La Mole e la casa davanti

Arriva al Tar la guerra sul “mostro”

Comune contro Soprintendenza pronto il ricorso per la casa davanti alla Mole: «Palazzo Chiablese diede l’ok al progetto, poi fece dietrofront a luglio». Per Palazzo civico «un danno d’immagine ed economico non da poco»

L’Avvocatura del Comune ha tutte le carte pronte. Il ricorso al Tar contro la Soprintendenza partirà a giorni. Argomento: l’annullamento dell’autorizzazione per motivi di tutela architettonica e paesaggistica a costruire il nuovo complesso di via Riberi a pochi metri dalla Mole Antonelliana. Un’area che, secondo l’amministrazione, è stata sottoposta a un vincolo «postumo» che, al momento dell’approvazione della variante in Consiglio comunale, non esisteva. «Ed è stata fatta, evidentemente, in conseguenza dell’intervento, richiesto dal comitato di residenti, del ministro Galan». Si è mossa Roma, e gli uffici torinesi della romana Soprintendenza, secondo Palazzo civico, si sono mossi di conseguenza.

«Peccato che con questa decisione abbiano fatto fare una gran brutta figura al Comune – spiega la direttrice della divisione Urbanistica Paola Virano – che invece aveva agito in piena legittimità e nel più pieno rispetto della collaborazione istituzionale. Quindi la nostra decisione di ricorrere al Tar per dare continuità al progetto nasce da due necessità: quella di restituire dignità a una scelta che si è voluta far bollare per scorretta sino al limite inaccettabile di ricevere una denuncia e quella anche di non buttare via un discreto investimento per cui si è lavorato tanto». Il ragionamento, non fa una grinza, e, più nei dettagli finirà presto sul tavolo del Tar.

La querelle sulla casa «che fa ombra alla Mole» va avanti da oltre un anno, ma l’ultima puntata, che risale al luglio scorso, è stata la più clamorosa e ha di fatto bloccato tutto. In piena estate, dopo le proteste dei comitati di cittadini e i richiami dalla Direzione generale per i Beni Culturali, gli uffici di Palazzo Chiablese fecero marcia indietro sul parere emesso l’anno precedente, che dava il via libera alla variante del piano regolatore.

«Abbiamo ritenuto necessario porre un provvedimento di tutela indiretta sulla zona limitrofa, dopo aver concluso l’approfondimento istruttorio», spiegò allora la Soprintendente ai Beni Architettonici Luisa Papotti. «Siamo andati a fondo nella valutazione del progetto, per garantire al massimo l’interesse pubblico». Stop tassativo all’edificazione a lungo accarezzata dai costruttori privati, che nel 2008 avevano acquistato la piccola area per 2,7 milioni di euro in un’asta pubblica indetta dal Comune. Il tutto grazie al beneplacito di Palazzo Civico, che fece una variante ad hoc. E dire che, come ricorda la direttrice Virano, «la soluzione era stata concordata e ci si era dichiarati disponibili a rivedere il progetto d’intesa con la Soprintendenza a prescindere da un vincolo formale». È un’opportunità per riqualificare la zona, sostenevano i progettisti.

«Speculazione edilizia inaccettabile» ribatteva il comitato «Salviamo la Mole». Poi a luglio lo stop della Soprintendenza contro cui Palazzo civico ha deciso di ricorrere. «Da questo dietrofront abbiamo ricavato un danno d’immagine e finanziario». Già nell’estate scorsa l’assessore all’Urbanistica Ilda Curti fu perentoria: «Siamo esterrefatti che si possa cambiare parere a distanza di un anno. Non abbiamo ancora letto le motivazioni, riprenderemo in mano la vicenda con rapporti più sostanziali. Con il sindaco, penseremo se fare ricorso al Tar, perché da parte nostra c’è sempre stata la massima trasparenza». Curti ha mantenuto la parola ed ecco che la decisione è arrivata.

da lastampa.it

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