’ CONDIZIONARE IL CLIMA. La neve chimica fatta di vapore acqueo e smog lo dimostra: l’inquinamento atmosferico può condizionare il meteo delle città. Per capire come questo avvenga è partito uno studio tutto italiano, condotto dai ricercatori dell’università di Milano-Bicocca e della società  Ricerca Sistema Energetico (Rse). “Il particolato presente nell’atmosfera non costituisce un problema solo per la qualità dell’aria, ma può influire anche sui processi meteorologici – spiega Guido Pirovano, ricercatore del dipartimento Ambiente e sviluppo sostenibile della Rse – diversi tipi di particelle possono avere effetti diversi sulle radiazioni solari. Alcuni possono avere un effetto assorbente, che determina un riscaldamento dell’atmosfera come fanno i gas serra, altri al contrario possono avere un effetto riflettente. Ma non è tutto qui: molti studi ci dicono che le polveri hanno una notevole influenza sulla formazione e sulla scomparsa delle nubi, che a loro volta possono alterare il percorso dei raggi del sole e dare precipitazioni”
di Sandro Mortari da la gazzettadimantova.it

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