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Friuli Veneto

La giunta del Veneto dice si e i comuni di Sappada e Cintomaggiore passano al Friuli

Sappada e Cinto Caomaggiore in Friuli:
la Regione Veneto approva il passaggio

Il consiglio ha ratificato l’esito dei referendum del 2008: per
i bellunesi tempi stretti, ma manca ancora l’ok del parlamento

VENEZIA – «Grazie assessore, grazie davvero». La signora rincorre l’assessore del Pdl Elena Donazzan e le stringe la mano: l’aula ha appena votato il via libera per il passaggio di Sappada dal Veneto al Friuli Venezia Giulia e la delegazione di sappadini arrivati dai monti in laguna con tanto di vestiti folkloristici ha appena finito di esultare.

L’assessore ricambia la stretta di mano, ma scuote la testa: «Guardi che io ho votato contro, mi fa male vedere pezzi di territorio che più per disperazione che per scelta lasciano la nostra terra. E – aggiunge Donazzan alludendo ai colleghi più del Pdl che della Lega – mi spiace che questa maggioranza si stia arrendendo».

Ai tempi di Giancarlo Galan governatore, il Pdl e prima ancora Forza Italia probabilmente non avrebbe neanche calendarizzato l’argomento, il parere sul “trasloco” di due Comuni a una regione contermine, peraltro a statuto speciale, sarebbe stato rinviato, se non bocciato. Come, appunto, è stato fino a ieri, quando a larghissima maggioranza (tutti d’accordo, contraria la sola Donazzan) per il comune bellunese di Sappada che vuole andare sotto Udine e all’unanimità (ma solo perché l’assessore di cui sopra era uscita un attimo dall’aula) per quello veneziano di Cinto Caomaggiore che punta a Pordenone, è stato accordato di andarsene.

Certo, ora spetterà al Parlamento italiano legiferare, ma il parere del Veneto era fondamentale per completare l’istruttoria. Sappada, rispetto a Cinto, è già più avanti: il comune bellunese celebrò il referendum nel marzo 2008, il 95% degli abitanti disse che voleva andare in Friuli e di lì a poco il Friuli diede il benvenuto. La “pratica”, intesa come disegno di legge, è all’esame della comissione Affari costituzionali del Senato, ci sono anche i relatori, uno della Lega e uno del Pd. «Mancava solo il parere della Regione Veneto», dice Riccardo Breusa, portavoce dei sappadini e tra gli organizzatori della missione a Venezia, un pulmann e un bel po’ di auto.

Cinto è più indietro: «Maroni quand’era ministro dell’Interno non ha mai presentato il disegno di legge, ora confidiano nel ministro Cancellieri – dicono Romano Bortolussi, presidente del Comitato Pro Friuli e Gianluca Falcomer – Noi il referendum l’abbiamo fatto nel 2006 e i sì sono stati il 91,5%». Curioso che il ministro leghista prima che il governo Berlusconi cadesse non abbia portato avanti l’istanza di questo paese del Veneto orientale: mentre per Sappada a Palazzo Ferro Fini la mozione è stata ideata da Piertrangelo Pettenò (Sinistra) e l’hanno poi firmata tutti, per Cinto si sono mossi solo Stival e gli altri leghisti. Comunque sia, stupisce il via libera del Pdl. Anche se, va detto, il Pdl in aula al momento del voto brillava più che altro per le assenze: c’erano solo il capogruppo Dario Bond con il vice Piergiorgio Cortelazzo più Remo Sernagiotto, Costantino Toniolo, Giancarlo Conta e Mauro Mainardi. E la Donazzan, che ha votato contro.

«I tempi erano maturi per affrontare la questione – spiega Bond – Sappada ha una sua innegabile specificità. E serve una provocazione utile. Dobbiamo lanciare ai nostri rappresentanti romani un messaggio forte: è in momenti come questi che servono azioni importanti e coraggiose a tutela delle aree più difficili del nostro territorio». Raffaele Grazia, Udc, ha ugualmente votato a favore: «Se 1307 cittadini vanno ad aggregarsi a 9 milioni di italiani più fortunati degli altri, quelli delle regioni a statuto speciale, non credo faccia rabbrividire. Noi potevamo convincerli a restare qui, ma non ci siamo riusciti. Ed è la nostra sconfitta».

da gazzettino.it  
di Alda Vanzan

 

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